Terrore in Catalogna tra il 17 e il 18 agosto 2017

Sedici persone uccise, 140 ferite. Questo il bilancio della violenta corsa del Fiat Talento bianco che nella piena estate del 2017 percorse la celebre rambla della capitale catalana a tutta velocità. Nel conteggio rientrano anche il proprietario dell’auto usata da uno degli attentatori per darsi alla fuga dopo l’assalto e una donna aggredita durante la notte a Cambrils.

Sembra che, il giorno prima, un’esplosione avvenuta ad Alcanar, comune della Catalogna distante un paio d’ore di macchina da Barcellona, avesse costretto la cellula terroristica a cambiare il piano già elaborato: la Sagrada Familia sarebbe stato l’obiettivo dell’imam, a capo del gruppo, deceduto nella deflagrazione che rase al suolo il covo. I componenti rimasti optarono per la modalità poi messa in atto, a quanto pare molto differente dall’originale: il centinaio di bombole di vari gas ritrovati in quel che rimaneva della casa, indussero a pensare a un altro tipo di attacco, probabilmente più letale.

Un repentino cambio di rotta, dunque, che tuttavia non impedì ai jihadisti di spargere terrore nella capitale catalana, e non solo, pur privi della mente del piano. ISIS poi rivendicò, tramite Amaq News Agency, la vera matrice dell’attacco, perciò legato al sedicente stato islamico.

 

Tornando ai fatti, il guidatore, dopo essersi schiantato, scende dal veicolo e fugge nella Boqueria, il mercato coperto a pochi passi dalla rambla. Si mescola nella folla e svanisce. Se ne ritrova traccia quando commette il quattordicesimo omicidio, quello che gli servirà per fuggire dalla capitale: si macchia dell’orrendo crimine per appropriarsi di una Ford Focus Bianca in zona universitaria, dunque piuttosto lontano dal luogo dell’attentato. Accoltella il proprietario, lo spinge dentro la macchina e si mette al volante, per scomparire nel traffico. Ricompare all’altezza dell’Avinguda diagonal, dove sperona un posto di blocco delle forze dell’ordine, ferendo un agente. Appena uscito da Barcellona, poi, abbandona il veicolo a Sant Just Desvern e continua la fuga a piedi, facendo perdere le sue tracce. Ci vorranno quattro giorni per trovarlo, a cinquanta chilometri dalla strada che l’ha reso famigerato. Nel tentativo di catturarlo, i Mossos d’Esquadra saranno costretti ad ucciderlo.

Younes Abouyaaqoub, questo il nome, è solo uno degli attentatori: altri tre furono arrestati a Ripoll, paese di competenza dell’imam di cui sopra, e uno ad Alcanar, dopo essere sopravvissuto all’esplosione. In cinque persero invece la vita a Cambrils, nella notte tra il 17 e il 18 agosto: dopo aver comprato delle armi da taglio in un negozio della stessa città, tentarono di travolgere, a bordo di un’Audi A3, i passanti in una zona pedonale; bloccati dalla polizia, scesero dall’auto, assalendo chiunque capitasse a tiro, finché un agente non aprì il fuoco.

Alessio Gaggero

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