(in)giustizia nazionalrazzista

(in)giustizia nazionalrazzista

Il carattere iniquo della (in)giustizia nazionalrazzista

Il nazionalrazzismo – termine che ho proposto per descrivere quelle organizzazioni, politiche e non, e quei soggetti che teorizzano l’esistenza di un razza italiana che sostanzia ed esaurisce la nazione italiana e a cui ho dedicato diversi post[1] – da tempo svolge un’assidua comunicazione finalizzata a promuovere una particolare visione della giustizia, cioè una (in)giustizia nazionalrazzista.

Al cuore di questa (in)giustizia nazionalrazzista vi è la colpevolizzazione di tutti gli immigrati per le colpe (vere o presunte), cioè i reati e altri comportamenti devianti, commesse da alcuni. Si tratta di uno schema che, a chiunque sia applicato, rappresenta la quintessenza dell’ingiustizia.

Da sempre, infatti, una delle forme archetipiche e più detestabili di ingiustizia consiste nel punire anche l’incolpevole per le colpe commesse dal reo.

Tale ingiustizia è ancora più intollerabile quando sono tanti, tutti, i membri di un gruppo ad essere puniti per le colpe di una minoranza di esso (fosse pura una minoranza numerosa). Si tratta, nientemeno, della logica sottesa alla rappresaglia.

Perciò, nel titolo e nel resto del testo, si potrebbero tranquillamente liberare le lettere “in” dalle parentesi e attaccarle senza problemi alle parola “giustizia”.

Quale ulteriore aggravante del carattere ingiusto di tale propaganda, che il movimento nazionalrazzista persegue nei vari Paesi in cui si manifesta con prepotenza, vi è un altro aspetto: negare la realtà e soppiantarla con la mistificazione, attraverso una campagna incessante, fino a far sì che la bugia diventi una verità oggettiva nella percezione collettiva.

Infatti, consapevole della manifesta iniquità insita nella colpevolizzazione di persone innocenti, il nazionalrazzismo cerca di far crede che, in realtà, a tutti gli immigrati siano imputabili delle colpe effettive o potenziali.

I fini della campagna sulla (in)giustizia nazionalrazzista

Analogamente a quanto proposto nel post su (il)legalità nazionalrazzista e in quelli sull’antibuonismo nazionalrazzista, mi permetto di rilevare che tale campagna, declinata in molteplici contesti e con i più diversi mezzi (dai social, alle manifestazioni di piazza, agli articoli sulla stampa, ecc.), la (in)giustizia nazionalrazzista persegue in definitiva un triplice fine.

  • Demonizzare i migranti, si tratti dei cosiddetti migranti economici o di richiedenti protezione internazionale e rifugiati, tale fine è perseguito con una doppia operazione:
    • la costante divulgazione sui social e su altri mezzi di “fatti” proposti per confermare gli stereotipi negativi verso i migranti;
    • la negazione di altre possibilità di interpretazione degli stessi fatti e il rifiuto o l’oscuramento di altre notizie astrattamente capaci di erodere la montagna di preconcetti e pregiudizi nutriti nei loro confronti.
  • Screditare, fino a delegittimarli, i soggetti, gli enti e le organizzazioni pubbliche e private che sono favorevoli alle attuali (o a più accentuate) politiche di accoglienza e inclusione (“i buonisti”, secondo la ricorrente definizione nazionalrazzista).
  • Accreditarsi come unica barriera contro una marea montante di ingiustizie e illegalità.

In sostanza, il fine ultimo della campagna sulla (in)giustizia nazionalrazzista, mi pare che sia quello di procurare una gran massa di consensi e di tradurla in voti in occasione delle prossime consultazioni elettorali – le elezioni regionali in Sicilia e quelle nazionali del 2018 – nonché di quelle successive a queste. La visione, direi, perciò, è di lungo periodo.

 

Qual è l’essenza dell’(in)giustizia nazionalrazzista? “Fermare l’invasione” e difendere la “razza italiana”

L’idea di fondo che il nazionalrazzismo cerca di veicolare, anzi di diffondere, è che la razza italiana è trattata ingiustamente. Attenzione: non i cittadini italiani, ma la razza italiana.

Infatti, non rientrano in questa “razza” i cittadini italiani di origine straniera. Questi sono considerati dal nazionalrazzismo come facenti parte di un piano criminoso per portare africani ed asiatici a soppiantare gli italiani (e, su scala europea, a soppiantare gli europei, mentre, oltreoceano, destinati ad essere sostituiti sarebbero i bianchi, preferibilmente, anglosassoni).

Si possono ricordare a questo proposito le affermazioni di Matteo Salvini, relative al piano della presidente della Camera dei Deputati per “la grande invasione”. La posizione del segretario leghista, in realtà, non è espressione di un’idea nuovissima, visto che questa teoria fu proposta già diversi anni fa da altri “pensatori”[2].

L’elemento di novità nelle “teorie sostitutive” proposte oggi in Italia consiste, dunque, esclusivamente nel fatto che tali idee trovino non solo ospitalità nel dibattito politico nostrano,  ma anche una concreta attuazione.

Un esempio per tutti è quello degli scontri tra militanti nazionalrazzisti e polizia per impedire la presa di possesso di una casa popolare assegnata ad una famiglia la cui coppia genitoriale è composta da un italiano e un’eritrea.

 

(in)giustizia nazionalrazzista dal punto di vista sociale

In un post su Facebook il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, ha affermato:

«Il modo in cui il sindaco di Roma Virginia Raggi e la Questura capitolina sta affrontando una vera emergenza sociale equivale a soffiare sul fuoco per trasformare la protesta civile e silenziosa in protesta violenta. Forza Nuova si fa carico delle doglianze dei romani costretti a vedere i propri quartieri in stato d’assedio e famiglie sfrattate portate via e messe in mezzo alla strada. Forza Nuova chiede l’immediata liberazione dei patrioti italiani colpevoli solo di aver reagito ad una vergognosa azione antipopolare»

L’idea di (in)giustizia nazionalrazzista dal punto di vista sociale è efficacemente espressa dalle parole di Fiore: gli italiani vengono sfrattati per lasciare spazio allo straniero, dunque, per ristabilire la giustizia, o meglio per dare corso ad una (in)giustizia nazionalrazzista, i patrioti italiani devono impedire l’esecuzione di un provvedimento amministrativo applicativo di una legge.

Anzi, per boicottare l’applicazione della legge, avrebbero addirittura il diritto-dovere di attaccare le forze dell’ordine, colpevoli di garantire l’esecuzione di “una vergognosa azione antipopolare”.

 

La lotta senza quartiere nei quartieri delle nostre città svolta dalla (in)giustizia nazionalrazzista 

A parte il linguaggio e le condotte dispiegate, che sono indiscutibilmente da camicie nere, da fascismo squadrista (violento) della prima ora, è assai significativo il fatto che la lettura e la risposta data alla situazione citata da questi nazionalrazzisti siano di questo tipo: si vuole far lasciare l’abitazione ad una famiglia “tutta italiana”, che da tempo è morosa rispetto al pagamento del canone, solo per impedire che tale appartamento di edilizia residenziale pubblica sia attribuito ad un’altra famiglia di non proprio pura razza italiana.

Non è la sorte del primo nucleo famigliare che interessa ai nazionalrazzisti, ma il fatto che subentrino degli italiani non puri. I quali, però, legalmente ne hanno diritto, versando in analoghe o peggiori condizioni di disagio[3].

A riprova della latitante sensibilità sociale di questa forma di (in)giustizia nazionalrazzista vi sono due banali considerazioni:

  • le organizzazioni nazionalarazziste quando una famiglia italiana è sfrattata a favore di altri italiani si astengono da analoghe iniziative patriottiche 
  • invece di lasciare sfrattare quella famiglia italiana per morosità, non hanno pensato di aiutarla economicamente a saldare il debito, pagandoglielo di tasca loro o con una sottoscrizione.

Quest’ultima sembra una provocazione? La sciocchezza proposta da un buonista irrecuperabile?

Be’, è vera la prima affermazione e lascio giudicare gli altri sulla seconda. Faccio presente, però, che la realtà supera la fantasia anche dei più inguaribili buonisti: è successo qualcosa di simile, infatti, ad Orbassano, come racconta il Quotidiano di Torino Sud.

 

Il patriottismo sociale “strabico” e la discutibile sensibilità sociale della (in)giustizia nazionalrazzista

In realtà, più che la giustizia sociale, quella che interessa al nazionalrazzismo è la realizzazione di una lotta senza quartiere nei quartieri delle nostre città. Gli preme solo arrivare a stabilire un’ingiustizia nazionalrazzista.

Infatti, assumiamo pure un punto di vista patriottico: se essere patrioti vuol dire difendere gli italiani in condizioni di povertà e disagio, allora cosa dire degli italiani che fanno danni ad altri italiani, aumentandone rovinosamente le difficoltà, i disagi e le sofferenze?

Prendiamo qualche recente esempio di truffe, limitandoci a quelle ai danni dell’INPS:

  • quanto costano a ciascuno di noi fatti come la truffa all’INPS realizzata da 370 italiani, che incassavano l’assegno sociale, fingendosi poveri, mentre erano residenti all’estero? In tal caso il costo è di 10 milioni di Euro. Sai quanti affitti si possono pagare agli enti di edilizia popolare con quei 10 milioni?
  • Altre due recenti truffe all’INPS sono stata scoperte in Calabria, rispettivamente in provincia di Cosenza (a Castrovillari), con 324 false assunzioni e un danno di 880.000 Euro, e a Corigliano Calabro, grazie all’invenzione di 335 falsi braccianti, scherzetto costato ai contribuenti onesti altri 800.000 Euro. Ci si costruirebbero un bel po’ di casette per le famiglie italiane con quei soldi. Ma anche per delle famiglie straniere e perfino marziane – contando anche i 2 milioni di un’altra truffa a Palermo, relativa a false invalidità e false malattie -, se truffe simili non fossero compiute dai nostri connazionali.

Se, poi, spostiamo lo sguardo alle truffe proprio sul tema della casa, come si spiega che coloro che si definiscono patriottici non contestano, con una protesta civile e silenziosa, come dice il leader di Forza Nuova, i 120 italiani di pura razza che avrebbero trasferito la loro residenza da Roma ad Amatrice, per incassare i contributi previsti per i residenti nelle zone terremotate (anche 900 Euro al mese)?

Oppure: perché non manifestano solidarietà ad Angelo Cambiano, l’ex-sindaco di Licata (Ag), che vive sotto scorta perché minacciato più volte per il suo impegno contro l’abusivismo edilizio (tra le intimidazioni patite vi è stato l’incendio di due case di famiglia), che è stato sfiduciato dal consiglio comunale proprio perché intenzionato a far eseguire le sentenze di abbattimento delle costruzioni abusive?

Ancora: perché non si adoperano a Napoli per sollecitare, civilmente, il pagamento delle multe e degli affitti, visto che il Comune non riesce a riscuotere tale somme di denaro per mezzo miliardo di Euro (pari al 50% dell’importo complessivo)?

 

(in)giustizia nazionalrazzista e capri espiatori

Come mai mentre recitano gli slogan della (in)giustizia nazionalrazzista sulla concorrenza sleale degli immigrati nel lavoro, Fiore e altri non si indignano per il fatto che, in realtà, anche qui sono gli italiani quelli che fregano altri italiani?

Un esempio? I concorsi all’Università di Firenze.

In realtà, l’idea di giustizia che il nazionalrazzismo vuole affermare, come scritto in apertura di questo post, è di semplicissima descrizione: è un’ingiustizia.

Un’ingiustizia, poiché sostanzialmente individua nell’immigrazione la fonte di tutti i mali e cerca di proiettare sui migranti la frustrazione, la rabbia, l’angoscia e la desolazione degli italiani, affinché questi abbiano qualcuno di concretamente tangibile da odiare e a cui far pagare anche le loro colpe.

Infatti, il nazionalrazzismo non si limita a svolgere una campagna di criminalizzazione degli immigrati, sfruttando e amplificando i fatti di cronaca relativi a reati commessi da stranieri (aspetto già visto nei post sulla strumentalizzazione degli stupri e sull’illegalità nazionalrazzista).

Affianca quella costante denigrazione ad un martellamento insistente sulle fasce sociali più colpite dal disagio generato dalla Crisi (quindi sia quelli già prima sofferenti che le la media borghesia impoverita, ma  mirando soprattutto ai vecchi e ai nuovi poveri), per convincerle che responsabili della loro sofferenza sono:

a) gli immigrati 

b) le pubbliche amministrazioni nazionali, regionali e locali che, secondo la propaganda nazionalrazzista, privilegiano gli stranieri sul piano dell’assistenza sociale e sanitaria.

Il messaggio ripetutamente inviato è che sono gli italiani ad essere discriminati dall’ente pubblico a favore degli stranieri.

Il nazionalrazzismo dice che i migranti costano una montagna di soldi,  che vengono perciò sottratti agli italiani. In tal modo spera che quelli, tra costoro, che si sentono poco supportati dallo Stato (una grandissima percentuale di italiani) siano inclini ad avvertire gli immigrati come parassiti.

Gli immigrati costerebbero allo Stato 4,6 miliardi, secondo quanto riporta Il Giornale: un bel po’ di quattrini, certamente, ma l’evasione fiscale ce ne costa 111, cioè 24 volte di più!

Ciononostante il messaggio nazionalrazzista funziona. A dispetto di quanto sia ingenuo pensare che i problemi dell’occupazione, dei tagli ai servizi, ecc., siano attribuibili all’emigrazione, visto che sono, invece, senza dubbio, ascrivibili all’evasione fiscale.

Forse perché da sempre gli esseri umani hanno bisogno di capri espiatori e hanno bisogno di crederli realmente colpevoli.

Ad esempio, il fatto che i reati in Italia siano calo da anni (pur essendo sempre, comunque, troppi), mentre l’immigrazione è costantemente cresciuta, non porta una parte degli italiani a concludere che l’affermazione per la quale l’immigrazione è sinonimo di delinquenza è una mistificazione.

Anzi, quel messaggio viene acriticamente accettato da un numero crescente di italiani. E l’immigrato è sempre di più sentito come un nemico. Un nemico insinuatosi slealmente entro le pareti domestiche. Un nemico da scacciare spietatamente.

 

Alberto Quattrocolo

 

[1] Gli altri post sul tema o ad esso implicitamente correlati sono: Obiettivi dell’antibuonismo nazionalrazzistaAntibuonismo nazionalrazzista, (il)legalità nazionalrazzista, La strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri, La doppia morale nazionalrazzista, Dove eravamo, Propaganda nazionalrazzista e Welfare, Il nazionalrazzismo come politica del conflitto (razziale), Nazionalrazzismo e socialrazzismo

[2] Ad esempio, Renaud Camus, nel 2001, con La grande sostituzione (Le grand remplacement) sosteneva che in breve i francesi di “pura razza” e la loro cultura sarebbero stati sostituiti dagli immigrati (e dai loro figli), individuandone i segnali in un decadimento della lingua francese, correlata ad un minor consumo dei testi classici: anche a voler prendere sul serio Renaud, ci sarebbero non poche obiezioni sulla valenza probatoria dei suoi argomenti. Su L’Espresso del 1° ottobre di quest’anno (“Non è lo straniero che uccide la cultura”), lo psicoanalista Luigi Zoja, che cita proprio le idee di Renaud, evidenzia anche la loro palese infondatezza. In quell’articolo Zoja cita anche Samuel Huntington. Costui già nel ‘96 aveva presentato le sue “teorie” anti-islamiche, in Lo scontro di civiltà, poi nel 2004 era tornato alla carica con La nuova America. Qui denunciava la perdita d’identità degli americani di razza pura, quelli discendenti dai coloni originari, a causa del melting pot, legittimato dai movimenti per i diritti civili degli anni ’60 e ’70. A suo parere l’America è in via di snazionalizzazione a causa degli immigrati e del mancato, radicale, contrasto ad essa da parte del Governo (tra quelli che Huntington considera minacciosi per l’identità americana vi sono anche gli italoamericani).

[3] Avevo già proposto delle osservazioni sulla logica del mors tua vita mea che informa questo tipo di azioni nel primo post relativo all’antibuonismo nazionalrazzista.

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