A undici anni dall’ultimo proiettile, tornano le BR

Roberto Ruffilli, questo il nome dell’ultima vittima delle Brigate Rosse. Il professore e senatore della Democrazia cristiana fu stroncato nel 1988, poco prima che scissioni interne e arresti portassero al disgregarsi dell’organizzazione terroristica che rapì e assassinò Aldo Moro. Per diciotto anni contribuì a rendere tali gli anni di piombo. Ne passarono poi undici senza bombe o proiettili che portassero il marchio della stella a cinque punte. La mattina del 20 maggio 1999, però, quel passato tornò a far paura. A uccidere.

Professore di diritto del lavoro tra Catania, Napoli e Roma, fu anche amministratore e consigliere dell’Ente Nazionale Assistenza al Volo, nonché consulente del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Agli occhi degli estremisti armati, un servitore dello Stato.

Grazie ai testimoni, la ricostruzione giudiziaria della dinamica fu piuttosto lineare. D’Antona esce di casa verso le 8.00, percorre a piedi la sua strada fino a un cartellone pubblicitario, che lo cela agli sguardi che arrivano dalla carreggiata; qui viene bloccato da due persone, già appostate in un furgone lì vicino da quasi tre ore: gli scaricano addosso tutto il caricatore, per assicurarsi che non riprenda mai più a respirare, e se ne vanno in direzioni opposte. La vita del professore si ferma, il terrore ricomincia.

 

Bastano poche ore e inizia a circolare un lungo documento di rivendicazione dell’agguato:

Il giorno 20 maggio 1999, a Roma, le Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Combattente hanno colpito Massimo D’Antona, consigliere legislativo del Ministro del Lavoro Bassolino e rappresentante dell’Esecutivo al tavolo permanente del “Patto per l’occupazione e lo sviluppo”. […]

In quegli anni era infatti in atto un tentativo trasversale di ristrutturazione del mondo del lavoro. Quel Patto per l’occupazione e lo sviluppo ne faceva parte, ma non piaceva ai nuovi terroristi rossi, che lo consideravano:

[…] centrale nella contraddizione classe/Stato, perno su cui l’equilibrio politico dominante intende procedere nell’attuazione di un processo di complessiva ristrutturazione e riforma economico-sociale, di riadeguamento delle forme del dominio statuale, base politica interna del rinnovato ruolo dell’Italia nelle politiche centrali dell’imperialismo.

Le Nuove Brigate Rosse, o Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Combattente, sorsero dalle ceneri della vecchia organizzazione e tentarono di riprenderne l’opera, andando a colpire  uomini dello stato e personalità cardine.

Per quattro anni riuscirono a tenere viva la lotta armata di matrice comunista a fine eversivo: D’Antona fu, infatti, solo la prima delle vittime. Nel 2002 colpirono Marco Biagi, altro consulente del Ministero del lavoro, promotore di una riforma del lavoro, la cui legge prese il suo nome. L’anno successivo, temendo di essere scoperti dagli agenti della PolFer, Galesi e Lioce aprono il fuoco sul treno Roma-Firenze su cui stanno viaggiando. La testa dell’organizzazione cade in quell’occasione: Galesi, dopo aver ucciso un agente, viene ferito a morte, mentre Lioce viene catturata. Le Nuove BR vengono sostanzialmente smantellate, anche grazie alle numerose e dure condanne inflitte agli attentatori.

 

Alessio Gaggero

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