Emilio Alessandrini, pubblico ministero ucciso da Prima Linea

Quarant’anni fa esatti un altro magistrato perdeva la vita per mano delle persone su cui stava indagando (pochi giorni fa abbiamo ricordato l’omicidio del Pubblico Ministero Montalto). Alessandrini, infatti, era giunto ad occuparsi di eversione rossa dopo aver affrontato il terrorismo di colore politico opposto, nella fattispecie con l’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, all’inizio degli anni 70.

Forse furono le sue indagini sull’Autonomia operaia milanese ad attirargli le attenzioni di Prima Linea, organizzazione che contribuì, insieme alle Brigate Rosse, ad attribuire il tristemente noto nome di Anni di piombo a quel periodo del nostro Paese. Quel piombo che raggiunse il sostituto procuratore di Milano una mattina d’inverno, da poco salutato il figlio che entrava a scuola: morì sul colpo. Alla redazione de La Repubblica furono i primi a sapere della rivendicazione di Prima Linea, che chiamò direttamente in sede. Due giorni dopo i volantini confermarono l’attribuzione di responsabilità.

Fu Roberto Sandalo, terrorista pentito, a imprimere la svolta decisiva alle indagini: rivelando i membri del commando, permise di inserire anche questo crimine all’interno del procedimento instaurato per tutta l’attività svolta dall’organizzazione terroristica tra il ’76 e l’80. Nel 1983 si concluse l’istruttoria e furono rinviati a giudizio ben 124 indagati. La Corta d’Assise di Torino impiegò sette mesi ad emettere sentenza, all’interno della quale non mancarono diversi ergastoli.

Con questo e altri processi di quegli anni, Prima Linea si sciolse ufficialmente, ponendo fine a una parte della lotta armata che tanto sangue ha versato.

 

Alessio Gaggero

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