Romy Schneider

La vita di Romy Schneider fu così tormentata, così funestata da lutti insopportabili, che, quando morì il 29 maggio 1982, furono in molti a pensare che si fosse suicidata. In effetti, sembra quasi che una sorta di destino crudele abbia giocato con la sua esistenza, rubandole la felicità ogni volta che l’aveva raggiunta.

Ciò che rende la vita di Romy Schneider interessante anche dal punto di vista della rubrica Corsi e Ricorsi, è, però, anche il suo intrecciarsi con l’epoca in cui visse. Anche Romy Schneider infatti appartenne al suo tempo e partecipò dei conflitti e dei cambiamenti che si compirono, partecipandovi attivamente, talora, subendoli talaltra. E facendosene in qualche modo interprete, al pari di altri attori e registi la cui vita o le cui opere sono state ricordate su questa rubrica (tra gli altri: John Garfield, Sterling Hayden, Katharine Hepburn, Paul Newman, Sal Mineo, Marlon Brando, Richard Widmark, Spencer Tracy, Marlene Dietrich, Sammy Davis Jr e May Britt, Vittorio De Sica, Charles Chaplin, Sidney Poitier, Micheal Cimino).

 

Romy Schneider nei panni di Sissi

Romy Schneider era nata a Vienna, il 23 settembre del 1938, quindi dopo l’annessione dell’Austria alla Germania di Hitler (l’Anschluss). Ed era una figlia d’arte. La madre, l’attrice tedesca Magda Schneider, e il padre, l’austriaco Wolf Albach-Retty, erano entrambi attori di successo nei paesi di lingua tedesca, ma soprattutto in Austria. La madre, che, poi sposò un pasticcere di Colonia, in Germania, dove si trasferì con la figlia, indusse la figlia ad intraprendere la carriera cinematografica, vincendone le resistenze. Così, Romy apparve per la prima volta sullo schermo all’età di soli 15 anni, nel film del 1953 Wenn der weiße Flieder wieder blüht (Quando il bianco lillà fiorisce di nuovo). Fu l’anno dopo, però, che Romy Schneider interpreto il film decisivo per il suo futuro. L’amore di una grande regina (1954) la vide impegnata nel ruolo della giovane Regina Vittoria d’Inghilterra, mentre la baronessa Lehzen, fedele governante della regina, era interpretato da sua madre Magda. Il regista Ernst Marischka fu così soddisfatto della collaborazione con Romy Schneider che pensò subito a lei per il ruolo della principessa Sissi. I tre film su Sissi che girarono insieme grazie al il fascino delle scene, alla sfarzosa solennità dei costumi, al fatto fosse che fossero realizzati in Technicolor e, soprattutto, grazie all’intensa presenza scenica della giovane attrice ottennero un successo straordinario. La trilogia di Sissi, dedicata all’imperatrice d’Austria Elisabetta, prodotta nel triennio 1955-1957, procurò, infatti, a Romy Schneider un’immensa popolarità, rendendola agli occhi del pubblico europeo un simbolo di freschezza, ingenuità ed entusiasmo. Per i produttori Romy Schneider era un investimento sicuro e non esitarono a persistere nel farle interpretare invariabilmente la parte della fanciulla pura, onesta e allegra in favole romantiche e commedie divertenti, appoggiati in ciò dalla madre che si occupava anche della promozione e della cura dell’immagine della figlia.

La ribellione della giovane Romy Schneider e l’incontro fondamentale con Alain Delon

Già alla fine degli anni Cinquanta Romy Schneider rivelò una certa insofferenza sia verso i film che le facevano girare sia verso la madre. Fondamentale fu l’incontro con Alain Delon. Si conobbero sul set de L’amante pura (1958), si innamorarono e lei lo seguì a Parigi.

La Schneider era già una attrice famosa mentre Delon muoveva i suoi primi passi nel mondo del cinema. Presto, però, le cose si sarebbero trasformate. Alain Delon diventò sempre più famoso e richiesto, mentre la carriera di Romy Schneider iniziò a segnare il passo. Fu il compagno a darle un aiuto fondamentale, supportando, anche contro la riluttanza e l’insicurezza di lei, il suo spirito ribelle. Infatti, nell’estate 1960, Romy Schneider andò a far visita Delon a Ischia, dove egli stava girando Delitto in pieno sole, diretto da René Clement, e l’attore cercò di convincerla a contattare il regista italiano Luchino Visconti. Spaventata Romy Schneider tornò a Parigi, ma Delon, giunto a Roma, riuscì a convincerla a raggiungerlo per conoscere Visconti. Il progetto di costui era la rappresentazione dello spettacolo teatrale Peccato, che sia una puttana di John Ford e intendeva avere Romy Schneider come protagonista femminile, accanto a Delon. L’attrice cercò di dissuadere il regista, non sentendosi in grado di recitare in teatro e per di più in francese, un’opera scritta da un inglese e diretta da un regista italiano, debuttando nel Théâtre di Parigi. Anche sua madre era contraria al progetto di Visconti e Alain Delon. Costui, però, che credeva fermamente nel talento teatrale di Romy Schneider e aveva intenzione di investire il proprio denaro per permetterle di partecipare a questo lavoro teatrale, alla fine riuscì a spuntarla. Dopo molte prove, Romy Schneider riuscì a calarsi nel personaggio di Annabelle, scoprendo di avere una vocazione come attrice teatrale. E anche se un attacco di appendicite portò alla revoca della prima dello spettacolo in radio e televisione, la prima, spostata al 29 marzo 1961, fu un successo unanimemente riconosciuto. Tra il pubblico vi erano non soltanto attrici della levatura di Anna Magnani e Ingrid Bergmann, ma anche Magda Schneider e Wolfi, il fratello di Romy. Romy Schneider non soltanto recitò 120 rappresentazioni dello spettacolo e, con lo stesso regista, interpretò uno degli episodi del film Boccaccio’70, ma da quel momento in poi, divenne un’attrice internazionale. Lavorò in costose e impegnative co-produzioni europeo-americane, dirette da autori di spessore notevole e di corpose ambizioni artistiche e spettacolari, come Il processo (1962, di Orson Welles)Il cardinale (1963, di Otto Preminger) e I vincitori (1963, di Carl Foreman), ricavandone notorietà e soddisfazioni. Nel ’64, però, la relazione con Alain Delon terminò.

La maternità e la maturità

Dopo un momento di depressione, Romy Schneider conobbe Harry Meyen, attore e regista, di origine ebraica, che sposò nel luglio ‘66. Dal loro rapporto nacque, David, il 3 dicembre 1966. Il periodo di tranquillità e felicità fu funestato nel febbraio 1967 dalla morte di suo padre, Wolf Albach-Retty, colpito da due infarti. L’anno dopo, grazie ad Alain Delon, ottenne una parte nel film epocale La piscina, di Jacques Deray. Il fatto di lavorare insieme al divo francese portò la stampa ad ipotizzare il risorgere di una relazione tra i due. Ma Romy Schneider non lasciò che i pettegolezzi le rovinassero la serenità raggiunta. Nel frattempo inanellava una sfilza di interpretazioni pregevolissime per personaggi eterogenei: L’amante (1970, di Claude Sautet) con Michel Piccoli e Lea Massari; La Califfa (1970, di Alberto Bevilacqua), accanto ad Ugo Tognazzi; Il commissario Pellissier (1971, di Claude Sautet,), di nuovo con Michel Piccoli; L’assassino di Trotsky (di Joseph Losey) con Alain Delon e Richard Burton. Inoltre, diretta da Luchino Visconti, tornò a vestire i panni dell’imperatrice Elisabetta di Baviera in Ludwig II (1972), al fianco di Helmut Berger e Silvana Mangano. La sua versatilità trovò ulteriori conferme in un’altra commedia, di nuovo di Claude Sautet, E’ simpatico, ma gli romperei il muso, al fianco di Yves Montand, e nel drammatico Noi due senza domani (1973, di Pierre Granier-Deferre) con Jean-Louis Trintignant. Nel giugno del ’73, si separò dal marito Harry Meyen, e dalla Germania, si trasferì nuovamente in Francia, continuando a lavorare instancabilmente in  opere di successo.

L’impegno pubblico di Romy Schneider nella battaglia sull’aborto e il dolore privato

Nel frattempo, però era attenta a quel che succedeva in quegli anni politicamente, socialmente e culturalmente tumultuosi. Infatti,  partecipò nel giugno del 1971 alla campagna di auto-denuncia nella battaglia femminista a favore della legalizzazione dell’aborto che si stava sviluppando in tutta Europa. Negli anni Settanta l’aborto era illegale non soltanto in Italia ma anche in Germania e, attraverso una coraggiosa auto-denuncia sulla rivista tedesca Stern, anche Romy Schneider ammise di aver abortito, pur sapendo di rischiare la prigione e di poter generare uno scandalo dannoso per la propria immagine e la propria carriera. Come si è visto, non andò così. E anche sul versante privato, la rottura del rapporto con Meyen, fu compensato dall’inizio di un uovo rapporto con il  suo segretario Daniel Biasini, di nove anni più giovane, che sposò il 18 dicembre del ’75. Poco dopo scoprì di essere incinta, ma perse il bambino a causa di un incidente d’auto, all’inizio del 1976. Quell’anno, durante il quale le veniva assegnato il premio Cèsar addirittura per due interpretazioni maiuscole in altrettanti film, L’importante è amare, di Andrzej Zulawski e per Frau Marlen di Robert Enrico, rilasciò un’intervista quasi catartica e destinata a restare riservata fino a poco tempo fa. Parlando con Alice Schwarzer del magazine Emma, il 12 dicembre del 1976, Romy Schneider, parlando sottovoce e piangendo all’improvviso, confessò di essere convinta che sua madre avesse fatto sesso con Adolf Hitler e spiegò di aver avuto sempre un rapporto complicato, cui non poteva di aver fatto visita al dittatore nella sua residenza sull’Obersalzberg.

Inoltre, secondo un articolo del 21 dicembre 2009 del quotidiano tedesco Bild, dal 1976 sino alla morte Romy Schneider sarebbe stata spiata dalla Stasi, i servizi segreti della Germania comunista, per il suo sostegno a favore di un comitato d’opposizione. Era noto, del resto che l’attrice desse non soltanto generosi sostegni a diverse iniziative umanitarie e di beneficenza, ma che aiutasse anche chi si opponeva alla dittatura nella Germania orientale

La morte dell’ex marito, il cancro e l’assurda, orrenda, morte di suo figlio David

Il 21 luglio del 1977 Romy Schneider e Daniel Biasini ebbero una bimba, Sarah Magdalena. La vita era tornata ad essere tale. Vita. L’anno dopo, diretta ancora da Claude Sautet offriva un’altra sensibilissima prova in Una donna semplice. Anche tale performance le fruttò il César nel febbraio 1979, ma la soddisfazione, due mesi dopo, fu oscurata dalla notizia che il suo ex marito, Harry Meyen, si era suicidato. Pur non trascurando il lavoro di attrice, Romy Schneider faticò a tenere duro. Riuscì a non lasciarsi sopraffare anche dalla notizia della di sua nonna, Rosa Albach-Retty. Però, l’anno dopo, nel 1981 il matrimonio con Biasini finì, e a Romy venne diagnosticato un tumore al rene destro. Quello stesso anno, il 5 luglio, suo figlio David Christopher, quattordicenne, tentando di scavalcare il cancello in ferro nella abitazione dei suoi nonni, restò infilzato. Il dolore per la morte di David la distrusse. Però in qualche modo riuscì ad interpretare La signora è di passaggio di Jacques Rouffilo, nuovamente accanto a Michel Piccoli. Sopra il titolo del film Romy fece porre una dedica:

a David e a suo padre“.

Nuovamente premiata per questa interpretazione, Romy Schneider era ormai in condizioni desolanti. Viveva in un albergo di Parigi, da sola, e prendeva sonniferi e stimolanti. Fece un viaggio alle Seychelles con sua figlia e con un nuovo compagno Laurent Petin. Comprò una nuova abitazione a Boissy , a 70 km da Parigi, per dimenticare, per trovare quella pace, che il destino si era crudelmente divertito a sottrarle. Il 29 maggio 1982 morì per un colpo apoplettico.

Dopo qualche tempo, grazie all’interessamento di Alain Delon venne sepolta nel cimitero di Boissy-Sans-Avoir, dove qualche tempo dopo ottiene  una tomba comune con suo  figlio.

Alberto Quattrocolo

 

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