Las Vegas, 1/10/17. La più grave sparatoria della storia americana.

La più letale sparatoria mai avvenuta su suolo americano conta 58 morti (escluso l’attentatore) e 851 feriti totali. Una vera e propria strage.

Pensata, con ogni probabilità, proprio per elevare il più possibile il numero delle vittime, considerata la data dello svolgimento dei fatti: la sera del primo ottobre, durante il Route 91 Harvest Festival di Las Vegas, che vedeva assiepate migliaia di persone davanti a un palco all’aria aperta. La dinamica è stata chiarita dagli investigatori, così come l’identità dell’attentatore; ciò che è rimasto nell’oscurità è il movente. A quasi un anno dalla ricorrenza infatti, il 3 agosto scorso, lo Sceriffo di “Sin City” ha confermato il permanere dei dubbi riguardo il perché Stephen Paddock aprì il fuoco sulla folla, 32 piani sotto di lui.

Assiduo frequentatore di casinò, Paddock si trovava nella sua camera presso il Mandalay Bay hotel, che aveva letteralmente riempito di armi: dopo aver sfondato la porta della stanza, le forze dell’ordine trovarono 23 dispositivi e, ovviamente, centinaia di munizioni. L’aspetto ancora più allarmante, però, sarà il ritrovamento, presso la sua abitazione, di altre 19 armi da fuoco, migliaia di munizioni e numerosi esplosivi. In aggiunta, uno degli elementi emersi in seguito, che inasprirà la relativa polemica sul porto legale, fu la modifica che Paddock apportò a due fucili semiautomatici: il bump stock permette, con una spesa relativamente contenuta, di aumentare notevolmente la frequenza dei colpi al secondo, ottenendo, di fatto, una mitragliatrice (la cui vendita, negli Stati Uniti, è illegale dal 1986). Nessuno ti può vendere l’arma intera: i pezzi da assemblare, però, puoi comprarli tranquillamente in negozio.

Dunque, il festival di musica country. Quella sera si sta esibendo Caleb Keeter, come si vede in alcuni video che ancora circolano nella rete. Proprio mentre sta cantando, improvvisamente di sente un rumore ripetitivo, a scatti. Sugli schermi ai lati del palco si vede il cantante girarsi alla sua sinistra, probabilmente allarmato dal rumore stesso. Le immagini si interrompono e inizia la fuga: in pochi attimi, come mostrano i video girati dall’alto, le centinaia di persone assiepate in platea si sparpagliano, ma il rumore non cessa. Paddock continua a sparare, fino a uccidere e ferire il più alto numero di persone della storia delle stragi americane. Più di un’ora dopo sarà ritrovato steso sul pavimento della propria camera: concluse la sua esistenza con un colpo alla testa.

Oscurità, riporta lo sceriffo dieci mesi dopo. Oscurità rispetto ai motivi. Chissà che tipo di oscurità si impadronì della mente di quel signore di 64 anni. Apparentemente tranquillo e benestante, in pensione da qualche anno, Paddock viveva a un’ora di macchina da Las Vegas, dove giocava spesso ingenti cifre e godeva di alcuni benefit ai casinò, come la stanza gratuita e la possibilità di usare il montacarichi dell’hotel. È probabile che fu proprio grazie a queste agevolazioni che riuscì a far entrare indisturbato un tale ammontare di armi nella propria camera.

Come accennato, e come prevedibile, il dibattito sul porto d’armi fu nuovamente innescato da questo triste evento. Se, da un lato, Trump rimandò la questione al dopo indagini, gli oppositori evidenziarono l’urgenza di rivedere la normativa. Il Presidente, aperto sostenitore del secondo emendamento (che garantisce il diritto di possedere armi), vide la campagna elettorale che lo portò alla vittoria, finanziata dalla National rifle association (NRA), grossa fetta della lobby in questione. La sua posizione è sempre stata piuttosto chiara, anche dopo l’investitura, vista la sua partecipazione al congresso annuale della stessa NRA qualche mese prima della strage: rimarcò la volontà di non interferire con il diritto del cittadino americano di possedere armi.

Le invettive contro tale libertà arrivarono da diversi avversari politici, ma non solo. Hilary Clinton, ex Segretario di Stato, parlò chiaramente contro la NRA, incoraggiando il lavoro comune “per provare a impedire che questo succeda di nuovo”. Il democratico Schumer, il giorno seguente, chiese al Congresso di approvare “leggi capaci di vietare le armi, specialmente le più pericolose, perché non finiscano in mani sbagliate”. Chiaro riferimento alla sospensione, firmata da Trump, della norma voluta da Obama: si voleva impedire alle persone con problemi mentali di poter comprare armi. Come accennato, però, non solo deputati e senatori dissero la loro. Il già citato Caleb Keeter, avendo vissuto in prima persona il terrore di quella notte, cambiò radicalmente opinione: da accanito sostenitore del secondo emendamento, dichiarò pubblicamente, e per iscritto, di volere una regolamentazione immediata sull’uso delle armi.

 

Alessio Gaggero

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