Non sono pazzi, ma razzisti pieni di odio

Oggi, in Nuova Zelanda, non si sono svolte le bellissime manifestazioni, stimolate da Greta Thunberg e da altri giovani leader ambientalisti, per chiedere politiche determinanti contro il riscaldamento globale. In Nuova Zelanda, a Christchurch49 delle persone intente a pregare in due moschee sono state massacrate in quello che la premier Ardern ha definito un attacco terroristico pianificato, inteso a colpire migranti e rifugiati. Uno dei killer in un manifesto pubblicato online, “The great replacement”, ha sostenuto che

è in corso un «genocidio dei bianchi» e che, pertanto, egli è «costretto a combattere» chi cerca di «sostituire e soggiogare la mia gente e fare la guerra al mio popolo».

È un’applicazione sanguinaria della fasulla tesi della sostituzione etnica, che include la spudorata balla complottista del cosiddetto Piano Kalergi. Ma sarebbe da ottusi pensare che si tratti di un pazzo invasato. Come le altre analoghe stragi, neppure questa è il sanguinoso gesto di qualche semplice “lupo solitario”. Questi lupi, tutt’altro che solitari, infatti, prima di avventarsi vigliaccamente sulle loro vittime inermi, si nutrono di abbondanti porzioni di odio e di razzismo, somministrati sempre più su vasta scala da altri. Essi assumono in dosi massicce la rabbia e il rancore diffusi da seminatori di odio professionisti. Quelli che usano sistematicamente tutti i mezzi possibili per spargere paura e per alimentare il disprezzo e l’ostilità verso l’Altro, criminalizzandolo e demonizzandolo. Insomma, per rappresentarlo come un soggetto subumano e pericoloso.

Questa costante propaganda, com’è noto a tutti coloro che non si ostinano nel rifiuto di guardare, non è priva di conseguenze dannosissime. Anche in senso fisico: perché essa permette a chi insulta e discrimina, offende e umilia, picchia e uccide l’Altro, non soltanto di non sentirsi in colpa per la propria violenza razzista, ma, anzi, di credersi dalla parte giusta e di convincersi che le sue vittime non solo tali, essendo in realtà meritevoli di essere colpite brutalmente. Non a caso gli autori della strage di oggi in Nuova Zelanda, si sentono eroi patriottici. Non diversamente da come si si rappresentavano Luca Traini o Anders Behring Breivik, l’autore della più grave strage (77 vittime) commessa in Norvegia dai tempi dell’occupazione nazista. Costui si definiva «salvatore del cristianesimo» e «il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950» [1].

Il presidente Mattarella ha fatto notare che gli assassini neozelandesi

«sulle loro armi hanno messo come riferimento e simbolo alcuni nomi. Tra questi quello di Luca Traini, l’uomo che pochi mesi fa a Macerata ha sparato a casaccio contro ogni immigrato che incontrava per strada. Hanno messo anche il nome di un canadese che due anni fa in Canada ha ucciso alcune persone in una moschea. Questi due nomi i terroristi li hanno affiancati, nella loro dissennatezza, al Doge di Venezia della battaglia di Lepanto di cinquecento anni fa, e a Carlo Martello, vincitore a Poitiers 1300 anni fa. Questo cancellare la storia, questo rifiutare la storia, questa condizione che cancella la civiltà che la storia ha costruito è il pericolo che abbiamo di fronte».

Nel nostro piccolo, noi dell’Associazione Me.Dia.Re. cerchiamo quotidianamente di sciogliere alcuni di quei nodi dai quali inizia il processo di disumanizzazione dell’altro. Lo facciamo sia nei nostri Servizi gratuiti (in quelli di Ascolto e Mediazione, quelli di Mediazione Familiare e di Mediazione Penale, come anche, in qualche misura, in quelli di ascolto, mediazione e sostegno per le vittime della Crisi, quelli di ascolto e supporto per le vittime di reato, per le donne vittime di violenza, ecc.), sia attraverso iniziative formative e culturali.

Tra queste ultime rientra la rubrica quotidiana Corsi e Ricorsi. Al suo interno tentiamo di ricordare i fatti, i progressi e i regressi, accaduti dall’anno 1900 in poi, includendovi, ad esempio, anche le più o meno recenti stragi da parte di estremisti di destra [2].

Siamo convinti, infatti, che occorra ricordare (e discutere) per diverse buone ragioni, non ultima quella di evitare che si affermi una rilettura della storia con le lenti dell’odio e del pregiudizio. Una rilettura, in realtà, molto comoda per chi volesse, manipolando valori e coscienze, assicurarsi un crescente consenso culturale e morale, oltreché politico, nel presente e nel futuro.

Alberto Quattrocolo

[1] Il suo programma politico prevedeva lo scioglimento dell’Unione Europea, la creazione di un’alleanza con la Russia di Putin, la cacciata dall’Europa tutti gli immigrati entro il 2083, la condanna a morte di tutti coloro (intellettuali, politici, giornalisti, docenti…) che si sono macchiati della colpa dell’antirazzismo, poiché, secondo lui, hanno tradito le loro patrie favorendo “il genocidio culturale” degli europei.

[2] In particolare quelle commesse: il 22 luglio 2011, in Norvegia (77 morti, la maggior parte dei quali ragazzi), il 12 dicembre nel Connecticut (26 vittime, di cui 20 bambini tra i sei e sette anni) e il 22 luglio 2016 a Monaco di Baviera (9 vittime). Senza scordare, oltre al ferimento di 6 persone a Macerata, da parte di Luca Traini, tra le altre, quella del liceo di Parkland, del 14 febbraio del 2018 (17 vittime, di cui 14 di età compresa tra i quattordici e diciotto anni), e quella del 1° ottobre del 2017, a Las Vegas (58 morti).

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