Le due fosse del conflitto

Se vuoi vendicarti di qualcuno scava due fosse (massima attribuita in maniera probabilmente arbitraria a Confucio)

Quante volte accade di mettere in rilievo che nel conflitto convivono aspetti etero-distruttivi e aspetti auto-distruttivi? E quante volte capita anche di accorgersi che questi secondi aspetti non bastano a dissuadere i protagonisti del conflitto dal farsi una guerra senza esclusione di colpi o, comunque, da investire enormemente in esso. Si tratta di investimenti in termini di tempo, di energie, di denaro, e in termini emotivi e affettivi. Investimenti compiuti, e magari ripetuti con frequenza pressoché quotidiana, da ciascun protagonista, con il fine di acquisire o mantenere il controllo sulla conduzione del conflitto, sul suo sviluppo, così da pervenire alla soluzione più soddisfacente per sé.

Ma il proverbio parla di due fosse. Una per seppellire il nemico battuto e l’altra per sé, perché non sarà il nemico il solo ad aver bisogno di sepoltura. Ricorda, cioè, quel proverbio, che il controllo sul conflitto non ce l’ha nessuna delle parti. Ce l’ha il conflitto stesso. E le due fosse si scavano in contemporanea, forse senza neppure accorgersene.

Ma il proverbio pone in rilievo anche un’altra possibilità: che si sappia che si stanno scavando due fosse, di cui una per metterci dentro e ricoprire il nemico e l’altra per noi. Lo sappiamo e ci sta bene così. Lo accettiamo. Infatti, non è raro nell’esperienza di chi si occupa di mediazione familiare, di mediazione penale o di mediazione sanitaria (per fare solto tre esempi), di riscontrare come nelle parti in conflitto vi sia una certa lucida consapevolezza circa i costi di quel conflitto che rilanciano di continuo. Avvisate degli effetti auto-distruttivi delle loro scelte e delle loro azioni, non li hanno ignorati, ma accettati, con una determinazione assoluta che non ammette cedimenti né esitazioni.

Perché?

Perché, tante volte c’è in gioco qualcosa di così centrale e fondamentale che non vi è alcuna riluttanza a investire tutto quel che si ha (affettivamente, emotivamente, economicamente…) nel conflitto. Inoltre, è raro che le persone in conflitto pensino a se stesse come mosse da spirito vendicativo. Più spesso, si rappresentano come animate dal bisogno di ottenere soltanto ciò che è giusto.

Altre volte, può accadere che gli attori del conflitto ritengano che, in ogni caso, a prescindere da quale sarà l’esito delle ostilità, vi saranno due fosse da scavare: che si sia determinati a tentare di vincere o si sia disposti a lasciar perdere, che ci si arrenda o si combatta, si pensa che non cambierà nulla, perché quel quid, per loro vitale, è già in gioco e forse addirittura ha il destino segnato o è già irrecuperabilmente perduto.

In tali situazioni, un appello alle istanze auto-conservative degli attori del conflitto, un richiamo alla questione delle due fosse, può non sortire l’effetto di un contenimento dell’escalation. Anzi, il più delle volte si rivela una mossa sterile e perfino controproducente .

Il coniuge, che per le delusioni sofferte è giunto a detestate l’ex partner  e che vede in lui/lei un genitore totalmente inadeguato, potrebbe risultare sordo ad ogni richiamo a riflettere sul fatto che, con il proprio ostinato rancore, sta scavando due fosse – e, forse, anche più di due. Analogamente, per stare in ambito sanitario, possono non rispondere ad appelli accorati alla tutela del propri interessi il paziente, se persuaso di aver subito un danno per colpa della negligenza o dell’imperizia di chi lo ha curato, da un lato, e il professionista della salute, che si dichiara indisposto a cedere di un millimetro di fronte a chi lo accusa di essere responsabile moralmente, e non solo legalmente, di “malasanità”.

Pensando a queste situazioni e ai tanti casi gestiti, non si contano le volte in cui come mediatori ci si è trovati davanti  a persone alle quali la prospettiva di dover scavare due fosse non induceva esitazioni, quasi come se ci fosse stata un’accettazione permeata di orgoglio.

Per tale ragione, e per rispetto anche dei sentimenti e dei valori, dei principi e degli argomenti, che ciascun attore del conflitto nutre o coltiva in sé, nella prospettiva di Me.Dia.Re. la mediazione non è proposta come soluzione più economica o meno rischiosa per i propri interessi. Anzi, in tali casi, si spiega che il percorso di Ascolto e Mediazione può essere l’occasione per ottenere alcune soddisfazioni importanti, come quei riconoscimenti profondi dei vissuti di ingiustizia, che la giustizia formale non sempre può procurare, non essendo deputata a realizzare tale particolari compiti sul piano relazionale.

Alberto Quattrocolo

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