Libero Grassi muore la mattina del 29 agosto 1991

“Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere […]. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”.

Così scriveva Libero Grassi, imprenditore siciliano, nella lettera aperta che rese celebre la sua battaglia, pubblicata dal Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991.

Conosceva il valore del valore e aveva una solida coscienza politica antifascista

Conosceva il valore del lavoro e aveva maturato nella famiglia d’origine una solida coscienza politica antifascista; nei primi anni Novanta la Sigma, la sua azienda a conduzione familiare, produceva pigiami, calzini, biancheria, dava lavoro, esportava. Opponendo un deciso rifiuto alla richiesta di corrispondere denaro “in favore dei poveri amici carcerati all’Ucciardone”, e ancor più rendendo visibile quel rifiuto, Libero Grassi compie un gesto al tempo stesso materiale e simbolico, tentando di preservare la propria azienda e la propria dignità di uomo, prima ancora che di imprenditore.

Poco tempo dopo, accettò di ribadire e approfondire le sue motivazioni rilasciando un’intervista nel corso della trasmissione televisiva Samarcanda. Il maxiprocesso a Cosa Nostra era in corso e l’imprenditore confidava di trovare sostegno e solidarietà per la propria battaglia; non mancarono gli attestati di stima, ma si trovò a fronteggiare anche accuse gratuite di “protagonismo”, diffidenza, isolamento: come ha ricordato la figlia Alice nel 2016,

c’era un accordo, pagare tutti per pagare meno, non bisognava rompere gli equilibri e mio padre li ha rotti”.

Le conseguenze dell’assassinio di Libero Grassi

A distanza di pochi mesi, la mattina del 29 agosto 1991, Libero Grassi viene ucciso con quattro colpi di pistola mentre si reca a piedi al lavoro.

Qualche mese dopo la sua morte, il Governo emana il decreto-legge n. 419, convertito in legge n. 172/92, che istituisce il fondo di solidarietà in favore delle vittime di richieste estorsive e di usura. Nell’ottobre del 1993 viene arrestato il killer Salvatore Madonia, detto Salvino, figlio del boss di Resuttana, e il complice alla guida della macchina Marco Favaloro, che in seguito si pente e contribuisce alla ricostruzione dell’agguato. Madonia è stato condannato in via definitiva, anche al regime del 41-bis, e con lui l’intera Cupola di Cosa Nostra (sentenza del 18 aprile 2008).

In quel clima, maturano le condizioni per la nascita di alcune associazioni di supporto agli imprenditori che denunciano i tentativi di estorsione mafiosa, tra cui AddioPizzo, una rete di commercianti “pizzo free” e di consumatori critici. Ma non solo. Nel 1992, l’Eurispes segnala che nella società italiana si fa strada una nuova consapevolezza circa lo stretto rapporto tra mafia e disimpegno: il 29 agosto del 1991, secondo l’istituto di ricerca, nasce una figura imprevista, quella dell’eroe “normale”, il cui rigore morale individuale diviene, nella latitanza di personaggi pubblici carismatici, punto di riferimento sostanziale a cui affidare la difesa del bene comune, in ragione di una crisi istituzionale, politica e criminale, iniziata negli anni del cosiddetto riflusso e che, agli inizi degli anni Novanta, diventa emergente.

“…Come spesso accade a Palermo, le gratificazioni sono accompagnate da attacchi personali e durissimi da parte dei colleghi. I miei colleghi mi hanno messo sotto accusa, dicono che i panni sporchi si lavano in famiglia. E intanto continuano a subire: perché lo so che pagano tutti…Io, con le mie denunce, ho fatto arrestare da solo otto persone. Se duecento imprenditori parlassero, milleseicento mafiosi finirebbero in manette. Non avremmo vinto noi così?”.

Silvia Boverini

Fonti:
Biografia di Libero Grassi, www.interno.gov.it;
Libero Grassi: l’eroe normale, Marcello Ravveduto, www.premioliberograssi.com;
Libero Grassi, storia di un uomo libero, Elisa Chiari, www.famigliacristiana.it

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