Riflessioni

Un luogo di riflessione sulla mediazione dei conflitti

Società e comunicazione

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Viviamo una società ad alto rischio conflittuale. E quando la comunicazione, la capacità di relazionarsi a 360°, si deteriora, si interrompe, il rischio dell’isolamento, del possibile conflitto sociale, è più frequente di quanto si creda. Prendendo spunto da un film del 1975, Prigioniero della Seconda Strada, si affronta il tema del rapporto tra società, comunicazione e conflitto.

La mediazione come attraversamento del conflitto

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L’ attraversamento del conflitto costituisce davvero il solo…

La mediazione familiare e il legame sociale

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La mediazione familiare può essere un importante strumento di recupero, rinnovamento  o rinforzo del legame sociale. E lo ha ampiamente dimostrato negli ultimi trent'anni. Rischia, però, di perdere tale efficacia, anzi di generare un effetto opposto, se diventa un percorso che si è costretti a seguire. La previsione della sua obbligatorietà, infatti, può dare luogo ad un conflitto tra lo Stato, che impone la mediazione per costringere i genitori in lite a risolvere il loro conflitto, accordandosi, e costoro, che possono non gradire tale costrizione. Infatti, è improbabile che si possa sentire la vicinanza e la solidarietà di uno Stato che, implicitamente ma sostanzialmente, dichiara guerra al nostro conflitto e al nostro essere in conflitto.

La mediazione familiare e le ochette

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«Mia moglie è una persona veramente immatura. L’altro giorno, per esempio, mentre mi facevo il bagno, è entrata e, senza motivo, mi ha affondato tutte le ochette! (W.Allen)»

Quante volte, in un conflitto interpersonale, non ci accorgiamo che l’altro è immaturo grosso modo quanto lo siamo noi e che la sua condotta irrazionale è speculare alla nostra?

Tra i compiti del mediatore familiare, però, non rientrano di sicuro il far sentir gli attori del conflitto giudicati come immaturi, né il dare a loro l’impressione di sottovalutarne e sminuire i vissuti. Gli tocca, invece, ricordare che anche le "ochette" possono non essere solo delle "ochette".

Il prezzo del conflitto: il mediatore familiare e “l’ostinazione” delle parti

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Può essere forte la tentazione del mediatore familiare di indurre i coniugi in conflitto a considerare l'entità del prezzo che quel conflitto ha per loro e per i figli. A volte, i loro tentativi di giustificare l'ostilità e la mancata collaborazione, la reciproca delegittimazione, richiamandosi a questioni di principio, a valori, a criteri di senso comune, può apparire strumentale e, in fondo, bizzarra. Ma i genitori in conflitto non sono i soli a pensare e ad agire in termini che paiono irrazionali agli occhi altrui. La dinamica del conflitto, con i suoi tentativi dei protagonisti di giustificare le proprie azioni dannose, ci riguarda un po' tutti. Né, d'altra parte, succede soltanto ai genitori in conflitto di anteporre le loro dinamiche conflittuali al benessere delle persone di cui devono prendersi cura. Quali sono allora "i margini di manovra" del mediatore familiare? Nel ragionarci su, forse, sarebbe opportuno ricordare quanto scriveva John Locke:

«Faremmo bene (…) a non trattar subito gli altri da ostinati e perversi solo per il fatto che non rinunciano alle loro opinioni per accettare le nostre, o almeno quelle che vorremmo imporre loro, quando è più che probabile che noi ci comportiamo non meno ostinatamente nel non accettare alcune delle loro».

La “modestia” del mediatore e la sua formazione

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Perché si dovrebbero tirare in ballo la modestia del mediatore…

Radio Veronica One intervista Me.Dia.Re.

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Ai microfoni di Radio Veronica One A. Quattrocolo e M. D'Alessandro…

Il mediatore e lo specchio emotivo

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Il mediatore dei conflitti, sia esso un mediatore familiare,…

La mediazione familiare va sospesa nei casi di violenza psicologica

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La violenza psicologica nelle relazioni di coppia La violenza…

Gran brutta malattia, il razzismo, più che altro strana...

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"Gran brutta malattia, il razzismo, più che altro strana: colpisce i bianchi ma fa fuori i neri".

Proponiamo alcune riflessioni sul tema della mediazione dei conflitti rispetto alle situazioni in cui alla base del conflitto vi siano il pregiudizio e l'odio razzista. Lo spunto è fornito dal primo caso che venne gestito in uno dei nostri Servizi gratuiti di Ascolto e Mediazione, quasi vent'anni fa.

La mediazione familiare e la violenza

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Mentre prosegue e si estende il dibattito sul DL Pillon, che, fra gli altri aspetti controversi, contempla anche il tema della mediazione familiare, configurandola come obbligatoria, proponiamo qualche accenno di riflessione sulla assai problematica questione di tale strumento di gestione del conflitto nei casi di violenza. Infatti, la Convenzione di Istanbul che l'Italia ha recepito nel proprio ordinamento, doverosamente vieta l'intervento di mediazione familiare nei casi di violenza. Sta, dunque, ai mediatori familiari preoccuparsi di ciò, non solo per non violare quel divieto, ma ancor prima per evitare di farsi involontariamente complici della violenza in corso.

Il superamento della preoccupazione di persuadere il mediatore della validità delle proprie ragioni

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Liberare le persone in conflitto, nella relazione con il mediatore, dalla preoccupazione secondo cui “dimostrare che ho ragione significherebbe ammettere che potrei avere torto” (Beaumarchais), attenuare l’ansia di riuscire ad essere persuasive nei suoi confronti circa la correttezza e appropriatezza dei propri pensieri, sentimenti e comportamenti sviluppati nel conflitto: sono queste alcune delle prerogative che offre il percorso di mediazione, in virtù della sua irrinunciabile natura a-valutativa.

La mediazione e l’Alterità

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Secondo Emmanuel Lévinas, si è sempre assistito al tentativo di ricondurre l’alterità dell’Altro, del Diverso ad una Totalità unitaria, che, nel tentativo di racchiudere il molteplice, ne avrebbe provocato una neutralizzazione. 

Secondo un certo modello di mediazione, tale strumento è proposto e gestito non come spazio in cui stimolare le persone dialogare, se tale non è la loro intenzione, ma come occasione di confronto. Cioè come possibilità di esprimere, in un confronto, posizioni, punti di vista, idee, bisogni, esigenze, aspettative, emozioni e sentimenti differenti, spesso in contrasto. L'idea di fondo, si potrebbe dire, è che il dialogo, potrebbe avere più probabilità di affermarsi realmente e sinceramente, e non in termini retorici, allorché il mediatore, con la sua attività di ascolto, con la sua comunicazione, invece di negarla o neutralizzarla, riconosce l'Alterità. 

La mediazione familiare non fa il processo ai genitori in conflitto

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Mentre si discute di un disegno di legge riguardante anche la mediazione familiare, ricordiamo che la mediazione familiare, fondamentalmente, sorge per proteggere i figli dagli effetti più distruttivi del conflitto tra i loro genitori, specificando, però, che ciò non comporta che tale intervento si declini o sia proposto come una lotta contro il conflitto della coppia genitoriale. I genitori, pertanto, nella pratica della mediazione non andrebbero messi sotto accusa né sotto giudizio per il solo fatto di essere in conflitto.

Perché “Ascolto e Mediazione” e non soltanto “Mediazione”?

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Un certo di modo di pensare, praticare e proporre la mediazione prevede di definire tale percorso di Ascolto e Mediazione e non soltanto di mediazione. Ne accenniamo il perché in questo post della rubrica #riflessionimediare

Il mediatore sullo sfondo

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Il mediatore non è un protagonista. Infatti, incontra altri esseri umani e condivide con questi la scena dell'incontro, ma deve tendere a mettersi da parte, a restare il più possibile sullo sfondo. Quello sfondo sul quale emergono le figure dei soggetti il cui conflitto è chiamato a mediare: i medianti

Il fine della mediazione non è prestabilito dal mediatore

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Mentre in Parlamento si discute un disegno di legge teso ad introdurre l'obbligo di seguire un percorso di mediazione familiare per le coppie in fase di separazione, sulla base di una quasi ventennale esperienza pratica, proponiamo qualche riflessione su natura e obiettivi del percorso mediativo, secondo un particolare approccio che ambisce a rispettare massimamente la libertà degli attori del conflitto.

La libertà e la mediazione

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 La libertà degli attori del conflitto è alla base di un particolare modo di intendere e praticare la mediazione nei diversi ambiti (familiare, penale, sanitario, aziendale, sociale…)

Obiettivi della mediazione e speranze del mediatore

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Sulla rubrica #riflessionimediare si ragiona sul rapporto tra le eventuali speranze del mediatore sull’esito del percorso e gli obiettivi della mediazione.

La mediazione come gestione non giudicante del confronto

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Sulla rubrica #riflessionimediare continua il discorso iniziato con il post del 2 agosto su dialogo-confronto-mediazione (http://www.me-dia-re.it/la-mediazione-ascolto-confronto/). Nel post di oggi post ci si sofferma sul legame tra il carattere a-valutativo della mediazione e il suo essere una pratica intesa a consentire un confronto tra i confliggenti, ma non ad indurli o a stimolarli al dialogo

La mediazione come ascolto e confronto

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Un dialogo fra parti contrapposte indica il tentativo di persone disposte a ragionare con l’intento di raggiungere una verità o un’opinione condivisa. Se su questa premessa si fondasse l'attività di mediazione, sarebbe assai poco frequente il suo dispiegarsi, poiché raramente in caso di conflitto vi è una tale attitudine al dialogo tra le persone che ne sono protagoniste. Ma se, invece che un'occasione di dialogo, si propone un'opportunità di confronto, allora le opportunità di ricorso alla mediazione aumentano sensibilmente.

La mediazione ridà fiducia nella parola

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Perché ci si dovrebbe rivolgere ad un mediatore quando si è coinvolti in un conflitto che ha raggiunto rilevanti livelli di escalation, anche in termini di incomunicabilità? Perché mediare quando si è convinti che parlare non serve più a niente?

Tra le varie ragioni vi è anche quella di essere, in primo luogo ascoltati, ascoltati davvero, e ciò ridà fiducia nello strumento della parola. C’è qualcuno che comprende quel che diciamo e quel che cerchiamo di dire. E quel qualcuno può aiutarci a comunicare con coloro con cui siamo in conflitto.

La mediazione come contenimento del timore di essere giudicati negativamente per il solo fatto di essere in conflitto

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Quando siamo in conflitto, molto spesso, rappresentiamo noi stessi come coloro che non hanno scelto di confliggere, ma che vi sono stati costretti dalle circostanze o dalla condotta della controparte.

Se siamo in lite, ci diciamo e diciamo agli altri, è perché siamo stati forzati a reagire ad un’aggressione di qualche tipo o ad un’altra ingiustizia.

Nella mediazione si ascoltano le persone non (solo) le parti del conflitto

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Una mediazione è in primo luogo una condizione di ascolto, dove…
conflitto

La prima vittima del conflitto è la verità

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Se la prima vittima del conflitto, in conseguenza della morte del confronto, è la verità, la mediazione, resuscitando il confronto, può consentire alle parti di dialogare e, così, lasciare che essi (ri)trovino la verità.

Utilità della mediazione

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Qual è l’utilità di una mediazione quando si è al centro di un doloroso, angoscioso, sfibrante, amaro conflitto? 

Il riconoscimento delle emozioni in mediazione

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Pur essendo esperienza comune che, quando si litiga, le emozioni…
mediazione in materia sanitaria

Casi pratici di mediazione in materia sanitaria.

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Estratto dell’intervento del Prof. A. Quattrocolo al Convegno…

La mediazione dei conflitti in pillole

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La mediazione dei conflitti in pillole. Spunti teorici e metodologici. In…

La mediazione come spazio di confronto

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Qual è l'obiettivo della mediazione dei conflitti? Spingere forzatamente le parti contrapposte a riaprire un dialogo? Favorire il confronto tra punti di vista divergenti? Esiste il rischio che una delle due parti utilizzi lo spazio della mediazione per perseguire scopi particolari? Nell'articolo, M. D'Alessandro, filosofo e mediatore, esamina alcuni presupposti filosofici che stanno alla base di un certo modo di intendere la mediazione dei conflitti e definiscono quello che in letteratura è noto come modello umanistico-trasformativo.

Ascolto e Mediazione Penale

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Intervista a Monica Cristina Gallo, Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Torino e Mediatrice dei conflitti familiari e penali. Nell'intervista, a cura di M.D'Alessandro, M. Gallo affronta il tema della mediazione penale in carcere, uno strumento ad oggi ancora poco utilizzato in Italia.

giustizia riparativa

La giustizia riparativa. Una percorso innovativo, per restituire centralità alla vittima

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La Giustizia Riparativa, invece, distinguendosi nettamente dai modelli della Giustizia Retributiva e Riabilitativa, che normalmente prevalgono nei vari ordinamenti – compreso quello italiano - consiste di percorsi che consentono alla vittima di recuperare una posizione di centralità nel procedimento penale e al reo di accettare la responsabilità delle proprie azioni, così sanando la lesione al tessuto sociale che la commissione del reato di fatto ha determinato. 

Mediazione tra dialogo e confronto

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Se il dialogo presuppone un concetto di verità, il confronto prevede, invece, che ci sia il reciproco presentarsi di due punti di vista a cui viene offerta la possibilità sia di un incontro sia di uno scontro, sia di una convergenza sia di una divergenza. Il fine del dialogo in generale è  trovare un’intesa o percorrere una strada concettuale che abbia come fine la scoperta della verità. 

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La mediazione dei conflitti in pillole

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“L’effetto di una mediazione consiste nell’arrivare a “sentire l’altro”, a comprendere empaticamente la sua verità”. A. Quattrocolo

Ermeneutica e alterità dell'Altro di Maurizio D’Alessandro

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L'ermeneutica come teoria dell'interpretazione si è imposta nel Novecento come uno degli indirizzi teorici più importanti, ma l'interpretazione non va pensata come esercizio teorico astratto perché essa è, come afferma Hans-Georg Gadamer, "già sempre in applicazione" come mediazione tra un universale e un singolo caso particolare. L'ermeneutica fornisce, dunque, degli spunti alla riflessione etica e, a partire dalla riflessione di Emmanuel Lévinas, sull'impossibilità di “ridurre l’Altro, il Diverso al noto e all’identico” si analizzerà l’incontro con il diverso da sé.

SOS CRISI Solitudine

SOS CRISI e la solitudine.

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La solitudine, come isolamento emotivo e non come mancanza di compagnia, è uno delle condizioni più riscontrate tra le persone che hanno maggiormente patito le conseguenze della Crisi economica. Il Servizio gratuito SOS CRISI, fin dal principio, si sviluppato come risposta a tale solitudine.

sos crisi

SOS CRISI: per chi e perché?

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SOS CRISI è un servizio gratuito di Ascolto e Sostegno psicologico e psicosociale, dell'Associazione Me.Dia.Re. che tenta di offrire una risposta ad un aspetto importante e spesso sottovalutato della Crisi economica: le ricadute nella sfera più intima, psicologica e relazionale delle persone e delle famiglie.

ascolto sostegno vittime reato

Ascolto e sostegno per le vittime di reato

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Tra i servizi gratuiti offerti dall'Associazione No profit Me.Dia.Re. da oltre dodici anni ve n'è uno rivolto alle vittime di reato e a coloro che sono ad esse affettivamente legate.

mediazione in pratica

La mediazione in pratica

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Ogni incontro di mediazione - come ogni autentico incontro compiuto nel quotidiano con qualsiasi individuo - mette in gioco anche il mediatore, ne scardina il personale puzzle con cui compone il proprio mondo, e lo modifica, aumentandone la complessità. Mettere la mediazione in pratica vuole dire avventurarsi anche un po’ dentro di sé.

mediazione empatia

La mediazione e l’empatia

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Può il sistema giudiziario dare risposte ad interrogativi sul senso di una lite? Può dare riscontri, accoglienza e risposta sul valore che i rapporti hanno avuto e/o conservano tra le parti? Il sistema giudiziario non è pensato per contenere ed elaborare alcuni aspetti della vicenda sottoposta al giudizio. In ragione di ciò, si può cogliere l’importanza di un ascolto empatico da parte del mediatore, che, accompagna il superamento della bidimensionalità in cui i due soggetti coinvolti si sono reciprocamente appiattiti.

L’ascolto empatico: un ingrediente irrinunciabile dei percorsi di mediazione dei conflitti

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Il conflitto molto spesso sorge dalla sensazione di non essere riconosciuti e, comunque, con la sua progressione induce i suoi attori a riconoscersi sempre meno, spingendoli a sviluppare rappresentazioni reciproche monodimensionali, spesso spregiative, all'insegna della spersonalizzazione e finanche della de-umanizzazione, con ciò impedendo ogni possibilità di ascolto reciproco e svuotando lo strumento della parola di ogni possibilità espressiva autentica e profonda.

Quando i mediatori riescono a far sentire gli attori del conflitto riconosciuti nella loro tridimensionalità, come esseri umani, allora riducono di molto il vuoto, l’isolamento, che tante volte il conflitto crea negli individui, nelle famiglie, nei gruppi, nelle comunità e nelle organizzazioni