Genova inerme sotto le bombe inglesi

Fu la presenza ingente di cantieri navali e industrie metallurgiche a condannarla? O semplicemente costituiva l’obiettivo più vicino alla base navale inglese? Comunque sia, Genova se la vide molto brutta quella mattina del 1941, quando fu ferocemente attaccata dalla Marina di Sua Maestà. Erano passati solo tre mesi dal disastro di Taranto, dove le navi italiane subirono gravi danni ad opera dello stesso nemico.

Sembra che il programmato incontro tra Francisco Franco e Mussolini sia stato il movente dell’attacco. I due dittatori si sarebbero dovuti incontrare a Bordighera il 12 febbraio: in tale contesto, il Duce avrebbe tentato di convincere l’omologo spagnolo a entrare in guerra a fianco dell’Asse. Naturalmente, se ciò fosse accaduto, le conseguenze per gli Inglesi sarebbero state disastrose: proprio la base da cui partì l’attacco sarebbe stata quasi sicuramente persa.

Gibilterra era, ed è ancora oggi, infatti, uno dei cosiddetti Territori d’oltremare del Regno Unito: un residuato coloniale. In questo caso, si tratta di una piccola lingua di terra che dalla penisola spagnola cerca di raggiungere l’Africa. Una di quelle che un tempo venivano chiamate Colonne d’Ercole. In questo luogo tanto simbolico, la Marina inglese aveva fondato il suo avamposto nel Mediterraneo. Perderlo sarebbe stato un duro colpo.

L’operazione, dunque, costò 144 civili morti, 272 feriti e 254 edifici distrutti o gravemente lesionati, ma raggiunse l’obiettivo: Franco non si alleò a Hitler e Mussolini. Chissà quante vite furono salvate, a fronte di quelle strappate dalle bombe inglesi.

 

Alessio Gaggero

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