Il primo novembre 2017 inizia la visita dell’ONU nei centri di detenzione migranti in Libia

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti Umani due anni fa inviò alcuni osservatori in Libia, per approfondire la questione riguardante i migranti che venivano fermati dalle autorità locali. Ciò che videro andava oltre ogni previsione.

Gli osservatori sono rimasti sconvolti da ciò a cui hanno assistito: migliaia di persone emaciate e traumatizzate, uomini, donne e bambini ammassati l’uno sull’altro, rinchiusi dentro hangar senza accesso ai servizi più basilari e spogliati della loro dignità umana. Molti di quelli rinchiusi nei centri di detenzione sono stati sottoposti al traffico di esseri umani, a rapimenti, torture, stupri e altre violenze sessuali, ai lavori forzati, allo sfruttamento, a terribili violenze fisiche, alla fame e ad altre atrocità nel corso dei loro viaggi attraverso la Libia, spesso per mano dei trafficanti.

Queste le parole di Zeid Ra’ad Al Hussein, allora Presidente dell’organo ONU che si è occupato della visita.

La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità.

Nel mirino, le politiche italiane ed europee sulla questione migrazione, che non riescono ad assicurare la salvezza di migliaia di persone:

L’Unione Europea e i suoi Stati Membri non hanno fatto niente per ridurre i livelli di abusi a cui sono costretti i migranti (ha continuato l’Alto Commissario per i Diritti Umani). Il nostro monitoraggio, infatti, mostra un peggioramento della situazione in Libia.

La richiesta alle autorità libiche era stata, perciò, di compiere significativi passi avanti verso l’eliminazione dei contesti che rimuovono i diritti umani, compresi quelli più basilari, tanto più se si attuano in luoghi sotto il loro controllo.

Alessio Gaggero

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