La mediazione familiare e le ochette

Mia moglie è una persona veramente immatura. L’altro giorno, per esempio, mentre mi facevo il bagno, è entrata e, senza motivo, mi ha affondato tutte le ochette! (W. Allen)

Citiamo questa battuta di Woody Allen a proposito del conflitto e della sua gestione, perché evidenzia come spesso nelle relazioni conflittuali, gli atteggiamenti dei protagonisti siano sostanzialmente simmetrici. In altre parole, quando siamo coinvolti in un conflitto capita che rileviamo nella condotta dell’altro evidenti segni di irrazionalità (affonda le nostre ochette senza apparente giustificazione), senza avvederci che le sue azioni non sono meno razionali delle nostre (non è esattamente sinonimo di comportamento adulto, giocare nella vasca da bagno con delle ochette finte).

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L’inconsapevole specularità degli atteggiamenti conflittuali

La battuta di Woody Allen, poi, ha una particolarità perché rimanda non al conflitto in generale, ma a quello interno alla relazione coniugale. Nella vita di tutti i giorni, come nella gestione professionale dei percorsi di mediazione familiare, capita, in effetti, di imbattersi nella dinamica delle ochette. Anzi, forse, proprio nel conflitto di coppia è più immediato rilevare come sovente capiti che rimproveriamo all’altro qualcosa di molto simile a ciò che facciamo anche noi. E, in quel contesto relazionale, è ancor più frequente che noi non si sia assolutamente disposti a rendercene conto. Anzi, quando il nostro conflitto di coppia si è fatto profondo e lacerante, al punto che la fiducia e la stima sono ormai uno sbiadito e perfino un po’ scomodo e sgradevole ricordo, “l’aggressione” dell’altro alle nostre ochette, ci risulta intollerabilmente lesivo. In tali situazioni consideriamo la condotta altrui, in realtà, non così diversa dalla nostra, come rivelatrice della presenza nell’altro di un difetto caratteriale, di una tara morale, di una inadeguatezza psicologica, ecc. E non c’è posto nella nostra mente per ospitare il pensiero che l’affondamento delle nostre ochette non è, in realtà, così gratuito.

Il mediatore familiare e il valore soggettivo delle “occhette”.

La mediazione familiare ha spesso a che fare con dinamiche conflittuali in cui i membri della coppia mettono in gioco aspetti dolorosi e pesantissimi, ma che, a prima vista, sembrano essere soltanto delle ochette, ancora galleggianti o già affondate, in una vasca da bagno. Qualcosa di non tanto dissimile, talora, si verifica anche nella gestione di conflitti collocati in altri ambiti relazionali. Si pensi, a titolo meramente esemplificativo, a quelli tra vicini di casa, tra colleghi di lavoro, come anche quelli in ambito sanitario.

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Tra i compiti del mediatore familiare, come del mediatore dei conflitti negli altri contesti, incluso quello della mediazione penale, non rientra il far sentir gli attori del conflitto giudicati come immaturi per il solo fatto di essere in conflitto – cioè di prendersela appunto per quattro stupide ochette finte (abbiamo sviluppato questo aspetto in diversi post della rubrica Riflessioni, tra i quali La mediazione come contenimento del timore di essere giudicati negativamente per il solo fatto di essere in conflitto ). Né rientra tra le sue mansioni il dare ad essi l’impressione di sottovalutare e sminuire i loro vissuti (se n’è parlato anche qui).

Quindi, è importante che il mediatore sappia che anche le ochette possono non essere solo delle ochette.

Alberto Quattrocolo

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