conflitto

La prima vittima del conflitto è la verità

Si dice che la prima vittima del conflitto sia la verità. Se ciò è vero è perché ad essere ucciso dal conflitto è il dialogo. Anzi, ancor di più: perfino il confronto risulta compromesso, quando non del tutto soppresso.
Se si vuole gestire un conflitto altrui, come accade nella mediazione, occorre far sì che le parti (le persone) coinvolte abbiano la possibilità di esprimersi, di raccontare e di raccontarsi, e di sentirsi comprese. Se ciascuna parte ottiene da chi gestisce il conflitto soltanto di essere udita, ma non sentita, è assai improbabile che si ristabilisca un confronto. E ancor più arduo è che si giunga ad un dialogo e, a seguito di questo, a quell’autentico riconoscimento reciproco tra le persone che l’escalation del conflitto aveva seppellito sotto strati di paure, ostilità, risentimenti, pregiudizi, angosce, perdite e tristezze.
Tuttavia, se ciascuna delle persone in conflitto si sente ascoltata e, quindi, riconosciuta dal terzo (mediatore), non essendo più impegnata nello sforzo di farsi capire, di argomentare e di persuadere, avrà maggiori possibilità di svolgere un confronto con la controparte. Un confronto, in realtà, che è suscettibile di assumere le forme del dialogo.

Tratto dalla relazione di A. Quattrocolo (“La Mediazione Sanitaria, Penale e Organizzativo-Lavorativo”) al convegno “LA MEDIAZIONE A 360°. Presso l’Arena Samsung di Piazza della Repubblica, Milano, 18 ottobre 2017

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