Madrid: le bombe prima delle elezioni

11-M. Questa è la sigla usata per riferirsi a quella mattina di quindici anni fa, quando, a Madrid, dieci esplosioni scossero la città, la Spagna, l’Europa e il mondo intero. 191 morti, quasi duemila feriti, per uno degli attentati terroristici più sanguinosi della storia recente del nostro continente.

Tredici zaini, di cui tre inesplosi, contenevano gli ordigni letali che furono posizionati sui treni ad alta affluenza di pendolari. Come in un qualsiasi giovedì mattina, alle 7.30 le ferrovie erano piene di persone dirette al lavoro, che a tutto pensavano tranne che a quegli zaini abbandonati sui mezzi.

I soccorsi e la polizia cominciarono ad arrivare intorno alle 8 e riferirono subito di molti morti e di un numero tale di feriti da rendere necessario allestire un ospedale da campo nel vicino centro sportivo municipale di Daoiz y Velarde.

In effetti, per la Spagna quello non era proprio un giovedì qualunque: mancavano appena tre giorni alle elezioni politiche. Inoltre, proprio rispetto al terrorismo era un momento particolare: i due principali partiti, il partito popolare che allora governava con José María Aznar, e il partito socialista con a capo José Luis Zapatero, avevano stipulato un patto contro il terrorismo. Quell’accordo, voluto da Zapatero, aveva permesso un’apertura importante nella lotta contro l’Eta, l’organizzazione terroristica dei Paesi Baschi.

La pressione politica era forte: mentre Aznar puntava il dito contro i Baschi, cercando di affossare il consenso dell’avversario, Zapatero tentò di far leva sulla pista del fondamentalismo islamico, che si sarebbe ribellato alla presenza spagnola in Iraq, al fianco degli Americani. Ebbe ragione il secondo, sia alle urne che in tribunale.

Il partito socialista vinse le elezioni, ribaltando i sondaggi di pochi giorni prima. E’ opinione diffusa che fu proprio l’attentato a condizionarne l’esito, anche a causa della cattiva gestione della crisi nelle ore successive alle esplosioni. Il nuovo governo istituì una specifica commissione d’inchiesta, che condannò 21 persone al termine di un lungo processo finito a ottobre del 2007: gli attentati furono opera di un gruppo di estremisti di ispirazione jihadista non direttamente collegati ad al Qaida. Nel luglio 2008, tuttavia, il Tribunal Supremo modificò la sentenza: assolti quattro condannati, ridimensionate cinque pene e condannato un assolto.

 

Alessio Gaggero

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