Quando Rom e Sinti difesero i loro figli ad Auschwitz

Non a tutti è noto che anche i popoli Rom e  Sinti furono perseguitati e sterminati dai nazisti. E ancor meno noto è che anch’essi, all’interno del lager, come, ad esempio, gli ebrei e i soldati russi detenuti a Sobibor, tentarono di ribellarsi ai loro aguzzini, che li torturavano e massacravano.

«Sapevamo che ci stavano portando a morire nelle camere a gas e abbiamo preso la decisione migliore. Piuttosto che obbedire agli ordini dei carnefici nazisti avremmo sfidato la morte, lottando con onore e dignità».

Con queste paroleil 16 maggio del 2010, si espresse Raymond Guerenè, durante la prima cerimonia europea di rievocazione dell’olocausto nazista delle popolazioni Rom e Sinti. Costui faceva parte di quel gruppo di Rom e Sinti rinchiusi ad Auschwitz che, il 16 maggio 1944, si era ribellato alle SS.

L’ordine di Himmler di internare tutti i Rom e Sinti ad Auschwitz

Abbiamo già ricordato su questa rubrica, Corsi e Ricorsi (nel post 1942, Himmler emana il decreto per internare gli zingari ad Auschwitz), che il 16 dicembre 1942, Heinrich Himmler (a capo delle forze di sicurezza del Terzo Reich dal 1939), aveva emesso l’ordine di internare tutti gli appartenenti al popolo Rom ad Auschwitz. Qui, a costoro sarebbe stato apposto sul petto un triangolo nero con una Z, che stava per Zingari (Zigeuneri). Si trattava dell’ultima mostruoso passaggio della traduzione in atto dell’odio dei nazionalsocialisti verso i popoli del vento (rom e Sinti, che venivano chiamati zingari). Già alla metà degli anni trenta, poco dopo la presa del potere da parte di Hitler, era stato istituito un ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara. I nazisti come tanti altri razzisti, prima e dopo di loro, odiavano visceralmente i Rom e i Sinti. Ma a differenza di altri razzisti, si erano preoccupati anche di sostenere una teoria scientifica in base alla quale definirli come una razza, oltreché impura (cioè non “ariana”), anche degenerata e geneticamente criminale. In virtù di tale assunto, non si erano fatti alcuno scrupolo nell’emanare delle leggi di sterilizzazione forzata, applicandola su 30.000 donne, né, come vedremo, di sottoporli poi agli “studi” (vale a dire a impiegarli come cavie umane in mostruosi esperimenti, ammantati di fasulla rilevanza scientifica) del dottor Mengele sui gemelli e sui bambini. Né vi furono, poi, remore di sorta, quando vennero ordinate le deportazioni nei lager.

La persecuzione del fascismo italiano contro Rom e Sinti

Le leggi razziali introdotte dal regime fascista nel 1938, oltre che gli ebrei erano indirizzate a colpire anche le comunità dei Rom e dei stini. Di costoro furono internati furono circa 25.000 individui. Gli ebrei furono 7.000. Le prime disposizioni in danno di Rom e Sinti vennero emanate l’11 settembre 1940. A tutte le prefetture d’Italia fu trasmessa una circolare dal capo della polizia Arturo Bocchini che disponeva l’internamento di tutti gli “zingari” italiani. Questo provvedimento era “giustificato” sulla base dei loro comportamenti antinazionali e del loro coinvolgimento in crimini gravi. In ragione di queste premesse, a dir poco frutto di generalizzazioni razziste, ne veniva ordinato il rastrellamento, da eseguirsi celermente, provincia per provincia. I luoghi di detenzione erano nelle isole Tremiti, dove già erano stati spediti i deportati dalla Libia (ne abbiamo parlato nei post L’uso fascista dell’ odio religioso in Africa e 25 ottobre 1911: gli italiani iniziano a deportare i libici in Italia), presso Agnone nel convento di San Bernardino, in Sardegna a Perdasdefogu, e poi dalle parti di Teramo, Campobasso, Viterbo, e a Colle Fiorito nella provincia di Roma.

Pořajmos

Pořajmos, che può essere tradotto in italiano con parole quali “grande divoramento” o “devastazione”, è il termine impiegato da Rom e Sinti per indicare lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Una vera e propria “pulizia etnica”. Oltre 500mila persone Rom e Sinti vennero ammazzate nei campi di sterminio. Ma a questo numero vanno aggiunti coloro che furono uccisi durante le incursioni nei campi nomadi nelle sommarie esecuzioni di massa che precedevano le registrazioni. Le condizioni di vita nel settore in cui erano detenuti Rom e Sinti ad Auschwitz-Birkenau erano tali da far diffondere impressionanti epidemie di tifo, di vaiolo e di  dissenteria, le quali  decimarono la popolazione del campo. Inoltre i medici tedeschi che operavano all’interno per svolgere i loro esperimenti, come il capitano delle SS Josef Mengele, selezionavano le loro cavie anche tra Rom e Sinti. Mengele, infatti, per i suoi test aveva selezionato gemelli e nani, anche tra gli appartenenti alle famiglie Rom e Sinti del campo. In tutto circa 35mila Rom, adulti e adolescenti, erano prigionieri in altri campi di concentramento tedeschi. Anche qui venivano selezionati per ricerche ed esperimenti “scientifici” realizzati nei campi stessi o in istituti poco distanti. Dopo gli ebrei e i polacchi, i rom sono stati per numero il terzo gruppo nazionale sterminato dai nazisti ad Auschwitz-Birkenau.

La rivolta dei Rom e Sinti del 16 maggio 1944.

Alla fine di marzo, le SS avevano ammazzato nelle camere a gas di Auschwitz circa 1.700 Rom, molti dei quali già malati, che erano appena stati deportati dalla regione di Bialystock. Poi, il 16 maggio del 1944, gli amministratori del campo decisero di sterminare tutti gli abitanti dello Zigeunerlager. Cioè, circa 5mila uomini, donne e bambini, Rom, Sinti e Manush. Per eseguire l’operazione, le guardie delle SS circondarono il settore nel quale costoro erano detenuti, per essere certi che nessuno gli  sfuggisse. Però, quando fu loro ordinato di uscire, i Rom e i Sinti si rifiutarono. Erano stati avvertiti di quel che stava per accadere loro e si erano armati con quanto avevano potuto trovare:  pietre, tubi di ferro, vanghe e vari altri attrezzi che usavano  normalmente per il lavoro forzato.

«Non vi daremo i nostri piccoli»

In tal modo riuscirono ad uccidere 11 SS e a ferirne diverse altre. Così gli ufficiali delle SS, sapendo che il tempo e diverse altre condizioni erano a tutto loro favore, decisero di evitare altri rischi ed elusero lo scontro diretto contro quei Rom, che per quanto stremati, ebbero la soddisfazione di vedere i loro persecutori e assassini ritirarsi.

Quelle donne e quegli uomini, senza alcuna speranza erano decisi a tentare di difendere i loro bambini con le poche  forze rimastegli.

«Non vi daremo i nostri piccoli perché li facciate uscire dai vostri camini. I vostri medici ne hanno già straziati tanti, sperimentando la loro scienza mostruosa su di loro» gridarono.

Lo sterminio dei Rom e Sinti nelle camere a gas di Birkenau

Poco per volta, però, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, i nazisti trasferirono 3mila tra Rom e Sinti ancora in grado di lavorare ad Auschwitz I e in altri campi di concentramento dislocati in Germania. Poi, il 2 agosto,  le SS deportarono i restanti 2.898, la maggior parte dei quali erano malati, anziani, donne e bambini. Furono uccisi quasi tutti nelle camere a gas di Birkenau. Alcuni ragazzini, che erano riusciti a nascondersi durante le operazioni di trasferimento, vennero scoperti  e trucidati nei giorni seguenti. Almeno 19mila dei 23mila Rom e Sinti di Auschwitz furono eliminati nel lager.

Durante il processo di Norimberga non verrà ammessa la costituzione di parte civile dei superstiti Rom e Sinti e, nel 1953, la legge sugli indennizzi che stabiliva un risarcimento a coloro che erano stati perseguitati per motivi politici, di razza e religione, non riconoscerà nulla a Rom e Sinti. Il Porrajmos verrà ufficialmente riconosciuto dalla US Holocaust Memorial Museum di Washington solo nel 1994.

Alberto Quattrocolo

Fonti:

Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, www.storiaxxisecolo.it

Antonella De Biasi, Auschwitz, la rivolta degli ultimi, www.patriaindipendente.i

Tomasone, Il genocidio nazista dei rom, www.akra.it

Mino Piane, Auschwitz: 16 Maggio 44, la rivolta di Rom e Sinti contro le SS, www.blastingnews.com

 

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