La ventinovesima puntata di Conflitti in corso è dedicata al mese (ottobre) e alla Giornata Nazionale della Mediazione Familiare (15 ottobre).

In particolare, con la speranza di contribuire a diffonderne la conoscenza, ci si sofferma su alcuni aspetti della mediazione familiare, forse non sufficientemente messi in rilievo nel promuoverla, e sulla possibile sussistenza di non-detti nella relazione tra chi veicola la proposta della mediazione e i suoi destinatari principali (i genitori in conflitto): non-detti che, forse, rallentano la diffusione di tale risorsa e inibiscono un maggiore ricorso ad essa.

Ad esempio, andrebbe probabilmente rafforzato uno dei presupposti fondamentali della mediazione: l’assenza di giudizio.

«La mediazione familiare è a-valuativa perché è laica, in quanto si fa carico delle persone e non è vincolata ad un principio di fede. E non è portatrice di una morale superiore. Cioè, è anch’essa, in qualche modo, figlia di Emmanuel Kant: anche per il mediatore familiare vale il criterio per il quale l’essere umano è un fine e non può essere mai trattato come un mezzo; quindi, la morale, semmai, dev’essere a misura d’uomo e non il contrario»

Allora,

«se la mediazione familiare è laica e, di conseguenza, a-valutativa, diciamolo forte e chiaro»: non soltanto non giudica chi ha torto e chi ha ragione, ma ancor prima non valuta negativamente i genitori confliggenti per il fatto che sono in conflitto.

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