Idy Diene viene ucciso a Firenze. La rabbia della sua comunità scoppia in città

Il secondo degli eventi di violenza a sfondo razzista dello scorso anno (abbiamo ricordato qui il primo di una lunga serie) si svolge nel capoluogo toscano, un giorno dopo il voto delle elezioni politiche. La campagna elettorale ufficiale è conclusa, ma i suoi effetti sono appena incominciati.

Quel lunedì, in tarda mattinata, Roberto Pirrone, 64 anni, tipografo in pensione, esce di casa con l’intenzione di suicidarsi. Ha appena discusso con la moglie, probabilmente per l’ennesima volta, dei problemi di natura economica che assillano la famiglia: questa, però, è l’ultima, perché ha deciso di togliersi la vita. Porta con sé la Beretta semiautomatica, per cui ha il porto d’armi, e si dirige verso il centro storico: dalla casa in Oltrarno passa su ponte Vespucci, dove non riesce a trovare il coraggio di compiere il gesto letale.

Decide di chiudere la partita in un altro modo, altrettanto tremendo: togliendo la vita a qualcun altro e finendo in carcere per il resto dei suoi giorni. Sembra che inizialmente abbia desistito dallo sparare a una donna di colore con un bambino, per poi rivolgere l’arma contro Idy Diene, ambulante senegalese di 54 anni. I dipendenti del vicino consolato americano, sentendo gli spari, danno subito l’allarme: sul posto si precipitano i soccorsi, che, però, non possono far nulla per la vittima; una pattuglia dell’esercito ferma invece Pirrone, mentre, a suo dire, stava andando a costituirsi dai carabinieri. Negli stessi momenti, pare che la figlia, avendo trovato in casa un biglietto scritto dal pensionato, abbia chiamato il 113, chiedendo aiuto per il padre.

La sera stessa esplode la rabbia della comunità senegalese. Un centinaio di persone è sceso in piazza qualche ora dopo l’omicidio, per protestare e “chiedere chiarimenti”. Dal ponte, teatro della tragedia, si sono diretti verso la questura, danneggiando le vie del centro: fioriere divelte, cestini rovesciati e scooter gettati a terra. Cittadini e turisti impauriti si sono rifugiati nei negozi vicini. Il corteo si è poi spostato verso la stazione, dove il traffico è stato bloccato su tutta la piazza.

Violenze non giustificabili, ma che trovano fondamento in una situazione di grande tensione, già alta dal 2011: in piazza Dalmazia, l’attivista di CasaPound Gianluca Casseri aveva ucciso a colpi di pistola due uomini senegalesi. Si era poi suicidato durante la caccia delle forze dell’ordine. Evidentemente, quella comunità non aveva ancora dimenticato:

Abbiamo raccolto due morti in questa città e abbiamo mantenuto la calma. Stavolta basta!

Il corteo ha anche incontrato l’imam Izzedine Elzir, presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia:

Dobbiamo dare un grande abbraccio alla famiglia e alla comunità colpita da questa tragedia, non è il tempo delle divisioni: tutta la città di Firenze abbraccia i senegalesi in questo momento di dolore […] Il clima di intolleranza di questa campagna elettorale certo non ha aiutato.

E continuerà a non aiutare.

 

Alessio Gaggero

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