Il 6 luglio del ’44 le bombe uccisero 278 persone a Dalmine-Bergamo

Il 6 luglio del 1944, quando l’avanzata delle truppe alleate è ancora lontana dal liberare l’intera penisola, si svolge l’Operazione 614, nome in codice dell’azione di bombardamento di otto diverse località dell’Italia settentrionale, ancora occupata dai tedeschi e sottoposta al regime fascista della Repubblica Sociale Italiana (la cosiddetta Repubblica di Salò, di cui abbiamo ricordato la formazione nel post Il 18 settembre del ’43 Mussolini annuncia da Radio Monaco la costituzione della RSI). Tra i bersagli dei bombardieri americani ci sono le acciaierie di Dalmine-Bergamo. Sono le Officine Mannesmann, che lavorano a commesse militari per la Germania hitleriana.

Due gruppi di bombardieri decollati dal Sud Italia, alle 11 di mattina del 6 luglio, scaricano sopra la fabbrica più di 77 tonnellate di bombe, distruggendo le acciaierie, gli aggiustaggi e le finiture e devastando uffici e laminatoi. Muoiono, però, anche 278 persone e più di 800 restano ferite.

La Commissione prefettizia dell’agosto 1945 concluderà l’inchiesta affermando che la strage dei civili

fu conseguenza del fatto che il «segnale d’allarme non fu dato perché l’ufficio germanico di Milano, il quale solo aveva la facoltà di ordinarlo, lo aveva dato con deplorevole ritardo».

Tra le vittime vi furono la mamma e 7 figli della famiglia Mariano, la cui casa sorgeva vicino alle Officine Mannesmann.

 

Alberto Quattrocolo

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