MEDIAZIONE PENALE: PROGETTO REPAIR

REPAIR è frutto del partenariato fra l’Associazione Me.Dia.Re, capofila e responsabile delle azioni attivate in collaborazione con l’U.E.P.E. di Torino-Asti e di Alessandria, e la Cooperativa Sociale Emmanuele, responsabile delle azioni attivate in collaborazione con l’U.E.P.E. di Cuneo.

A chi si rivolge

Il progetto si rivolge a:

  • Le persone indicate dall’Ufficio di Esecuzione Penale Esterno di Torino ed Asti, dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Alessandria e dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Cuneo tra quelle ammesse alla misura di messa alla prova e a quelle condannate cui è stato concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali;
  • Le vittime dei reati commessi dalle persone sopra citate (con l’espressione “vittima” si fa riferimento sia alla persona offesa dal reato, come definita dall’ordinamento, che ai familiari e alle persone affettivamente legate a questa – per esempio ai conviventi).

Quali servizi offre

Nell’ambito del progetto REPAIR vengono offerti i seguenti servizi:

  • PERCORSI DI MEDIAZIONE PENALE.
    Si offrono percorsi di Ascolto e Mediazione tra le persone segnalate dagli Uffici Esecuzione Penale Esterna e le vittime dei fatti da quelle compiuti. Tali percorsi di mediazione penale sono sviluppati attraverso: colloqui individuali con i singoli protagonisti; incontri di mediazione; colloqui individuali-ponte tra un incontro di mediazione e il successivo; colloqui post-mediazione.

    In particolare, rispetto alle vittime l’obiettivo è fornire loro:

    • L’opportunità di uscire dall’isolamento, affrancandosi dal senso di abbandono e solitudine che spesso consegue alla vittimizzazione, attraverso la condivisione del carico emotivo in una condizione di ascolto in un contesto protetto;
    • La possibilità di elaborare ed esporre le proprie istanze, che solo di rado, contrariamente all’opinione corrente, riguardano propositi di vendetta, afferendo invece ad un’esigenza di ricostruzione di senso e di riparazione e superamento del danno sofferto.

    D’altra parte, attraverso tale percorso si fornisce anche al reo una doppia opportunità:

    • Da un lato, quella di esprimere i propri sentimenti, di mostrare alla vittima di essere una persona e non un’astratta entità minacciosa, e di porre rimedio alla propria azione delittuosa;
    • Dall’altro, di entrare in relazione con la vittima, in quanto persona in carne ed ossa, non più come estranea o addirittura come figura astrattamente considerata e vissuta, e di riconoscersi responsabile verso un “Altro-da-sé”. In tal modo, per il reo la norma giuridica infranta, da generale e astratta, giunge ad assumere valore concreto di protezione di un bene preciso e individuabile (quello della vittima), con significative conseguenze anche all’interno del percorso di reinserimento sociale.
  • GRUPPI DI REATO.
    gruppi di reato sono condotti da professionisti con consolidate esperienze di lavoro con i gruppi e di mediazione dei conflitti in co-conduzione da parte di un assistente sociale dell’U.E.P.E. interessato. Il riferimento metodologico è rappresentato dai “gruppi di parola”, nei quali persone accomunate da una specifica condizione (in questo caso la tipologia di reato commesso) si confrontano sotto la guida di un conduttore. Il riconoscimento e l’espressione dei vissuti personali da parte dei singoli partecipanti risulta fondamentale per il processo di rielaborazione dei fatti commessi: chi commette un reato di norma agisce meccanismi di minimizzazione, rimozione, proiezione (“è colpa della società o della legge restrittiva…”), giustificazione, ecc., che non permettono di avvicinarsi mentalmente all’evento e di riconoscere talvolta la presenza di una vittima. Tali meccanismi rappresentano dei veri e propri ostacoli al processo di presa di coscienza: il loro superamento passa inevitabilmente per una prima fase di ascolto da parte dei partecipanti al gruppo, in un’ottica comprensiva e non giudicante. Si apre così una seconda fase in cui il conduttore accompagna il gruppo e i singoli a esplorare i fatti commessi e la propria responsabilità personale. Di particolare importanza poi è esplorare possibili esiti (scelte) rispetto al reato stesso, attraverso la creatività del gruppo e le attività di simulazione che favoriscono l’immaginazione. Qui si apre una terza fase del gruppo, in cui è possibile per i partecipanti sentire il danno inferto o quantomeno la pericolosità della condotta agita. In tale fase, sarà cura del conduttore stimolare e raccogliere il desiderio di avviare un percorso di mediazione penale con la vittima – o con un’associazione di tutela delle vittime – in un’ottica riparativa e di ricostruzione del tessuto relazionale che il reato ha rotto (o incrinato).
  • CREAZIONE DI UNA BANCA DATI.
    In collaborazione con gli operatori degli U.E.P.E., verrà realizzata la mappatura delle associazioni di tutela delle vittime presenti nelle province di Torino, Asti, Cuneo e Alessandria.