L’estate del 1943 sta volgendo al termine, così come l’occupazione nazifascista della penisola italiana: gli anglo-americani erano già sbarcati in Sicilia tra il 9 e il 10 luglio di quell’anno e 15 giorni dopo, a causa dell’andamento disastroso della guerra, per l’Italia, il Gran Consiglio del Fascismo aveva sfiduciato il capo del Governo, Benito Mussolini, il re, Vittorio Emanuele III, lo aveva fatto arrestare e aveva affidato il ruolo di presidente del Consiglio dei Ministri al maresciallo Pietro Badoglio (abbiamo ricordato entrambi questi fatti, sulla rubrica Corsi e Ricorsi, nei post Con lo sbarco in Sicilia, dopo 21 anni di regime, subisce un’accelerazione la fine del Fascismo e Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia il Capo del governo, Benito Mussolini). Nominalmente l’Italia e la Germania di Hitler erano ancora alleate. I Tedeschi hanno l’ordine di ritirarsi senza ingaggiare il nemico, cioè le forze anglo-americane, che avanza, se non tramite azioni di rallentamento. All’inizio di settembre, la zona interessata da questi movimenti di uomini e mezzi è quella calabrese. La Piana di Gioia Tauro, nello specifico.

Quando risulta chiaro che lo sbarco a Reggio Calabria e la successiva avanzata inglese sono inarrestabili, il generale tedesco Fries ordina la ritirata verso nord, anche per le truppe accampate intorno a Rizziconi, un piccolo paese dell’entroterra. Alle 13.00 del 6 settembre, questo contingente nazista, però, si macchia di un crimine sanguinario: per quasi 24 ore spara colpi di artiglieria pesante contro il paese, in cui erano presenti i soli civili.

Perderanno la vita 17 persone, di cui tre bambini e cinque ragazzi, che si sommano ai 56 feriti del bilancio finale della strage, unica di questo tipo in Calabria. Non è mai stata chiarita la motivazione alla base di tale crimine. Un’ipotesi pone al centro il lenzuolo bianco issato sul campanile della chiesa di San Teodoro in segno di resa: i Tedeschi potrebbero aver pensato che gli Inglesi fossero già entrati in paese. Una seconda ipotesi indica, invece, l’intervento della popolazione civile, che avrebbe tagliato i fili di comunicazione con il reggimento, sabotando le truppe naziste, indotte, dunque, alla rappresaglia.

Sono stati necessari 73 anni perché l’eccidio fosse ufficialmente riconosciuto. Si legge sul sito dell’ANPI:

Un accordo bilaterale tra Governo della Repubblica Federale Tedesca e Governo Italiano ha consentito di censire gli episodi di violenza contro i civili commessi dai Nazisti durante la Seconda guerra mondiale. La ricerca portata avanti dall’Anpi e dall’Insmli, con la collaborazione di studiosi provenienti dalle Università di Bologna, Napoli, Pisa, e Siena, segnala la strage di Rizziconi (6 settembre 1943) come unica strage nazista della Calabria.

La speranza è che la memoria pubblica, locale e non, si rafforzi nei tempi a venire grazie a questo riconoscimento, andando a compensare i lunghi anni di amnesia istituzionale e popolare emersi dalle ricerche.

Alessio Gaggero

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