1986: omicidio del premier svedese Olof Palme

Venerdì 28 febbraio 1986, Stoccolma: Olof Palme e la moglie Lisbet sono usciti da alcuni minuti dal cinema Grand. Il primo ministro è senza scorta. Ha ripetuto in più occasioni di sentirsi tranquillo “in un paese tollerante e democratico come la Svezia”. Sono passate da poco le 23, è una notte fredda e buia. Un uomo si rivolge d’improvviso, imprecando, al primo ministro e spara alcuni colpi di pistola. Il premier muore poco dopo. Con lui muore la stagione più fertile della socialdemocrazia europea.

L’omicidio di Olof Palme è il più grave trauma collettivo vissuto della Svezia moderna. Un paese neutrale da due secoli, con uno scenario sociale decisamente meno conflittuale in confronto alla maggioranza degli stati europei del periodo, si trova a fare i conti con l’assassinio del proprio primo ministro e leader del partito di maggioranza. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di un colpevole: l’assassino è difatti fuggito senza essere riconosciuto. Ai funerali del 15 marzo seguente partecipano i principali leader d’Europa e delegazioni da ogni parte del mondo.

Il primo sospettato, un criminale tossicodipendente di nome Christer Pettersson, viene assolto in secondo grado per mancanza di prove. Le voci riguardo una sua confessione, sia prima che dopo la morte dell’uomo nel 2004, non sono state considerate attendibili, così come i 134 mitomani che, nel corso delle indagini, si sono dichiarati colpevoli a sproposito. L’omicidio è rimasto avvolto da un alone di mistero, l’arma del delitto non è stata ritrovata e sono state avanzate le più diverse ipotesi riguardo alle responsabilità e al movente: dall’estremismo politico di stampo neofascista con coinvolgimento di strutture segrete “stay behind” svedesi o della CIA o della P2, all’omicidio su commissione del governo sudafricano per il supporto di Palme alla causa dell’African National Congress contro l’apartheid, fino al delitto voluto dagli Stati Uniti, al terrorismo, a motivi politici ed economici, e al suo ruolo mondiale come inviato di pace delle Nazioni Unite; sono anche stati ipotizzati possibili motivi personali, o il gesto di uno squilibrato solitario.

Il colpevole ancora oggi non si conosce, ma si possono identificare alcuni dei motivi che potrebbero aver indotto l’omicidio, tracciando un breve profilo di Palme. Nato nel 1927 da una ricca famiglia aristocratica, orfano di padre, già da bambino parla svedese, tedesco, francese e russo. Ottenuta la maturità in un rinomato istituto privato, presta servizio militare e inizia gli studi in legge all’Università di Stoccolma, dove comincia il suo attivismo politico. Una serie di viaggi negli Stati Uniti, in Messico e in Asia plasma ulteriormente il suo profilo umano e politico, portandolo a elaborare riflessioni e convinzioni sulla povertà e le disuguaglianze sociali che lo accompagneranno per tutto il suo percorso. I viaggi nell’Est Europa, in particolare, lo spingeranno ad allontanarsi sempre più dal comunismo sovietico, di cui contesterà in varie occasioni i metodi repressivi.

A poco più di vent’anni Palme ha già acquisito un’importante esperienza del mondo. Le sue doti di comunicatore e la sua conoscenza delle dinamiche socioeconomiche globali lo portano a essere notato da Tage Erlander, storico leader socialdemocratico, con cui si crea un rapporto di amicizia e una duratura sintonia politica.

In Svezia la tradizione socialdemocratica, ininterrottamente al governo per oltre sessant’anni, ha costruito dagli anni Trenta una forma avanzata di welfare che tutela i singoli e offre loro eguali opportunità. Piena occupazione, assistenza sanitaria, istruzione di massa, diffuso sistema pensionistico sono i cardini di un sistema sociale imperniato sulla centralità del Partito socialdemocratico e sul suo strettissimo rapporto con il movimento sindacale.

Il compromesso socialdemocratico è stato il frutto della necessità di uscire dalla profonda recessione degli anni Trenta. La crisi del ‘29 era una crisi del modello liberista, una crisi da disuguaglianze e da deregolamentazione dei movimenti finanziari. La risposta sono state le politiche keynesiane che hanno favorito la crescita e la tendenza a una maggiore equità distributiva: la spesa pubblica, la creazione di nuova occupazione, l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori sono il risultato di una politica in grado di coniugare sviluppo e integrazione sociale. Il sistema svedese è stato in grado di garantire un sistema di welfare universalistico, in cui vengono forniti servizi indiscriminatamente a tutti i cittadini, non solamente assistenza ai bisognosi o servizi selettivi. Il tema del welfare è inserito in una visione complessiva della politica, della società e dell’economia.

Quando Palme viene eletto presidente del Partito Socialdemocratico e Primo Ministro, nel ‘69, il sua primo governo si caratterizza per l’accentuazione del carattere egualitario della politica fiscale. La pressione fiscale complessiva già prima incideva fino al 64% del reddito; tuttavia i redditi più alti pagano una percentuale di imposte proporzionale rispetto ai redditi più bassi, anche a fini di ridistribuzione del reddito, i livelli di corruzione sono molto bassi e la rete di welfare risulta molto efficiente. Palme sostiene il “piano Meidner”, che prevede il graduale trasferimento a fondi gestiti dai sindacati di sempre maggiori quote del capitale azionario delle grosse imprese, con partecipazione agli utili e azionariato popolare tra dipendenti su spinta dello Stato. Tuttavia non riuscirà a essere messo completamente in pratica, né la Svezia adotterà una totale economia pianificata di tipo collettivista o mista.

Ben presto, Palme è bersaglio di aggressive polemiche e campagne d’opinione a causa del suo presunto estremismo da parte della destra e del suo moderatismo da parte della nuova sinistra. Intorno alla metà degli anni Settanta, s’inceppa il meccanismo virtuoso di crescita stabile e sostenuta: la spesa pubblica elevata e gli alti contributi dei datori di lavoro privati ai fondi pensione producono inflazione; alcuni settori tradizionalmente forti dell’economia sono colpiti dalle conseguenze della crisi del petrolio. Questo porta alla vittoria dei conservatori alle elezioni del ‘76, i quali tuttavia non mettono realmente in discussione i tratti generali del sistema; nell’82, dopo la nuova vittoria socialdemocratica, Palme torna premier.

Si rende conto dei cambiamenti in atto, coglie il pericolo di una crisi di lunga durata del capitalismo, di forti correnti reazionarie scatenate dalla recessione degli anni Settanta, di un’offensiva neoliberista sul piano ideologico e pratico.

Il rischio – dice profeticamente Palme nel 1977 – è che il capitalismo, trovandosi sulla difensiva, diventi duro, brutale e repressivo, finendo così per diventare pericoloso.

Di fronte alla crescente aggressività del capitalismo vede la necessità di una gestione programmata dell’economia, di un progresso verso uno stadio più avanzato della democrazia, la democrazia economica, che nella sua concezione rappresenta il seguito e il complemento della democrazia sociale, che costituisce a sua volta il prolungamento della democrazia politica:

Non esiste un ‘noi e loro’, solo ‘noi’. La solidarietà è e deve essere indivisibile.

Palme è cosciente di problemi che col tempo si riveleranno ben più pressanti e propone soluzioni adeguate ad affrontare le nuove sfide poste dalle tematiche ambientalistiche: la crescita si deve concentrare nel sociale, nell’ambiente, nella formazione, nella tecnologia.

L’aspetto innovatore della leadership politica di Palme è la grande attenzione alla politica estera, intesa non solo come difesa degli interessi svedesi ma anche come lotta per i diritti e l’uguaglianza a livello globale. Il “neutralismo attivo” della Svezia di Palme fonde elementi classici della politica estera svedese con l’idea di socialismo europeo e internazionale: pur cercando di rimanere al di fuori delle dinamiche della guerra fredda, evitando l’adesione sia alla NATO che al Patto di Varsavia, Palme non manca di far sentire la propria voce in ambito internazionale, specialmente riguardo ai paesi del cosiddetto Terzo Mondo e alla necessità di un disarmo nucleare concordato.

Critica le operazioni americane in Vietnam, paragonando i bombardamenti sul Vietnam del Nord ai massacri dei nazisti, una dichiarazione che porta alla crisi diplomatica e spinge il governo USA a ritirare il suo ambasciatore in Svezia. Non meno dura è la posizione nei confronti dell’Unione Sovietica: attacca la repressione della Primavera di Praga nel ‘68 e l’invasione dell’Afghanistan nel ‘79. Condanna il regime di Pinochet in Cile, l’apartheid in Sudafrica, la dittatura di Francisco Franco in Spagna, la corsa agli armamenti nucleari e le disuguaglianze globali. Difensore dell’anti-colonialismo, finanzia l’African National Congress di Nelson Mandela e l’OLP di Yasser Arafat. È il primo leader occidentale a visitare Cuba nel ‘75. I suoi rapporti divengono critici anche con Israele dopo i massacri di Sabra e Shatila dell’82.

Interagisce con le Nazioni Unite per il rispetto internazionale dei diritti umani, e non si sarebbe esclusa una sua candidatura come segretario. Ricopre il ruolo di mediatore internazionale nella guerra fra Iraq e Iran, nel 1980. La sua caratura politica gli garantisce inoltre un importante ruolo all’interno dell’Internazionale socialista, in anni in cui la socialdemocrazia europea viveva grandi sviluppi – erano infatti gli anni di Brandt, Kreisky e del rafforzamento dei socialisti nell’Europa meridionale.

Un leader di un Paese con poco più di 8 milioni di abitanti in grado di avere un’ampia veduta del mondo, forse un utopista con una buona dose di concretezza:

Io sono un socialdemocratico svedese, un socialista democratico europeo. Noi ci pensiamo come un movimento di liberazione. […] Come socialdemocratici non abbiamo la pretesa di disegnare la società perfetta del futuro. Forse perchè non abbiamo sufficiente immaginazione e profetico talento. Quello per cui lavorano i socialdemocratici è semplicemente una società che dia a ognuno l’opportunità di realizzare i propri progetti di vita.

 

Silvia Boverini

Fonti:
www.it.wikipedia.org; S. Morosi, P. Rastelli, “28 febbraio 1986, l’omicidio irrisolto del primo ministro svedese Olof Palme”, http://pochestorie.corriere.it; G. Clarizia, “32 anni fa cadde nel mistero Olof Palme, lo svedese che lottò per il mondo intero”, https://fondazionenenni.blog; L. Fubini, “L’esperienza socialdemocratica di Olof Palme”, www.socialismoitaliano1892.it; R. Ottaviani, “Olof Palme: vita e politica di un socialista”, www.pandorarivista.it; A. Garzia, “Chi era Olof Palme”, https://ilmanifesto.it

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