Veneto Fronte Skinhead vs Rete Como Senza Frontiere

Un anno fa, la sera del 28 novembre 2017, una scena surreale ha colpito i membri di un’associazione di Como. Surreale nella misura in cui sembra uscita da un (evidentemente non troppo) lontano passato: una quindicina di persone con maglie nere, che, non invitate, impongono la propria presenza e le proprie parole a una pacifica riunione associativa. Quanti di noi fanno parte di realtà assimilabili, quantomeno formalmente, a Rete Como Senza Frontiere possono facilmente immaginare la situazione.

Mentre si sta discutendo di uno dei punti all’ordine del giorno, suona il campanello. Forse sono i soliti ritardatari che non hanno avvisato. Qualcuno va ad aprire e un fiume di persone si riversa nella stanza con fare militaresco, circondando il tavolo e tutti i presenti. In rispettosissimo silenzio, ascoltano il loro portavoce, che legge un duro messaggio in contrasto netto con i fini dell’associazione che hanno invaso. Qualche insulto e levano il disturbo, senza torcere un capello a nessuno.

 

 

 

 

 

 

 

Nessuna violenza? Lo valuteranno i giudici competenti, alla cui attenzione sono stati sottoposti i presunti reati di intimidazione, violazione di proprietà privata e apologia di fascismo. La motivazione alla base del blitz, invece? “La sostituzione del popolo europeo con dei non popoli” sostenuta dai “soloni dell’immigrazionismo a ogni costo”, vale a dire la Rete stessa.

Rimane significativo ciò che dice Annamaria Francescato, portavoce dell’associazione:

Evidentemente diamo fastidio e quindi… bene, però vuole anche dire che il lavoro da fare è molto, perché se loro fanno queste cose vuol dire che si sentono legittimati.

Forse, però, una breccia nel muro nero è stata aperta proprio quella sera, facendo intravedere uno spiraglio di speranza: l’ultima persona ad uscire dalla stanza prende un volantino direttamente dalle mani di un membro di Rete Como.

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