30/09/1966 Indipendenza del Botswana

Il Botswana perse la propria indipendenza nel 1885, quando divenne, col nome Bechuanaland, protettorato britannico. Mentre il primo termine deriva direttamente dalle popolazioni del luogo, tswana, il secondo dipende dalla trascrizione che usarono i colonizzatori, chuana. A differenza di paesi simili, i rapporti tra autoctoni e immigrati furono sostanzialmente pacifici (come testimonia l’attuale bandiera, con bianco e nero accostati e circondati dall’azzurro dell’acqua).

A partire dal 1920 furono compiuti progressivi passi avanti verso l’indipendenza, come la creazione di organi consultivi, la richiesta al Regno Unito di un autogoverno democratico, il trasferimento della sede del governo da Makifeng, Sudafrica, a Gaborone, e la promulgazione della Costituzione. Dunque, il Botswana è uno stato indipendente dal 30 settembre 1966 e, contestualmente, entra a far parte del Commonwealth.

Le prime elezioni libere incaricarono, come facilmente prevedibile, il leader del movimento per l’indipendenza, Seretse Khama, primo Presidente della Repubblica. Ricordato come padre della patria, fu prima re di una tribù tswana e capo del Partito Democratico del Botswana. Suo figlio, Ian Khama, ha seguito le orme del genitore, rivestendo le medesime cariche dal 2003, sempre a fronte di libere elezioni. Cinque mesi fa si è dimesso, cedendo l’incarico al suo vice, Masisi.

Questi lunghi anni di democrazia si sono distinti per un’elevata crescita economica, dovuta in larga parte ai giacimenti di prodotti minerari, che ha permesso di stabilizzare il paese. Considerato il punto di partenza, al momento della dichiarazione d’indipendenza, (due scuole, quaranta laureati e quindici chilometri di strade asfaltate, per non parlare dell’assenza di trasporto pubblico, elettricità e linee telefoniche) che lo costringeva al terzo posto al mondo nella classifica delle nazioni più povere, si può vedere un piccolo miracolo: il tasso di crescita è stato soddisfacente, il PIL si attestava tra i primi dell’Africa sub-sahariana ed è stato definito il terzo paese meglio governato del continente. Tutto questo, senza dimenticare che la popolazione si attesta intorno ai due milioni di abitanti, non è presente uno sbocco sul mare e le risorse naturali sono inferiori a quelle dei vicini.

Tutto ciò si basava sul commercio dei diamanti: lì si trovava l’80% dei proventi da esportazioni, più del 30% del PIL e circa un terzo delle entrate statali. L’imperfetto delle ultime frasi si giustifica nel calo globale della domanda del suddetto minerale: concentrando buona parte delle finanze su di esso, si è esposto il paese a un grosso rischio, concretizzatosi nel 2014. Il Governo deve ora trovare delle valide alternative per onorare i predecessori che si batterono per l’indipendenza del proprio paese.

Alessio Gaggero

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