12 ottobre 1984, Margaret Thatcher sopravvive a un attentato dell’IRA

La Lady di ferro e il suo gabinetto alloggiavano al Grand Brighton Hotel in occasione di un congresso del partito conservatore. A notte fonda, erano quasi le tre, esplose la bomba. I vigili del fuoco di Brighton elogeranno l’ottima struttura dell’edificio vittoriano, che accusò il colpo mostrando una ferita profonda, un ampio solco nella facciata, ma rimanendo stoicamente in piedi. Probabilmente, molte vite furono salvate dalla maestria di chi aveva progettato ed eretto quell’imponente palazzo.

L’attacco fu immediatamente rivendicato dall’ala Provisional dell’IRA (Esercito Repubblicano Irlandese):

La signora Thatcher ora comprenderà che la Gran Bretagna non può occupare il nostro paese e torturare i nostri prigionieri e sparare alla nostra gente nelle sue strade e passarla liscia. Oggi siamo stati sfortunati, ma ricordate che abbiamo bisogno di essere fortunati per un solo giorno. Voi dovrete esserlo sempre. Date pace all’Irlanda e non ci sarà più guerra. (T.d.a.)

 

La risposta di Thatcher non deluse i fan più accaniti:

Questa è la portata dello sdegno che tutti abbiamo condiviso, e il fatto che siamo qui riuniti oggi – scioccati, ma composti e determinati – è il segno non solo del fallimento dell’attacco, ma del fatto che tutti i tentativi di distruggere la democrazia col terrorismo falliranno. (T.d.a.)

Il Primo ministro inglese, infatti, non cancellò né il suo intervento, né il congresso: come da programma, alle 9.30, circa sei ore dopo l’attentato, si ergeva davanti alla platea, affermando di aver assistito a “un tentativo di mutilare il Governo democraticamente eletto di Sua Maestà”. Cinque persone aveva perso la vita quella stessa mattina.

In dieci, invece, morirono a causa del braccio di ferro con Thatcher, circa tre anni prima: alcuni membri dell’IRA, prigionieri nelle carceri inglesi, iniziarono uno sciopero della fame per vedersi riconosciuto lo status di prigionieri politici, precedentemente revocato. Il Primo ministro non cedette e, appunto, in dieci non superarono lo sciopero. Ancora una volta, aveva confermato l’appropriatezza del suo soprannome.

Alessio Gaggero

 

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