L’11 agosto 1934 apre il carcere di Alcatraz

L’undici agosto del 1934 giunse sull’isola di Alcatraz il primo gruppo di detenuti civili destinati al nuovo penitenziario di massima sicurezza, appena inaugurato.

L’Isla de los Alcatraces, dal nome degli uccelli marini che a lungo ne furono i soli abitanti, scoperta nel XVIII secolo dagli spagnoli a circa 1,5 miglia dalla Baia di San Francisco e ceduta agli Stati Uniti nel 1849, aveva ospitato il primo faro della California e in seguito una guarnigione dell’esercito; dal 1861 vi furono rinchiusi prigionieri della Guerra Civile Americana e, nel 1868, da fortezza divenne carcere militare per soldati insubordinati o disertori, ma anche per nativi indiani ribelli o civili che avevano preso parte alla rivolta dei Boxer in Cina; con modalità via via più attenuate rispetto al rigore originario (numerosi gli scambi e i contatti con gli abitanti della terraferma, che tra l’altro contribuirono alla trasformazione del carcere in un giardino fiorito, curato dagli stessi detenuti), mantenne questa funzione fino agli anni Trenta del Novecento, quando fu trasformata in penitenziario di massima sicurezza per detenuti civili particolarmente pericolosi o segnalati per ripetuti tentativi di evasione.

Noto come “The Rock” o anche “The Bastion”, costituito prevalentemente di roccia e circondato da acque gelide e correnti impetuose, l’isolotto apparve il luogo ideale per ospitare un carcere all’avanguardia sotto il profilo securitario, destinato negli anni ad acquisire la fama, a seconda dei punti di vista, di fiore all’occhiello dell’amministrazione penitenziaria statunitense o di simbolo della brutalità della repressione.

Le caratteristiche naturali e le modalità di gestione alimentarono la leggenda secondo cui “nessuno è mai riuscito a scappare da Alcatraz e nessuno ci riuscirà mai”: di fatto, i quattordici tentativi di fuga documentati si risolsero perlopiù in tragedia (uno di essi diede luogo a una vera e propria battaglia durata tre giorni) o nella sparizione degli evasi, presunti annegati per le cronache ufficiali, salvi e latitanti secondo la vox populi (la più rocambolesca di queste vicende ispirò il noto film Fuga da Alcatraz).

L’unica cosa certa è che la storia di questo carcere sconfina in un mito di cui ancora si trova traccia nell’immaginario collettivo: film, saggi e romanzi, aspri dibattiti in politica e nella società civile, persino modi di dire popolari, hanno contribuito a creare attorno al nome di Alcatraz una valenza simbolica che, a oltre cinquant’anni dalla sua chiusura definitiva, tuttora perdura.

“The Rock” spogliò Al Capone del suo potere, addomesticò “Machine Gun” Kelly e ne fece un esempio di decoro, tolse i suoi uccellini a Robert Stroud, l’Uomo di Alcatraz del film omonimo. Era l’ultima frontiera: con il suo freddo umido, l’isolamento austero, la rigida disciplina e l’imposizione del silenzio, quel carcere rappresentava la versione statunitense della “soluzione finale” per delinquenti ritenuti irrecuperabili o ingestibili. Ma era anche molto di più: Alcatraz fu concepita per essere un monito ben visibile, icona della risposta muscolare del governo statunitense all’inedita, feroce impennata della criminalità organizzata seguita al Proibizionismo, tra gli anni Venti e i primi anni Trenta del secolo scorso.

Se Al Capone era il simbolo dei fuorilegge, Alcatraz sarebbe stata il simbolo del potere punitivo della legge. In quest’allegoria della lotta tra il Bene e il Male, le due figure più rappresentative non potevano che entrare in rotta di collisione, e la presenza di Capone, come di molte altre celebrità criminali – Doc Barker, (ultimo sopravvissuto della gang omonima), George “Machine Gun” Kelly, Robert “Birdman of Alcatraz” Stroud, Floyd Hamilton (autista di Bonnie & Clyde), Alvin “Creepy” Karpis, per citarne alcuni – diede lustro alla fama del nuovo penitenziario, che fu soprannominato “l’Isola del Diavolo dello Zio Sam”.

A dirigere il nuovo corso della prigione fu chiamato James A. Johnston, di comprovata esperienza nel settore e noto per il suo approccio riformatore, incentrato sulla disciplina e sul lavoro; scelse personalmente i membri dello staff e ottenne che i detenuti fossero inviati, anziché direttamente dai tribunali al momento della condanna, dai direttori delle carceri dopo un periodo di carcerazione che ne evidenziasse le caratteristiche di irredimibilità.

Niente visite per i primi tre anni, accesso limitato alla biblioteca ma niente radio né giornali, censura sulla corrispondenza, lavoro come privilegio da guadagnarsi attraverso la buona condotta, celle singole dotate del minimo indispensabile, una routine quotidiana rigorosa, una guardia ogni tre detenuti, la regola del silenzio che si diceva avesse fatto impazzire i più scafati delinquenti, e, tutt’attorno, la natura impervia dell’isola e delle sue acque burrascose: questo il regime a cui furono sottoposti, senza eccezione alcuna, gli ospiti di Alcatraz. L’isolamento era talmente impenetrabile che anche per la stampa risultava difficile conoscere le identità, spesso celebri, dei detenuti.

Ciononostante, qualcosa riuscì a trapelare, in occasione di alcuni sanguinosi episodi di repressione di tentativi di fuga o sommosse, che avviarono un complesso dibattito all’esterno circa i metodi della gestione della sicurezza in ambito penitenziario.

Ufficialmente, la chiusura del carcere, avvenuta il 21 marzo 1963, fu decretata dall’allora Ministro – Segretario secondo la definizione USA – della Giustizia, Robert F. Kennedy (fratello del Presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy) a causa degli elevati costi di gestione: cibo, acqua potabile e indumenti dovevano essere trasportati dalla terraferma e il salino deteriorava velocemente le strutture, al punto che si arrivò a sostenere che sarebbe stato più economico mantenere i detenuti nel migliore albergo di New York.

L’isola, ormai disabitata, fu occupata e rivendicata da un nutrito gruppo di attivisti nativi americani, che per un breve periodo godette del supporto di buona parte dell’opinione pubblica, fin quando un incendio dai tragici esiti e il diffondersi di voci incontrollate circa presunti comportamenti illegali tenuti dagli occupanti determinarono uno sgombero da parte delle forze dell’ordine.

Oggi Alcatraz è riserva naturale, inserita nel Golden Gate National Recreation Area e aperta al pubblico dal 1973; dopo i decenni di isolamento inaccessibile, l’attuale passaggio di migliaia di visitatori ogni anno è solo l’ultima delle contraddizioni nella lunga storia di “The Rock”, che non ne scalfisce minimamente l’alone leggendario.

Silvia Boverini

Fonti:
Michael Esslinger, “Alcatraz, rigid and unusual punishment”, www.crimemagazine.com;
www.AlcatrazHistory.com

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