Le attrazioni, i comportamenti e gli orientamenti sessuali verso persone dello stesso sesso sono di per sé normali e positive varianti della sessualità umana – in altre parole, non indicano disturbi mentali o evolutivi.
(American Psychological Association, APA, 2009)

Così scrive l’associazione degli psicologi americani nel 2009, nonostante molto tempo sia già passato dalla prima cancellazione dell’omosessualità da un sistema diagnostico internazionale.

I comportamenti omosessuali possono essere rintracciati risalendo molto indietro lungo lo sviluppo della civiltà umana e gli atteggiamenti nei loro confronti hanno subito alterne vicende.

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Durante il diciannovesimo secolo, l’argomento assunse rilevanza in ambito medico, e l’omosessualità iniziò a essere considerata una patologia necessitante una cura. Contestualmente scaturì il dibattito, riguardante l’origine dell’orientamento sessuale, tra le prime posizioni innatiste e quelle che lo ritenevano l’esito di una scelta cosciente.

È sempre in questo periodo che vennero coniati, all’interno di opuscoli propagandistici firmati da Kàrol Mària Kertbeny, i termini “omosessuale” ed “eterosessuale”, con l’intento di sostenere l’estraneità dello Stato rispetto alla vita privata dei cittadini.

Con la nascita della sessuologia si svilupparono inoltre due opposte visioni della patologia sessuale: la prima metteva in guardia dalla sterilità cui l’umanità sarebbe andata incontro a seguito della degenerazione di alcuni individui; la seconda poneva invece sullo stesso continuum normalità e patologia, che necessitavano dunque un approccio integrato di varie discipline, dalla medicina all’etnologia. All’interno di questi dibattiti figurano nomi come Freud, Bloch, Hirschfeld e Havelock Ellis.

La comunità scientifica arrivò alla prima derubricazione dell’omosessualità dai codici di patologia nel 1973: fu l’American Psychiatric Association, proprio il 17 dicembre di quell’anno, a iniziare un processo di modifica che avrebbe coinvolto le altre realtà.

All’espunzione della diagnosi di omosessualità egosintonica dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) fece seguito la variante egodistonica nel 1987; nel 1991 gli istituti di psicoanalisi furono invitati, da parte dell’American Psychoanalitic Association, a non scegliere i candidati sulla base dell’orientamento sessuale; nel 1992 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) prese una decisione nella medesima direzione, espressa all’interno della decima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10), in cui si sottolinea che l’orientamento sessuale non costituisce un indicatore di patologia.

Alessio Gaggero

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