Perché “Ascolto e Mediazione” e non soltanto “Mediazione”?

I servizi di Me.Dia.Re. sono definiti e declinati non soltanto come di “mediazione”, ma come servizi di “Ascolto e Mediazione”. Perché?

Spesso la parola mediazione tiene lontani coloro che, pur soffrendo non sono disposti a mediare il loro conflitto, ritenendo che mediazione significhi compromesso, che equivalga ad una resa, ad una sconfitta, che sia sinonimo di rinuncia alle proprie ragioni, o che implichi la disponibilità non solo al sacrificio dei propri diritti e interessi, ma anche al tradimento dei propri valori, incluso un basilare senso di giustizia.

Per tale ragione i nostri Servizi sono anche e in primo luogo Servizi di Ascolto, oltre che di mediazione: non per fare arrivare alla mediazione chi non vuole sentire neppure pronunciare tale parola, ma per dare un luogo e un tempo di accoglienza anche a chi ha quel genere di sentimento, di pensiero e di atteggiamento.

Si intende offrire, cioè, la possibilità di essere ascoltati anche a coloro che non sono disponibili a mediare i loro conflitti. E l’esperienza dice che non sono (siamo) pochi, anzi che sono (siamo) tanti. Verosimilmente, la maggioranza.

 

Tratto dall’intervento di A. Quattrocolo nell’Open Day della XII edizione dei Corsi di Mediazione Familiare e di Mediazione Penale, Sanitaria e Lavorativa (http://www.me-dia-re.it/master-e-corsi-di-formazione/ )

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