Il 28 luglio di 106 anni fa iniziava la Prima Guerra Mondiale

Il 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria muoveva guerra contro la Serbia. Erano trascorsi 14 giorni dall’attentato di Sarayevo e 5 giorni dalla scadenza dell’ultimatum austriaco. Iniziava la Grande Guerra.

Il primo agosto, la Germania, alleata dell’Austria, in seguito alla mobilitazione delle truppe dello Zar alla frontiera, dichiarò guerra alla Russia. Il 2 agosto i tedeschi posero mano all’attuazione del Piano Schlieffen, che prevedeva l’apertura di un fronte occidentale contro la Francia. Infatti, occuparono il territorio del Lussemburgo e procedettero verso il Belgio, violandone la neutralità. Così, il 3 agosto la Germania dichiarò guerra alla Francia, che era alleata della Russia. L’Italia, pur essendo membro della Triplice Alleanza, con la Germania e l’Austria, persistette ancora per quasi un anno nella sua scelta della neutralità. Il 4 agosto anche la Gran Bretagna entrò nel conflitto. Essendo alleata della Francia, dichiarò la guerra alla Germania. Tra il 6 e il 13 agosto del ’14, Serbia e Francia dichiararono guerra all’Impero austro-ungarico, mentre questo la dichiarò alla Gran Bretagna. Si definivano così gli schieramenti avversi della Prima Guerra Mondiale: da un lato, gli Alleati, cioè, le forze della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Impero russo); dall’altro, gli Imperi Centrali (vale a dire la Germania, l’Impero austro-ungarico e l’Impero ottomano), che avevano costituito precedentemente quella Triplice Alleanza, nella quale figurava anche l’Italia, che restava, però, per il momento neutrale. Il 23 agosto anche il Giappone dichiarò guerra agli Imperi Centrali. Un anno dopo, fu la volta dell’Italia: su questa rubrica, Corsi e Ricorsi, abbiamo ricordato nel post Oh, che bella guerra, la sua entrata in guerra, contro l’Austria -Ungheria, al fianco di Francia e Inghilterra, con le quali si schiereranno anche gli USA, il 6 aprile del 1917. Il conflitto era diventato mondiale.

In quegli anni si sviluppò un concreto esempio del carattere contagioso del conflitto: la guerra coinvolse più di 70 milioni di soldati, di cui più di 9 milioni persero la vita in battaglia, così come circa 7 milioni di civili, per cause dirette e non.

Tra quelli che tornarono a casa e che erano genitori o lo sarebbero diventati di lì a poco, tenendo in braccio i loro bambini, in molti probabilmente pensarono che quei piccoli fossero fortunati, perché mai avrebbero vissuto gli orrori che loro era toccato soffrire e infliggere. Nessuno mai più avrebbe vissuto tanta disumanità, credevano.

Si sbagliavano.

Alla base di questo macello mondiale vi furono tanti e diversi fattori. Tra questi un ruolo importante lo giocarono i diversi nazionalisti e le logiche etero e autodistruttive che da quelli si sprigionarono. Ma con la fine del conflitto, nonostante il disastro economico e sociale, le tendenze e le tensioni che tanti orrori, tanta morte e tante sofferenze avevano provocato non vennero superate. Anzi, proprio le ideologie nazionaliste che avevano spinto al massacro milioni di persone, anziché essere espulse dal panorama politico, trovarono il modo di imporsi con una prepotenza inedita e con un successo inesorabile e fatale.

Così, se scoppiava in Russia la rivoluzione bolscevica, mentre rombavano ancora i cannoni della Prima Guerra Mondiale, nel devastato corpo del continente europeo, con la cessazione di quel conflitto, sorgevano i tumori del fascismo italiano e del nazionalsocialismo tedesco … E nel giro di due decenni si passava dalla Grande Guerra alla Seconda Guerra Mondiale.

Alberto Quattrocolo
Alessio Gaggero

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