L’indagine sulla Raggi e il conflitto politico. Può il conflitto politico generare una “politica difensiva” come il contenzioso in sanità ha stimolato la “medicina difensiva”?

Vi sono dei periodi in cui quasi ogni settimana  compaiono notizie su indagini, arresti, condanne o assoluzioni per reati attribuiti ad esponenti politici.

In questo periodo desta particolare attenzione mediatica l’attività svolta dalla Procura di Roma e  che interessa anche la Sindaca di Roma, Virginia Raggi.

A parere di chi scrive non tanto le indagini giudiziarie in sé, ma la loro “valorizzazione” all’interno della competizione tra le parti politiche per accrescere il loro consenso e diminuire quelle delle altre, possono produrre conseguenze particolari, associabili mentalmente al fenomeno della medicina difensiva.

Partiamo, allora, da questa.

A partire dagli anni ’90 una nutrite serie di sentenze della Corte di Cassazione, sui casi di responsabilità professionale del personale sanitario (quella che sui media è spesso proposta come “malasanità”), ha reso estremamente arduo per l’operatore e per la struttura sanitaria, in sede di giudizio civile, provare di essere immuni da colpe in caso di richieste di risarcimento per danni che sarebbero stati provocati involontariamente all’interno del percorso di cura.

Accanto a tale evoluzione giurisprudenziale, in termini economici e giuridici, si sono verificati i seguenti fenomeni: una rapida e voluminosa proliferazione delle cause per questi fatti, una vertiginosa crescita nell’ammontare dei danni liquidati (data l’estensione del concetto di danni da parte della giurisprudenza civile, di merito e di legittimità); un abbandono del settore da parte di molte delle imprese assicurative che storicamente vi operavano; un’incredibile crescita dei premi assicurativi e un innalzamento rilevante delle franchigie, fino ad indurre le Aziende Sanitarie e le Regioni ad orientarsi verso l’“autoassicurazione”.

In termini sociali, gli aspetti salienti di tale situazione del contenzioso per “errori medici” sono: una crisi di fiducia dei cittadini verso la Medicina (non come scienza, ma come pratica clinica quotidiana); una crescente tendenza ad entrare in contatto con i servizi della sanità nutrendo diffidenza, pregiudizi, aspettative negative e sentimenti ostili; un vissuto di “vittimizzazione” in capo ai professionisti sanitari, i quali, accusati direttamente di “malasanità” o per il solo fatto di appartenere alla stessa categoria professionale dei sospettati, si sentono viepiù vittime, attuali o potenziali, di “malagiustizia”, o meglio di un sistema che produce, a loro avviso, effetti paradossali e controproducenti.

Tanto per risolvere da subito un ipotetico dubbio, eventualmente sorto nella mente del lettore che non dovesse essere particolarmente ferrato sullo specifico fenomeno del contenzioso per responsabilità professionale in ambito sanitario, si deve precisare che: il suo proliferare e la maggiore tendenza dei tribunali civili dagli anni ’90 in poi a condannare al risarcimento dei danni non sono correlati ad un peggioramento delle prestazioni. Cioè, non è che oggi si sbagli di più che negli anni ’80 o, per dire, negli anni ’30 del Novecento. È che, accanto a molteplici progressi nella scienza e nella pratica della Medicina (che però hanno anche avuto rilevanti ricadute relazionali), all’allungamento della vita con correlato aumento delle malattie croniche, ad un cambiamento di mentalità, che ci ha portato da sentirci titolari del diritto alla cura a ritenerci titolari del diritto alla guarigione (e forse all’immunità dalla malattia e dalla morte), vi sono stati anche importanti innovazioni nella giurisprudenza civile. Qui, per rimediare ad una situazione di squilibrio e di difficoltà probatoria in capo al paziente insoddisfatto della prestazione, sono cambiati i parametri di valutazione del fatto, sicché si è passati da un criterio garantista, che da sempre dominava nell’interpretazione giudiziaria di tali vicende, ad un criterio efficientista, cioè, di fatto una presunzione di colpevolezza a carico del medico e dell’organizzazione. Si pensi che, secondo un’indagine condotta nel 2011 dalla “Commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali”, nelle 80 procure selezionate, su 901 casi di processi penali (dove vige il principio di presunzione di non colpevolezza) contro medici o infermieri per lesioni colpose ai danni dei loro pazienti vi sono state solo 2 condanne, mentre non vi è stata nessuna condanna per omicidio colposo rispetto ai 736 procedimenti penali avviati contro il personale sanitario. Nello stesso arco temporale, le condanne al risarcimento dei danni pronunciate contro professionisti e strutture sanitarie in sede civile per lesioni e omicidi colposi (dove non vige il principio di non colpevolezza e dove la Cassazione ha di fatto introdotto l’inversione dell’onere della prova, che quindi grava sull’accusato e non sul suo accusatore) sono state ben più dello 0,22%: infatti, sono state pari al 63%.

La pratica della “medicina difensiva” è una conseguenza perversa di tale complesso fenomeno e, secondo la definizione data dal Congresso degli Stati Uniti, è un comportamento posto in essere dal medico quando: prescrive esami, visite o procedure (medicina difensiva positiva, cioè commissiva), oppure evita pazienti o percorsi ritenuti a rischio (medicina difensiva negativa, cioè omissiva), al fine principale di limitare la sua possibile esposizione ad un procedimento legale. Quindi commette “medicina difensiva” tanto il professionista che svolge e richiede esami e procedure in eccesso, non necessarie per la cura del paziente, quanto quello che evita di accettare pazienti in condizioni cliniche molto difficili, oppure non attua procedure che ritiene necessarie ma che presentano un elevata rischiosità, esponendolo alla possibilità di azioni legali.

I danni derivanti dal verificarsi di queste due forme di medicina difensiva sono: per la medicina difensiva commissiva, l’aumento esponenziale ed ingiustificato dei costi del trattamento sanitario e, talvolta, addirittura un peggioramento della situazione iniziale del paziente; nell’altro caso, una diminuzione o una preclusione, senza reale motivo, delle possibilità di cura del paziente.

Ciò premesso, è possibile che il conflitto in ambito politico produca nel suo variegato campo un fenomeno analogo a quello della medicina difensiva? In particolare, si può ipotizzare che come la pratica negativa della medicina difensiva è generata dalla tendenza del conflitto interno alla relazione terapeutica ad assumere, nella sua escalation, le forme del contenzioso legale, così la politica difensiva possa inverarsi come frutto dell’escalation del conflitto politico.

Tale ipotesi, però, se sensata, si affaccia su un terreno minato, su un discorso a fortissimo rischio di equivoci. Pertanto, anche qui, è bene fare chiarezza per quanto possibile.

Che vi sia tanta, troppa corruzione, chi scrive lo ritiene fuor di dubbio (e, del resto, fosse anche poca, sarebbe comunque troppa). E che la corruzione sia un male costosissimo per il popolo italiano non mi sembra da mettere in forse. Analogamente non s’intende discutere il fatto che i procedimenti giurisdizionali siano doverosi e necessari, oltre che utili (su questi punti si veda tra le altre la relazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione, dott. Giovanni Canzio, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017, soprattutto nelle pagine 20, 21 e 22). Ben vengano, pertanto, le indagini giudiziarie, così come le inchieste svolte dai giornalisti e le attività di quanti si adoperano per contrastare il fenomeno, impegnandosi sul fronte dell’informazione o in altri campi: quello legislativo e amministrativo, oppure in campo culturale, educativo o  sociale (per citare solo uno tra i tanti meritevoli esempi, si pensi all’Associazione SULLEREGOLE).

Il preoccupato dubbio di chi scrive, dunque, non riguarda tali aspetti, né ha a che fare con la legittima indignazione dell’opinione pubblica per gli sprechi, le ingiustizie sociali e le distorsioni del sistema democratico, derivanti dalle illegalità perpetrate da appartenenti al personale politico.

La preoccupazione riguarda, invece, un altro aspetto: le possibili conseguenze derivanti dall’impiego delle indagini della magistratura da parte delle forze politiche come arma per colpire l’avversario.

L’utilizzo delle vicende giudiziarie che riguardano persone del partito avversario non è una novità. A voler essere restrittivi è almeno da Mani Pulite che assistiamo a tale dinamica tra le parti politiche, come lettori di giornali e di libri, o come spettatori di telegiornali, di talkshow politici e di spettacoli teatrali o televisivi. Si ricordi la ventennale polemica tra centrodestra e centrosinistra, si ripensi alle accuse di giustizialismo o di garantismo partigiano che si sono scambiate le parti in campo.

Ma, venendo all’attualità, il tema è stato portato in evidenza anche nella trasmissione Otto e Mezzo del 31 gennaio, dove il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, il filosofo Massimo Cacciari e Lilli Gruber hanno esplicitato il tema della paura potenzialmente paralizzante dell’avviso di garanzia. Cantone, infatti, ha ripreso un passo del discorso del Presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, nella sua relazione inaugurale dell’anno giudiziario 2017. Vale la pena riportare alla lettera le parole di Pajno: « Si modificano i rapporti tra giudice amministrativo e amministrazione: l’amministrazione ha paura di decidere; tende a difendersi più che a fare». Il Presidente del CdS colloca tale fenomeno all’interno di un discorso più ampio, che riguarda «Il confine mobile tra legislatore, amministrazione e giudice». Ma, dal punto di vista di ciò che interessa discutere in questo blog, sono importanti anche le riflessioni di Cantone, che, citando il Presidente del Consiglio di Stato, ha rilevato, censurandole, «una fuga dalle responsabilità da parte di un pezzo del Paese – di burocrazia del Paese»,  «la paura dell’avviso di garanzia» e «la paura di scegliere». L’accenno di interlocuzione della conduttrice di Otto e Mezzo, «però la paura di certi amministratori di scegliere, perché poi temono di essere indagati o condannati», è interrotto discretamente da Cantone, che osserva: «è comprensibile, ma così fermiamo il Paese».

Appunto, è comprensibile, ma ha un costo insostenibile socialmente ed economicamente. Come è intollerabile la medicina difensiva, pur essendo umanamente comprensibile la paura che vi è alla base.

Il Presidente dell’ANAC, in effetti, anch’egli comprensibilmente, nell’ambito del dibattito, a tal punto ha affermato: «La magistratura avvia un’indagine… quello non significa nulla. Cioè quello non deve avere nessun effetto nei confronti dell’amministratore o del burocrate. Certo, se si avvia un’indagine per fatti di mafia è un po’ diverso, ma se si avvia un’indagine per abuso d’ufficio, bisogna consentire alla magistratura di fare le indagini con tranquillità, senza che questo abbia effetto sull’amministrazione». «Ma non è più così da molti anni», ha detto la Gruber. E Cacciari ha ricordato che «da Tangentopoli in poi, la paura di muovere qualcosa nella pubblica amministrazione è andata via via crescendo», poi si è soffermato sull’iperproduzione normativa e sulla sua «illeggibilità».

Insomma, Cantone dice che «la magistratura dev’essere anche sgravata da una serie di preoccupazioni», cioè quelle sulle ricadute politiche dei suoi atti, che però Lilli Gruber e Massimo Cacciari ricordano essere un dato di realtà.

In effetti, proprio perché si riferiscono a registri diversi e perché sono complementari i loro ragionamenti, non si può dare torto a Cantone e nemmeno a Cacciari o alla Gruber.

Guai, infatti, se nello sviluppo della sua azione, la magistratura si facesse condizionare da attenzioni politiche (fin troppo spesso, forse, è stata accusata di “giustizia ad orologeria” da chi era destinatario di un avviso di garanzia, o di altro provvedimento giudiziario, e dai suoi compagni di partito). Il concetto espresso da Cantone, però, ai fini di questo Blog, potrebbe integrarsi ancor di più con le osservazioni di Cacciari e della Gruber, se, inteso su un altro piano della comunicazione, quello dell’appello, venisse tradotto con parole come: politici, per favore, lasciate la magistratura fuori dal conflitto politico. Il che, forse, corrisponderebbe, grosso modo, anche alle osservazioni proposte ad inizio trasmissione da Raffaele Cantone in relazione al ruolo svolto dall’ANAC rispetto alle vicende capitoline.

In realtà, è una delle caratteristiche del conflitto – e, direi, anche del conflitto politico – quella di vedere tutto ciò che accade in una prospettiva di tipo conflittuale: quanto mi avvantaggia o mi penalizza questo o quella indagine giudiziaria nelle mie battaglie in corso o venture contro il nemico?

Pare essere questo l’aspetto centrale all’interno del tema “politica e conflitto”: non tanto le indagini in sé, quanto la strumentalizzazione conflittuale di queste in sede di conflitto politico.

Naturalmente non si vuole in alcun modo sostenere la necessità o l’opportunità di imbavagliare il politico prima che commenti un fatto di cronaca giudiziaria riguardante questo o quell’altro esponente, ma porre in rilievo come l’esasperazione dei toni (la demonizzazione immediata, ad esempio) su tali argomenti comporti un prezzo che rischiamo di pagare tutti.

 

Alberto Quattrocolo

1 commento
  1. iris
    iris dice:

    Scacco Matto

    Le vittime della malasanità sono molte, troppe, gli errori vanno severamente puniti ed i colpevoli giustiziati.
    L’utente della Sanità è diventato non solo una persona da curare, ma anche e sopra-tutto una Vittima della Malasanità.
    Adesso l’utente, a fronte di un sanitario, medico o infermiere, “deve sempre stare all’erta, perchè non ci si può mai fidare”;
    in-fondo si sa, “quello lì” potrebbe essere “un furbetto del cartellino”, un che si è comperato la laurea, un fannullone, un nulla-facente; colpevole sempre e comunque di negligenze di ogni tipo, irrispettoso, un delinquente comune, un bandito,ma comunque fortunato, molto fortunato ad avere un lavoro sicuro, che ovviamente non merita ed è pagato con i soldi di tutti, “DOVREBBE VERGOGNARSI!”

    L’utente, per avere una prestazione sanitaria sicura e soddisfacente, deve saper sospettare, controllare ed indagare, alla ricerca spasmodica dell’errore, perchè si sa, “se si cerca bene, l’errore si trova sempre ed un colpevole anche!”
    L’errore deve essere stanato, infatti è “cosa buona, legittima e giusta”, contestare sempre tutto ed il contrario di tutto, così il gesto, la parola, l’empatia la simpatia di una comunicazione o prestazione sanitaria insoddisfacente o anche solo percepita come errata, deve essere severamente punita.
    La mancanza di fiducia riduce il professionista ad essere un oggetto che eroga una prestazione più o meno corrispondente alle aspettative dell’utente.
    L’aggressione fisica e verbale con screditamento del ruolo del professionista, diminuisce la paura e l’angoscia dell’utente a ricevere una prestazione sanitaria sbagliata.
    Il torto, l’ingiustizia, o percezione del torto, deve essere vendicata ed il danno subito, vero o falso, risarcito.
    NASCE LA DENUNCIA INDISCRIMINATA, SPIETATA E SELVAGGIA, adesso, “I SANITARI NEL MIRINO”, si possono facilmente accusare, inchiodare, e punire severamente, meglio se in pubblica piazza; probabilmente, lo sdegno collettivo senza alcuna riflessione personale, servito dalla stessa politica tramite i mass media, ci aiuta a sentirci più sicuri, più buoni e più giusti.

    Tra i sanitari non riconosciuti, offesi, umiliati, dimenticati, calpestati e privati del loro ruolo, dilaga ormai “il fuggi fuggi generale”.

    -Qualcuno si lamenta troppo e diventa pesante, molto pesante e noioso, in-somma un emarginato.

    -Qualcuno tenta di spiegare che un tempo, i sanitari erano umani, vivevano tutti insieme nella piazza del mercato e vendevano la fiducia, così altri comperavano la speranza, i ricchi comprano sempre il prodotto di qualità e i poveri se volevano, anche; poi, i tempi sono cambiati e i soldi sono finiti, c’è i sovra-affollamento e la mancanza cronica di personale. Adesso probabilmente, “lo stesso prodotto, viene consegnato dai fornitori già scaduto” e si sa che la roba scaduta fa male alla salute; poi c’è il fatto della contro-pubblicità, che non sempre corrisponde al vero. L’utente però non le crede, è molto arrabbiato ed aggressivo, “lo sputa e vuole fargliela pagare!”

    -Qualche disperato va alla medicina del lavoro per potersi ammalare, per esempio di stress o burnout o altro, così può essere spostato in qualsiasi altro posto dove non vi sia però, alcun contatto con l’utenza.

    -I più fortunati si sposano, si fanno mantenere e sono felici per sempre.

    -Altri si buttano giù, in mare o nei fiumi, ma non hanno il salvagente e muoiono;

    -altri si buttano in pensione anticipata perchè hanno un salvagente, anche se piccolo piccolo e così si salvano.

    -Altri ancora si licenziano per fare i migranti in Germania e lavorare come gelatai, come camerieri, o se sanno cucinare come cuochi.

    Qualcuno riesce a mettere anche la faccia sui giornali, in televisione e presto anche sui manifesti degli autobus e qualche volta, “sale sulla croce”, posta ormai in tutti i cortili degli ospedali, per espiare le proprie colpe, vere, false, presunte, percepite (capro espiatorio).

    -Inspiegabilmente, altri agitano le braccia, fischiano e tossiscono rumorosamente, tentando di farsi notare da qualcuno, e poi si sentono anche Vittime! Vittime che naturalmente “nessuno si fila”, allora loro si avviliscono e “cadono in depressione”; però poi, passano ore a guardarsi allo specchio, per potersi riconoscere e rispettare come persone e come professionisti.

    La Fiducia è la sola Cura per la Paura.

    L’infermiera che non ha compreso immediatamente un bisogno, comunicazione inefficace e forse ascolto distratto, viene aggredita dall’utente.
    L’utente in quel momento non ha fiducia nell’infermiera che percepisce come nemica (sentire comune-stereotipo), ha paura ed è angosciato per il suo parente.
    -L’aggressore smaltita la rabbia, riesce a “percepire l’altro come persona-professionista” e comprende di essere “inconsapevolmente scivolato”, (facile ed umano), dal ruolo di paziente in attesa di una prestazione sanitaria, al ruolo di giustiziere, questo probabilmente causa in lui dolore.
    -L’infermiera ferita capisce, sente la paura, l’angoscia dell’utente e nel rispetto dell’essere umano fragile, specie in determinate situazioni, mette il ghiaccio sul polso e tutto passa.

    Dare fiducia a qualcuno, vuol dire aspettarsi dall’altro dei comportamenti favorevoli, o perlomeno non dannosi, mettendosi così in una condizione di sicurezza.
    La fiducia è qualcosa che investe una relazione, “ci si fida di qualcuno, verso il quale abbiamo delle aspettative”.
    Percepire ed avvicinarsi all’altro con Delicatezza ed Attenzione, Accettare la Persona, utente, paziente o professionista in quanto PERSONA, quindi IN-PERFETTA, ci può aiutare a costruire rapporti meno conflittuali, più sani e sicuramente più veri.

    La sfiducia del paziente nei confronti di chi lo aiuta, fa venir meno nel paziente stesso la SPERANZA, elemento indispensabile per la costruzione dell’alleanza terapeutica.
    Ledere la speranza della collettività nella Sanità e quindi nei professionisti-attori, è un processo pericoloso, che allontana sempre di più dalla realtà, che destabilizza.
    Se non ci si può più fidare di chi è deputato alla cura e a lenire il dolore, viene meno la speranza, non solo nel professionista ma nell’essere umano e ci si ritrova ad essere sempre più fragili e soli di fronte alla malattia ed alla morte.
    Chi insinua il dubbio e la mala-fede dell’utente nei confronti del professionista sanitario, alimenta sentimenti di vendetta, di intransigenza, di aspettative deluse (non accettare la perdita-la morte), aumenta il conflitto e la frustrazione e ne esaspera la paura (paura ancestrale della morte).
    Questo processo, pericoloso e distruttivo, porta il paziente sempre più spesso, a fare “i viaggi della speranza”, alla ricerca della cura miracolosa, alla ricerca della sanità-sanitario perfetto ed alla ricerca spasmodica dell’errore, rischiando così di diventare vittima di se stesso e della propria paura.
    I Sanitari sono il Cuore della Sanità e chi li colpisce annientandone il ruolo, ferisce profondamente nell’animo non solo il singolo individuo, ma tutta la comunità.

    “Chi non fa non sbaglia mai”

    Nel corso degli anni degli anni sono stata accusata varie volte di furto (dentiere, anelli catenine, persino biancheria…), ho ricevuto calci, spintoni che mi hanno fatta cadere a terra, un pugno e una quasi frattura del setto nasale, ho ricevuto e ricevo continue aggressioni verbali con insulti e minacce e qualche sputo.
    Spesso ho dovuto andare in questura a giustificare la mia distrazione o la mia negligenza, sì, perchè i buoni non sono sempre così buoni e forse i cattivi così cattivi non sono mai.
    “Non ho mai denunciato nessuno”;
    vedo il gesto, il sorriso, sento la parola, la gratitudine e la speranza che qualche volta ricevo dai pazienti e faccio arrivare questo e solo questo, qui, dove batte il cuore.

    Chi Sbaglia va assicurato alla Giustizia, non ai giustizieri prodotti dai media!

    La Bilancia è da sempre il simbolo associato alla Giustizia, al comportamento retto, alla misura, all’equilibrio, al confronto tra azione e obbligo, usata come metro di colpa e punizione; la bilancia come simbolo di “pesatura dell’animo umano”, che mantiene l’ordine e che protegge i giusti e punisce gli ingiusti.
    La trasparenza, l’integrità e la legalità, sono elementi essenziali nella costruzione di un sistema di Tutela per la Salute e quindi, nella promozione del benessere dell’uomo.
    La lotta alla corruzione, al malaffare, alle infiltrazioni mafiose, è L’ANTICA LOTTA del BENE CONTRO IL MALE, è qualcosa che purifica l’anima e ci fa sentire al sicuro, più buoni, più giusti, in-somma persone migliori.
    Il fine raramente e forse mai giustifica i mezzi; “questa LOTTA dagli intenti così PURI e NOBILI”, solo se condotta con saggezza, equilibrio ed attenzione nei confronti dell’essere umano, potrà portare ad un cambiamento positivo verso una società migliore.
    L’essere umano è unico, irripetibile e incredibilmente forte, ma anche fragile e può essere ferito e diventare una Vittima, Vittima, quindi innocente, non più e mai più sacrificale!
    Dare risalto all’onestà, alla Giustizia non ai giustizieri, attraverso la cultura dell’Accoglienza (accoglienza dell’altro), della Tolleranza, del Rispetto reciproco, della Speranza nella cura e forse nella guarigione; aiuterebbe a riflettere, a crescere, forse.

    “Questo Attacco alla Sanità Pubblica, può essere considerato come un processo di destabilizzazione istituzionale, politica e sociale a favore della privatizzazione?”
    “In futuro chi, ma sopra-tutto, che tipo di Sanità dobbiamo aspettarci?”
    “Io, sono una Persona Vittima?” – “O sono un’infermiera carnefice?”
    “Ma se sono una Vittima, chi è il mio carnefice?”. – “Il sistema, l’utenza arrabbiata o che altro?”.
    Vittima, si dice in giro che qualcuno mi ha già inventata, o forse no.
    In-fondo le etichette non mi sono mai piaciute e scappo lontano, ma molto lontano e non torno più!
    Alla fine? “alla fine, io speriamo che me la cavo.”

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