Terremoto, maremoto, tsunami: centinaia di migliaia di vite trascinate via

In Italia sono quasi le due di notte del 2004: c’è chi brinda, chi festeggia, chi dorme, chi lavora. Incurante delle faccende umane, un fondale marino dall’altra parte del mondo fa uno scatto lungo 1.200 chilometri e a tratti si solleva di 5 metri. Risultato: un terremoto di magnitudine superiore a 9 della scala Richter, che provoca un maremoto con scarsi precedenti. La Terra si muove. Si muove bruscamente.

Siamo al largo dell’isola Simeulue, a ovest di Sumatra, in Indonesia. Là sono quasi le 7.00 del mattino, ma alla crosta terrestre poco importa dell’orario: le onde scattano immediatamente a 800 chilometri orari, ma, in mare aperto, non sono particolarmente alte. Arrivate a poca distanza dalla riva, però, possono raggiungere anche i trenta metri. Come un palazzo di dieci piani.

Com’è ovvio, raggiungono per prime le coste dell’Indonesia, con le sue numerose isole, Sumatra in testa. Purtroppo, quell’immensa mole d’acqua devasta anche altre parti del mondo che affacciano sull’Oceano Indiano: Bangladesh, Thailandia, India, Sri Lanka, Maldive, fino ad arrivare, ore più tardi, a Somalia, Seychelles e Kenia. Circa 230.000 morti. Numeri spaventosi.

Quattordici anni dopo quelle tremende ore di disperazione, un altro tsunami si abbatté sulle stesse coste: il vulcano Krakatoa eruttò, il fondale marino sottostante franò e il mare si agitò, provocando onde enormi e devastanti, che si abbatterono su una popolazione non pronta a difendersi. Più di 400 morti, più di 1.400 feriti, quasi 130 dispersi. 11.000 sfollati. Ancora una volta, la natura spaventa, irriguardosa di qualsiasi umano interesse.

Alessio Gaggero

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