Strage di Bologna: il 23 novembre 1995 arriva la sentenza definitiva

Ci vollero più di quindici anni perché la giustizia potesse fare il suo corso. Oltretutto, come spesso accade, i dubbi permangono tuttora, come abbiamo ricordato in questo articolo sulla strage di Bologna.

Il primo processo dunque, quello che iniziò nel 1987, sette anni dopo l’esplosione. Il primo grado durò un anno: il tribunale della città ferita fece fioccare condanne pesanti, come gli ergastoli per gli autori materiali, affiancate da quelle per calunnia aggravata al fine di assicurare l’impunità agli autori della strage. Quest’ultimo capo d’imputazione fu contestato, tra gli altri, anche a Licio Gelli, il maestro venerabile della Loggia Massonica P2, a cui abbiamo fatto accenno in precedenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’anno successivo si aprì il processo d’appello, chiuso in neanche dodici mesi con assoluzioni e pene ridotte. Come si può facilmente immaginare, la decisione dei giudici di secondo grado destò molte perplessità, e infatti intervenne, un paio d’anni dopo, la Corte di Cassazione:

[la sentenza d’appello è] illogica, priva di coerenza, scarsamente motivata, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l’evento e in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi investigative che neppure la difesa aveva sostenuto.

Siamo, a questo punto, nel 1993, quando si riapre il processo d’appello: la sentenza ricalca quella iniziale di primo grado: ergastolo per Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco (assolto dopo un rinvio in Cassazione); condannati per banda armata Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti, Egidio Giuliani, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco; condannati per depistaggio Giuseppe Belmonte, Licio Gelli, Pietro Musumeci e Francesco Pazienza. Il 23 novembre 1995, la Suprema Corte conferma il giudicato, chiudendo definitivamente il procedimento.

La verità giudiziaria è stata decretata. Quella “stragiudiziale” ha ancora da palesarsi.

 

Alessio Gaggero

 

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