strumentalizzazione stupri

Strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri

La strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri passa sopra il dolore delle vittime e dei loro cari

Su certa stampa e su certi social media è in corso un’insistente strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri (sul blog ormai sono diversi i post dedicati al tema del nazionalrazzismo). Si tratta di una comunicazione che non ha alcun riguardo per le persone che coinvolge: le vittime, coloro che ad esse vogliono bene e le popolazioni criminalizzate dalla retorica nazionalrazzista.

Partiamo dalle vittime.

Quando siamo vittime di una prepotenza, di un sopruso, di una violenza, ci capita di chiederci “perché?” E vorremmo chiedere all’aggressore proprio questo: Perché? Perché l’hai fatto? Come hai potuto? Non ti sei reso conto che sono un essere umano e non una cosa?

Da vittime di una violenza sentiamo il bisogno di una risposta a queste e ad altre domande che stanno su non dissimili registri. E abbiamo bisogno, quindi, di giustizia, di riparazione. Di una giustizia e di una riparazione che non sono solo quelle conseguibili nei tribunali.

Così, molto spesso non ci placa la più esemplare delle sanzioni detentive per il reo, né ci basta la sua condanna ad un risarcimento economico, per quanto cospicuo. Abbiamo bisogno di qualcosa di più e di diverso. Di un significato. Abbiamo bisogno di colmare una voragine, un vuoto di senso. Di trovare uno spazio di recupero. Anche di ritrovare la serenità derivante dal potersi (ri)fidare degli altri.

Ma non è per questo tipo di esigenze – morali, esistenziali, emotivo-affettive, relazionali, piscologiche e sociali – che esistono le procedure giudiziarie e le aule di tribunale[1].

Spetta ad altri pezzi della società interessarsi a queste dimensioni. In parte spetta anche alla politica. E la strumentalizzazione della sofferenza della vittima da qualsiasi parte arrivi, quale che sia l’intenzione con la quale è svolta, non soltanto non fornisce risposte a quelle domande e a quelle esigenze, ma rischia fortemente di ri-vittimizzare la persona offesa dal delitto e tutti coloro che patiscono con lei. L’effetto, infatti, può essere quello di sentirsi ancora una volta trattati come oggetti, essendo considerati soltanto come esempi, come numeri, insomma, come assi da calare sul tavolo della partita elettorale.

Così le affermazioni del deputato leghista Cristian Invernizzi (la proposta della castrazione chimica, l’accusa di corresponsabilità rivolta a chi è a favore dell’accoglienza) – a commento dello stupro dell’operatrice ventiseienne di una struttura di accoglienza nella Bassa Bergamasca, che ospita 31 richiedenti asilo – assai poco probabilmente possono risuonare in termini di vicinanza emotiva, di reale interesse umano per la vittima di quell’aggressione violentissima e oltraggiosa.

Che differenza tra le parole del deputato e quelle di Daniela Testa, la collega dell’educatrice che ha subito quella violenza sessuale, riferite dal Corriere della Sera! Da una parte un esponente politico che stimola emozioni violente e odio, dall’altra una persona che spiega e che ragiona.

Come non pensare anche alla signora Chinyery, la vedova di Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne richiedente asilo, scampato alle carneficine di Boko Haram, che in Nigeria aveva ucciso i genitori della coppia e la loro figlioletta? Dopo la condanna di Amedeo Mancini, l’italiano che a Fermo aveva picchiato a morte Emmanuel, intervenuto in difesa della compagna dai suoi insulti razzisti, Chinyery ha rinunciato a ogni azione risarcitoria, in cambio dell’impegno del condannato a pagare i 5.000 Euro per il rimpatrio della salma. Poi ha dichiarato: «Non lo odio. Vorrei solo che avesse il coraggio di guardarmi e dirmi perché, però adesso è tardi»[2].

La superficialità delle analisi nazionalrazziste sulle violenze sessuali

Ciò che conta, per questa campagna nazionalrazzista, è dipingere tutti i migranti come probabili stupratori.

Perciò la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri viene svolta con una superficialità impressionante.

Tale superficialità emerge, in primo luogo, dal fatto che il nazionalrazzismo limita il suo “discorso” ai dati disponibili, cioè a quelli relativi alle violenze denunciate. E ci si avventa sopra, asserendo che gli immigrati stuprano 4 volte di più degli italiani.

Ma trascura un piccolo particolare: la violenza sessuale è messa in atto soprattutto in famiglia e per lo più da maschi italiani.

È quasi nauseante dover andare a studiare i numeri, ma a volte tocca farlo, sperando di non risultare minimizzanti verso le sofferenze personali e familiari degli individui coinvolti.

Il Ministero dell’Interno ha diffuso i dati relativi ai primi 7 mesi dell’anno: 2.333 casi di stupro nel 2017 e 2.438 persone denunciate o arrestate[3]. Tra queste, 1.534 sono italiane e 904 straniere, dunque, è apparentemente vero che quasi 4 denunciati su 10 (esattamente il 37%) sono stranieri, ma non è vero che 4 su 10 sono immigrati[4].

Se consideriamo il totale degli immigrati, si ha che uno ogni 1.300 è stato denunciato per violenza sessuale. Il che significa un’incidenza non quadrupla, ma doppia[5]. Che è tanto, tantissimo, perché il numero dovrebbe essere zero. Come per gli italiani, del resto.

Inoltre, è discutibile il tentativo di ricondurre la maggior parte degli stupri commessi da stranieri a coloro che arrivano dalle coste africane sui barconi[6]. Come rileva il giornale on line TPI, «le nazionalità coinvolte in misura superiore non sono quelle a cui rimanda la retorica anti-migranti diffusa nel nostro paese, che accusa soprattutto persone provenienti sui barconi dalle coste dell’Africa. Per questo è più corretto parlare di stranieri in generale, non di migranti[7]».

La lacunosità dei dati ufficiali è taciuta dalla strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri

Naturalmente alla campagna d’odio nazionalrazzista non interessa granché considerare che i dati ufficiali sulle violenze sessuali denunciate possano non essere realmente rappresentativi delle caratteristiche del fenomeno. Otto casi su dieci restano ignoti. Quindi, conosciamo le caratteristiche degli autori e delle vittime soltanto di due casi su dieci. Chi sono le vittime e chi sono gli autori nell’80% dei casi? Non lo sappiamo.

  • Le vittime potrebbero essere tutte donne italiane che si sono astenute dal denunciare dei violentatori immigrati ? Teoricamente è possibile.
  • Potrebbe esservi anche nel sommerso la stessa distribuzione delle nazionalità degli autori di reato rilevata per gli stupri noti? È possibile.
  • Ma è anche possibile che siano per lo più stupri commessi ai danni di donne italiane o straniere da parte di partner, ex partner, famigliari, amici o conoscenti. Sono, infatti, questi i casi in cui più rare sono le denunce. E, se così fosse, potremmo essere certi che responsabili degli stupri non siano, in realtà, in schiacciante maggioranza proprio gli italiani?
  • Oppure, e non vi sarebbe da stupirsi, potrebbe anche darsi che gli immigrati siano stupratori esattamente nella stessa misura in cui lo sono gli italiani.

In tutti i casi, la questione riguarda la rappresentazione che il mondo maschile ha della donna. Ed è da folli, da disinformati o da malintenzionati affermare che ciò interessi soltanto le culture di provenienza degli immigrati.

Altre “piccole” dimenticanze della strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri

Vi sono alcuni aspetti sull’orribile fenomeno della violenza sessuale che la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri non si cura di fare presente nella sua martellante propaganda. Ad esempio, nella campagna nazionalrazzista c’è un silenzio assordante sulle situazioni in cui la vittima non è italiana.

I clienti delle vittime della tratta sono perlopiù italiani

A proposito delle vittime straniere di stupro, come si spiega che alla propaganda nazionalrazzista non venga mai in mente di considerare le vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale[8]?

I trafficanti e gli sfruttatori sottopongono queste giovani, spesso minorenni (ma c’è anche la tratta dei ragazzini ed è in crescita), a violenze di tutti i tipi, con un’intensità e una crudeltà inaudite. Ma queste ragazze sono anche stuprate, sia in senso letterale che in senso più ampio, dai clienti.

Naturalmente alla propaganda nazionalrazzista, intenta a promuovere l’idea del nero che aggredisce la donna bianca, come fa Forza Nuova con un suo recente manifesto, non conviene affatto far presente che a rendere possibile questo traffico di esseri umani sono gli italiani e gli europei. E non mi riferisco soltanto alla criminalità organizzata autoctona (Cosa Nostra, ad esempio), che pure in tale traffico è coinvolta parecchio e ci lucra tantissimo. Mi riferisco anche ai clienti. Perché, trattandosi di un mercato, anche in tale caso, senza domanda non ci sarebbe offerta.

Inoltre, come si potrebbe definire il rapporto sessuale di un uomo con una ragazza (spesso una ragazzina), a dir poco spaventata, costretta con ricatti di varia natura e con spietata violenza fisica a stare sulla strada per farsi caricare? Non è qualcosa di simile allo stupro anche l’atto compiuto dai clienti su queste giovanissime, costrette a prostituirsi? Clienti che, guarda un po’, sono quasi tutti italiani.

Occorre proprio ricordare che il codice penale punisce chiunque induca qualcuno a compiere atti sessuali “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica”? Si può negare che le ragazze vittime di tratta siano in condizioni di inferiorità fisica o psichica?

Se possiamo equiparare alla violenza sessuale i rapporti sessuali dei clienti con le ragazze vittime della tratta, come cambiano, allora, i numeri e le proporzioni su cui tanto si concentra il nazionalrazzismo per sostenere la naturale perversità degli immigrati?

Anche l’orribile primato del turismo sessuale tocca agli italiani

Ancora: se prendiamo in considerazione il turismo sessuale degli italiani, come cambiano, allora, i numeri? Cosa ci dice questo fenomeno rispetto all’inclinazione degli italiani allo stupro e alla pedofilia?

Come mai su questo schifoso fenomeno il nazionalrazzismo non compie le solite generalizzazioni e non propone castrazioni chimiche per i sex offenders? Perché la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri trascura il fatto, segnalato tempo fa da Ecpat Italia, che gli italiani (per lo più uomini) sono ai primi posti come clienti di bambine e bambini fatti prostituire in Paesi del Terzo Mondo?

Ricordiamoci che, tra gli altri quotidiani, appena due anni fa, Il Giornale segnalava che l’Ente bilaterale nazionale del turismo (Ebnt) denunciava il primato italiano nel turismo sessuale: 80.000 italiani.

Diciamolo: ottantamila italiani che stuprano! A meno che qualcuno non voglia tirare in ballo anche in tal caso qualche grottesca scusa, sulla falsariga dell’aberrante teoria della vis grata puellae (t.l.: “la violenza è gradita alla fanciulla”).

Se applicassimo al turismo sessuale la generalizzazione compiuta dalla strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri ai danni degli immigrati, a quale conclusione dovremmo pervenire? Che tutti i maschi italiani sono pedofili stupratori?

Quale manifesto, sullo stile di quello di Forza Nuova, andrebbe confezionato in tal caso? Forse l’immagine di un bambino e di una bambina dalla pelle scura, aggrediti sessualmente da un uomo bianco, che ha il tricolore italiano stampato sulla camicia?

Sarebbe una rappresentazione degli italiani intollerabilmente ingiusta, volgarmente offensiva e diabolicamente perversa, oltre che di cattivissimo gusto. Come, mi permetto di dire, è intollerabilmente ingiusto, volgarmente offensivo, diabolicamente perverso e di cattivissimo gusto il manifesto di Forza Nuova.

Le donne straniere in Italia sono più vittime di quelle italiane

Marco Cobianchi su il Giornale del 24 settembre di quest’anno, citando il sito Truenumbers.it, scrive che le donne straniere sono più esposte di quelle italiane alla violenza, cioè allo stupro e al femminicidio. E lo stesso dicasi per i bambini stranieri.

Puntualizza Cobianchi che, «se si separa lo scandalo collettivo e la prurigine giornalistica dai fatti veri, si scopre che, in realtà, l’Italia è un Paese dove le donne sono infinitamente più rispettate che in altri Paesi o altre culture. Parlare di statistiche quando si tratta un tema così delicato può sembrare crudele, ma se si vuole capire che cosa succede nella pancia del Paese bisogna guardare i numeri e non i giornali che della esibizione del sangue fanno la loro linea editoriale».

Poco più avanti aggiunge:

«Il grafico in queste pagine spiega che le donne straniere sono vittime di omicidi 4 volte di più delle italiane. E che nel 1995 le donne straniere venivano ammazzate addirittura 17,5 volte di più. Chiaramente questa statistica non dice chi è l’autore di questi delitti, ma dice che l’Italia è un Paese molto più pericoloso per le donne non italiane che per le italiane. Idem per i bambini, come vedremo».

La strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri racconta solo la parte che serve a suscitare odio, paura e orrore verso l’immigrato.

Su ITALIAPATRIAMIA, il 20 settembre, si legge:

«Ennesimo caso di stupro, ormai è diventato un virus contagioso, questa volta tocca alla provincia di Bergamo. L’ennesimo atroce atto brutale è avvenuto stavolta in una struttura d’accoglienza per migranti dove vengono esaminate le richieste d’asilo. Le due bestie in attesa di asilo sono state arrestate dopo che il fatto è stato segnalato, il tutto avvenuto alle 10 di questa mattina».

Questo articolo di Italiapatriamia si guarda dal raccontare anche che in difesa dell’operatrice, aggredita da un richiedente asilo da poco arrivato dalla Sierra Leone, sono intervenuti altri due ospiti della struttura, cioè altri due richiedenti asilo, i quali hanno sfondato la porta del bagno in cui veniva consumata la violenza. Questo particolare, infatti, attenuerebbe almeno un po’ l’efficacia della campagna nazionalrazzista, volta a generalizzare un singolo comportamento delittuoso per criminalizzare tutti gli immigrati, richiedenti asilo inclusi, e tutti coloro che non la pensano come i nazionalrazzisti e che non svolgono ragionamenti razzisti.

Inoltre, l’articolo in questione rivela anche una scarsa conoscenza del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo. Nelle strutture d’accoglienza non si esaminano le richieste di asilo. Tale compito spetta alle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. La struttura di accoglienza, come quella in cui si è verificata l’aggressione, invece, è il posto in cui i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale sono ospitati e supportati.

La strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri gioca sempre la carta della generalizzazione

Il deputato leghista Cristian Invernizzi non potrebbe essere più esplicito. Si legge, infatti, su il Giornale che avrebbe affermato:

«Chi vuole far finta di non vedere lo scempio di questa falsa accoglienza di falsi profughi è responsabile quanto i carnefici. Subito castrazione chimica ed espulsione immediata per questi soggetti».

Quindi, la violenza sessuale di un individuo della Sierra Leone si presta immediatamente per qualificare tutti come falsi profughi e potenziali stupratori (da castrare). Chi vuole far finta di non vedere è co-autore della violenza, secondo la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri. Che, però, ovviamente si guarda dal compiere analoghe generalizzazioni quando il reato è commesso da soggetti diversi da quelli che sono il bersaglio preferito della loro campagna d’odio.

Seguendo la logica Cristian Invernizzi, sarebbero falsi profughi e probabili stupratori anche i due ospiti della struttura di accoglienza accorsi a liberare la ragazza e a tentare di fermare l’autore della violenza? Sarebbero anch’essi meritevoli di espulsione?

Andrebbero castrati chimicamente ed espulsi, oltre ai membri del branco di Rimini – che ha stuprato anche una trans peruviana (la quale, chissà perché, viene sempre dimenticata nelle narrazioni nazionalrazziste, mentre è proprio colei che ha fornito la descrizione necessaria all’identificazione dell’unico maggiorenne del gruppo) -, anche:

  • il ventitreenne del Bangladesh accusato di avere stuprato e rapinato una turista finlandese
  • il giovane polacco ricercato per avere legato, picchiato e stuprato una signora tedesca senza fissa dimora
  • il ventiseienne italiano, di Latina, arrestato con l’accusa di avere stuprato una giovane turista italiana in un bungalow
  • i due carabinieri accusati di avere violentato due studentesse statunitensi a Firenze ?

Inoltre: se oltre il 60% degli stupri in Italia è commesso da italiani, allora andrebbero espulsi gli italiani, no?

No, ovviamente. Ma non perché sarebbe poco pratico e un tantino assurdo, ma perché, ci insegna la propaganda nazionalrazzista, c’è una innegabile superiorità etnico-culturale degli italiani. Afferma la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri che, per la loro superiorità, gli italiani sono inconfrontabili con i brutti ceffi neri: tutti uguali e tutti animali, anzi bestie.

Ancora, sempre seguendo la logica sottesa alla strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri: se gli immigrati maschi sono tutti o quasi probabili stupratori, perché non espellere soltanto loro e lasciare tranquillamente risiedere in Italia le donne straniere, che certo non stuprano, ma semmai vengono stuprate?

Alla strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri non interessano i vissuti delle vittime

In realtà, il nazionalrazzismo non pare interessarsi un granché a come stanno, a come si sentono, a cosa vivono le vittime della violenza di genere o le vittime di reato in generale. Se così fosse, infatti, vi sarebbe una vicinanza nei confronti di tutte le vittime di violenza, manifestata con pari empatia, a prescindere dalla loro nazionalità e da quella del reo.

Ad esempio, rispetto alle due ragazze statunitensi di Firenze l’empatia di Matteo Salvini è stata davvero scarsina, mentre di non poco peso è stato il garantismo manifestato vero i carabinieri indagati. Un atteggiamento garantista che, in linea con una doppia morale nazionalrazzista, il segretario della Lega, però, non dimostra quando ad essere sotto accusa sono degli immigrati.

Nella strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri si mettono in giro anche delle bufale, ri-vittimizzando le due studentesse americane. Forse perché la loro “colpa” è quella di avere denunciato di essere state aggredite non da degli africani ma da due italiani e, per giunta, da due carabinieri. Così, si blatera di un’inesistente polizza assicurativa, che avrebbero stipulato le due ragazze contro lo stupro, e si fa circolare una foto fasulla che le ritrae nel mezzo di un festino alcolico[9].

Sui fatti di Rimini, dunque, si scatena la propaganda anti—immigrati del nazionalrazzismo, che mortifica in primo luogo le vittime, insistendo anche sulla pruderie di particolari irrilevanti. Nel caso di Firenze, invece, la propaganda nazionalrazzista si sposta (apertamente o sommessamente) al fianco degli indagati e rivela un atteggiamento giustificazionista, che essa non ammetterebbe mai per altri indagati o imputati. E la campagna nazionalrazzista non si cura del fatto che, con questi argomenti giustificazionisti, è come se ri-violentasse le due studentesse, accusandole, esplicitamente e implicitamente, di essersela cercata.

In realtà, riesce davvero difficile capire qual è la reale differenza tra questo atteggiamento nazionalrazzista, di colpevolizzazione delle due giovani vittime americane, e quello, gravissimo, di quel mediatore culturale che su Facebook scrisse: «nel corso della violenza la donna poi diventa calma e gode come in un rapporto sessuale normale».

Alberto Quattrocolo

[1] In questi giorni non si può non aggiungere che anche sul fronte della risposta giudiziaria, talvolta, la delusione può essere massima e dolorosissima: Repubblica riferisce che una sedicenne, dopo le violenze subite dal padre, nel 2001 era stata in una casa per minori a Torino dove fu abusata e drogata proprio dall’educatrice del centro, ma dopo 16 anni di lungaggini giudiziarie, la Corte di Cassazione la sera del 21 settembre di quest’anno, ha riconosciuto la prescrizione dei reati a carico degli imputati (l’educatrice, il marito e un amante di costei).

[2] Tanto per non farle mancare nulla del peggio di cui noi esseri umani siamo capaci, dopo così tanta violenza subita, qualcuno ha anche creduto opportuno colpire ancora con insulti razzisti Chinyery. E si è trattato di un poliziotto. Tale puntualizzazione non intende significare che tutti i poliziotti sono dei razzisti violenti, ma che lo è stato quel singolo soggetto. E’ bene precisarlo per segnare la differenza con la logica nazionalrazzista, così incline alla generalizzazione dei deprecabili atti di singoli individui quando questi sono immigrati, come nel caso della strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri.

[3] Nello stesso periodo del 2016 erano 2.345, quindi a differenza degli altri reati, diminuiti del 12%, questa fattispecie criminale è sostanzialmente rimasta invariata.

[4] Poi, la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri, affermando di compiere un esame accurato dei dati, in realtà, non approfondisce granché. Infatti, facciamo due conti senza pregiudizi:

  • Il 99% degli stupri è commesso da persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Trascuriamo allora quell’1%.
  • I cittadini italiani di sesso maschile, residenti in Italia, di età compresa tra i 20 e i 40 anni sono 4.167.924 (inclusi gli stranieri, il totale della popolazione maschile residente in Italia di quella fascia di età è 5.091.944)
  • Se sono italiani quelli che hanno commesso i 1.534 stupri denunciati, allora vuol dire che, su poco più di 4 milioni di maschi italiani (usi gli stranieri), a stuprare sono uno ogni 2717 individui.
  • Invece i 904 stupri commessi dagli stranieri equivalgono a uno stupratore ogni 1022 stranieri presenti in Italia.

L’incidenza degli stranieri accusati di stupro rispetto agli italiani, dunque, non è quattro volte tanto, come dice la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri. Ma è vero che è, comunque, molto di più: 2,65 volte in più.

[5] Infatti, va considerato che il gruppo di quei 904 stranieri denunciati include all’incirca un 21% di persone che non sono migranti,  coloro contro cui si scaglia la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri, ma sono stranieri per varie ragioni presenti in Italia (studenti, turisti, ecc.). Quindi sono 703 gli stupri che sarebbero stati commessi da immigrati. Roberto Saviano su L’Espresso evidenzia quest’aspetto, che di per sé sarebbe lampante: «Demoskopica scrive che il 61 per cento di italiani è seguito dall’8,6 per cento di romeni, dal 6 per cento di marocchini, dall’1,9 per cento di albanesi e dall’1,3 per cento di tunisini. Da questo calcolo resta fuori un buon 21,2 per cento. Stranieri anche loro? Di dove? Nel mondo non sono solo i migranti a viaggiare… ma che importa, quello che doveva passare è che vengono dal mare a prendere il nostro lavoro e a violentare le nostre donne». Tra quel 21,2% di violenze sessuali commesse da stranieri non immigrati rientrano casi come quello dell’israeliano che ha tentato di violentare una turista belga, ventenne, sull’Aracoeli, a Roma.

[6] Gian Maria De Francesco su Il Giornale cita un rapporto relativo agli anni tra il 2010 e il 2014 e pubblicato a novembre 2016 dal gruppo di ricerca italiano Demoscopika, dove si legge: che dopo gli italiani i più denunciati per stupro sono i romeni (8,6%), i marocchini (6%), gli albanesi (1,9%) e i tunisini (1,3%). Se proprio si vogliono fare discutibilissime e rapide connessioni tra il reato, l’autore, la sua patria di provenienza e la sua cultura di appartenenza, si dovrebbe annotare che quell’8,6% delle violenze sopra citato è attribuito cittadini comunitari (essendo la Romania nell’Unione Europea e all’interno di Schengen). Cioè a uomini che sono probabilmente di fede e cultura cristiane (la popolazione romena è al 99,6% di religione cristiana). Quindi, quell’8,6% è costituito da persone che non c’entrano nulla con gli sbarchi. E c’entrano ancora di meno con lo Ius Soli. Sempre seguendo queste improprie logiche classificatorie, e ammesso che quegli autori di stupri che sono di origine marocchina, albanese e tunisina siano tutti musulmani, costoro, messi insieme fanno il 9,2% dei denunciati per stupro.

[7] Si riportano le nazionalità delle persone sbarcate al 31 luglio 2017: Nigeria, 16.317; Bangladesh, 8.687; Guinea, 8.631 Costa d’Avorio; 7.905, Mali, 5.526; Gambia, 5.465; Senegal, 5.366; Eritrea, 5.325; Sudan, 4.882; Marocco, 4.632; Ghana, 3.520; Pakistan, 2.390; Somalia, 2.327; Camerun, 1.991; Siria 1.939;  altre, 10.310. Totale: 95.213.

[8]  Il maggior numero di vittime di tratta proveniente da paesi extraeuropei presenti in Italia arriva dalla Nigeria, mentre il paese comunitario da cui proviene il maggior numero di vittime è la Romania.  Tra le altre nazioni prevalenti figurano Egitto, Bangladesh, Ghana, Tunisia, Senegal, Moldavia, Brasile, Marocco, Cina e Albania.

[9] Sul sito Se Non Ora Quando – Torino si pone in evidenza come rispetto ai fatti di Rimini e di Firenze vengano applicati due pesi e due misure da parte di quella che io ho definito la strumentalizzazione nazionalrazzista degli stupri: «in entrambi i casi al centro del sentimento collettivo dovevano esserci le vittime: una ragazza polacca e una trans peruviana, due studentesse americane. E invece no».

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