20 ottobre 1944: ultimo giorno nella vita di 184 bambini milanesi della scuola elementare Francesco Crispi

La mattina del 20 ottobre di 75 anni fa fu l’ultima in cui si svegliarono e scesero dai loro letti per andare alla scuola elementare “Francesco Crispi”, nel quartiere di Gorla, a Milano 184 bambini. Quel mattino un bombardamento aereo alleato colpì per errore l’intera zona, e una bomba cadde sulla scuola, proprio mentre gli alunni e il personale stavano per uscire dall’edificio per andare nel rifugio antiaereo. Con i bambini morirono 14 insegnanti, la direttrice della scuola, 4 bidelli e un’assistente sanitaria.

In tutto per via di quel bombardamento, in città, si contarono 614 morti.

 

Perché venivano bombardate le nostre città?

L’Italia era entrata in guerra 4 anni prima al fianco della Germania di Hitler, e da subito la sua aviazione aveva preso parte al bombardamento dei Paesi nemici. Aveva anche partecipato, per esplicita volontà di Benito Mussolini, alla battaglia d’Inghilterra, con 170 aerei (tra caccia, bombardieri e ricognitori) del Corpo Aereo Italiano della Regia Marina.

Per gli inglesi, prima, e per gli americani, poi, dal momento della loro entrata nel secondo conflitto mondiale, al fianco della Gran Bretagna, quindi, il bombardamento delle città italiane non rappresentava un cruccio di tipo morale.

Neppure cessarono i bombardamenti sulle città italiane dopo l’armistizio tra il Regno d’Italia e le forze alleate antihitleriane, firmato a Cassibile il 3 settembre del 1943 – quindi, a distanza di poco più di un mese dal voto di sfiducia del Gran Consiglio del Fascismo al governo Mussolini, che sancì la caduta del fascismo e l’arresto dello stesso duce -, reso noto solo l‘8 settembre.

Infatti, le truppe tedesche, a seguito dell’8 settembre avevano disarmato quasi un milione di soldati italiani e preso possesso dell’intero territorio italiano e delle sue fabbriche, asservendole ai loro scopi bellici. Restavano escluse sole le parti della Penisola già interessate dagli sbarchi – in Sicilia (nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1943) e a Salerno (9 settembre ’43) – e dalla conseguente avanzata delle forze alleate.

Inoltre, il 18 settembre del 1943, Mussolini, già destituito e imprigionato sul Gran Sasso, dopo essere stato liberato dai tedeschi e portato al cospetto di Hitler, annunciava su Radio Monaco la costituzione della Repubblica Sociale Italiana (la cosiddetta Repubblica di Salò).

In quell’autunno del ’44, dunque, gli angloamericani fronteggiavano le truppe tedesche e fasciste lungo la “linea gotica”, e continuavano a colpire con i loro bombardieri le città a nord di tale linea.

Chi fu a bombardare Gorla

Il comando alleato, che aveva costituito la 15ª Air Force USAAF affinché distruggesse gli obiettivi sensibili in tutto il sud Europa occupato dalle truppe tedesche, mirava a neutralizzare anche la capacità bellica delle forze nazifasciste, dislocate nel nord Italia. Così, a metà ottobre, su segnalazione della RAF, venne affidato alla 15ª Air Force USAAF il compito di distruggere, in particolare, le strutture produttive meccanico-siderurgiche ancora attive nella periferia nord di Milano.

Gli inglesi (la Royal Air Force, RAF) bombardavano prevalentemente di notte, per ridurre l’efficacia oppositiva della contraerea di terra e degli aerei da caccia germanici. Ciò consentiva ai loro bombardieri di volare ad una quota inferiore, con un maggiore carico di bombe e con meno uomini a bordo, non essendo necessari mitraglieri. In tal modo, in caso di abbattimento, anche le perdite umane erano inferiori. L’oscurità, però, comportava alcune conseguenze di non poco conto: i bombardamenti notturni non erano bombardamenti di precisione, anzi, di fatto, erano un attacco generalizzato su tutto il centro abitato, con conseguente distruzione di tutti gli edifici presenti nell’area bersaglio, fossero essi di rilevanza bellica o meno. In breve, inevitabilmente veniva coinvolta anche la popolazione civile. Gli americani invece, prediligevano l’attacco diurno, anche se comportava assai maggiori rischi per l’equipaggio e obbligava a volare ad una quota più alta, proprio per evitare il fuoco antiaereo di terra, implicando, quindi, il trasporto di un minore quantitativo di bombe e di un equipaggio più numeroso, comprendente anche i mitraglieri deputati all’autodifesa del velivolo.

Furono questi bombardieri statunitensi a bombardare Milano quel 20 ottobre del 1944. E si trattò di un bombardamento diurno.

L’operazione

Il mattino del 20 ottobre 1944, dall’aeroporto di Castelluccio dei Sauri, nei pressi di Foggia, decollarono per raggiungere Milano:

– i 38 “B-24” del 461º Bomb Group, che avevano come obiettivo gli stabilimenti Isotta Fraschini

– i 29 “B-24” del “484º”, che dovevano colpire gli stabilimenti dell’Alfa Romeo.

– i 36 bombardieri “B-24” del 451º Bomb Group, il cui obiettivo era la distruzione degli stabilimenti della Breda di Sesto San Giovanni.

Mentre le prime due missioni, quella del “461º” e del “484º”, centrarono in pieno gli obiettivi assegnati, procurarono un numero limitato di vittime tra la popolazione civile, l’azione del “451º”, come sappiamo, fu un disastro.

Gli “errori” del 451º Bomb Group

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Secondo il piano d’attacco, che prevedeva l’azione di due ondate successive di bombardieri, questi dovevano portarsi a 4 km ad ovest dal bersaglio, per effettuare una virata a sinistra di 22° e trovarsi sopra gli stabilimenti della Breda.

La prima ondata di bombardieri fallì per via di un cortocircuito che portò al lancio delle bombe prima di raggiungere l’obiettivo, senza provocare danni, poiché gli esplosivi caddero in mezzo alla campagna. La seconda ondata, raggiunto il punto iniziale sopra Milano, per errore, virò per 22° a destra invece che a sinistra. Quando si accorsero dell’errore, era ormai troppo tardi per cambiare direzione ed effettuare un secondo volo di allineamento. Le bombe erano ormai tutte innescate, sicché gli aerei non potevano atterrare alla base senza liberarsene prima. Il comandante, colonnello Knapp, valutò rischioso anche attendere di liberarsi del carico durante il viaggio di ritorno sulla campagna cremonese o nel Mar Adriatico. Così decise che gli i 36 36 bombardieri “B-24” dovessero disfarsene immediatamente, facendole cadere sul centro abitato sottostante.

Il bombardamento

Fu così che alle ore 11.29 sugli abitati dei quartieri di Gorla e Precotto caddero 80 tonnellate di esplosivo. Molti abitanti avevano già raggiunto i rifugi antiaerei, essendo stati avvertiti dal primo allarme delle ore 11.14 e dal successivo delle 11.24, ma tanti restarono ammazzati. E tra questi anche coloro che si trovavano nella scuola elementare “Francesco Crispi”: una bomba cadde proprio nel vano delle scale, che i bambini, condotti dal personale scolastico, stavano scendendo per andare nel rifugio antiaereo della scuola.

 

Alberto Quattrocolo

 

Fonti

http://www.piccolimartiri.it/

https://it.wikipedia.org/

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