Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia il Capo del governo, Benito Mussolini

Mussolini, posto dal Re Vittorio Emanuele III, a capo del governo, all’indomani della marcia su Roma, del 22 ottobre del 1922 (l’abbiamo ricordato qui, sulla rubrica Corsi e Ricorsi) aveva rapidamente instaurato un regime dittatoriale (si veda il post Dall’Aventino alla dittatura), giungendo, nel 1926, all’approvazione delle  leggi fascistissime (le abbiamo ricordate nel post Le prime leggi fascistissime) per cancellare “legalmente” ogni residuo di libertà.  Per vent’anni fu soppressa ogni speranza legalitaria, insieme alle più diverse forme di libertà (di stampa, di manifestazione del pensiero, di associazione, di riunione, di insegnamento, a proposito della quale si rinvia ad un altro post), mentre accanto al ripristino della pena di morte, veniva introdotto un Tribunale Speciale per reati politici, si istituiva l’O.V.R.A., la polizia politica segreta (si veda questo post) per garantire l’effettiva persecuzione di ogni oppositore, data la formale messa fuori legge di tutti i partiti e tutte le organizzazioni politiche, tranne il partito fascista, e l’irrogazione delle lunghe pene detentive previste per chi ricostituiva le organizzazioni disciolte o si affiliava ad esse.

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L’istituzione del Gran Consiglio del Fascismo, con la legge 2693 del 9 dicembre 1928, entrava a pieno titolo in quest’opera di soppressione di ogni traccia di democrazia. Con esso, infatti, le elezioni erano state trasformate in semplici plebisciti di approvazione di una “lista unica” di deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo. Del resto, nel 1939 le elezioni, rese di fatto inutili, furono del tutto abolite nel 1939 con la sostituzione della Camera dei Deputati con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, la quale era composta solo da fascisti nominati dal Governo, mentre il Senato rimaneva di nomina regia.

Con l’accentramento del potere nelle mani del duce, tuttavia, anche il Gran Consiglio del Fascismo perse progressivamente tutte le sue funzioni, finché non smise definitivamente di riunirsi, verso la fine del 1939.

Il 25 luglio ’43, a circa quattro anni di distanza, però, tenne la sua ultima, lunghissima seduta 1: iniziata nel pomeriggio, si concluse dopo le due di notte del giorno successivo, con la votazione che decise il futuro di Mussolini, del fascismo e dell’Italia. Come accennato in un precedente articolo, lo sbarco in Sicilia da parte delle forze alleate ebbe un importante peso nel condurre gli attori principali, Dino Grandi e Vittorio Emanuele III, a tale decisione.

Poche ore più tardi, Mussolini, sfiduciato dal Consiglio, incontrò il Re presso Villa Savoia, laddove fu informato della sua sostituzione, in qualità di Presidente del Consiglio, da parte del suo ex Capo di Stato maggiore, il Maresciallo Badoglio. All’uscita, fu arrestato e incarcerato da alcuni carabinieri, con l’accusa di aver condotto l’Italia alla guerra, di essersi alleato con i nazisti e di essere responsabile della sconfitta subita in Russia.

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Tra l’8 e il 10 gennaio 1944, Dino Grandi, che aveva proposto la mozione di sfiducia, Galeazzo Ciano (già Ministro degli Esteri e genero di Mussolini) e gli altri 17 componenti del Consiglio furono poi condannati a seguito del Processo di Verona, condotto dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato della RSI (Repubblica Sociale Italiana2. Dei diciannove membri del Gran Consiglio del Fascismo accusati, soltanto sei erano presenti al processo; tra questi Tullio Cianetti, che venne condannato a 30 anni di reclusione. Gli altri cinque, vale a dire Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e Carlo Pareschi, furono condannati a morte e fucilati. Gli imputati assenti, condannati a morte in contumacia, furono Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Cesare Maria De Vecchi, Umberto Albini, Giacomo Acerbo, Dino Alfieri, Giuseppe Bastianini, Annio Bignardi, Giovanni Balella, Alfredo De Marsico, Alberto De Stefani ed Edmondo Rossoni.

Nessuno di loro fu catturato dalle autorità repubblicane e tutti sopravvissero alla Seconda guerra mondiale.

Alberto Quattrocolo
Alessio Gaggero

1 Il verbale di tale riunione fu a lungo ritenuto inesistente. Nel 2013, tuttavia, Fabio Toncelli presentò al pubblico della Rai un documento, manoscritto, che sembrava essere il verbale in questione. Attualmente è al vaglio degli storici l’autenticità dello stesso, poiché la data indicata non sembra coincidere con quella dell’ultima seduta del Gran Consiglio.

2 La Repubblica di Salò, costituita da Mussolini con l’appoggio della Germania nazista nel Settentrione d’Italia, laddove gli Alleati, che stavano risalendo lo Stivale, non erano ancora giunti a porre in essere la liberazione dalla dominazione nazi-fascista.

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