Las Mariposas provarono che il femminile è una forma di dissidenza

Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, ha proclamato il 25 novembre “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne”, invitando tutti i governi, le istituzioni, le organizzazioni internazionali e
non governative a promuovere ogni anno in quella data attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza di genere.

In realtà, l’Assemblea Generale ha soltanto conferito ufficialità e universalità a questa giornata, poiché la  scelta del 25 novembre è da attribuire ad alcune attiviste latine che, nel 1981, organizzarono a Bogotà il primo incontro femminista Latinoamericano e dei
Caraibi per ricordare il brutale assassino di Minerva, Patria e Maria Teresa Mirabal, che dedicarono la vita a combattere una dittatura sanguinaria, con il nome in codice di Las Mariposas (le farfalle).

Le sorelle Mirabal nacquero tra gli anni Venti e Trenta del Novecento a Ojo de Agua, nella Repubblica Dominicana, da una famiglia benestante; una quarta sorella, Bélgica Adela “Dedé”, mantenne inizialmente una posizione più defilata rispetto alle questioni politiche che in quegli anni scuotevano il paese.

Nel 1930, nella Repubblica Domenicana indebolita da una persistente gravissima situazione sociale ed economica, un colpo di stato aveva condotto a elezioni farsa, con un solo candidato alla presidenza: il generale Rafael Leonidas Trujillo, sostenuto dal gruppo paramilitare “La 42”, che nel corso di una feroce campagna elettorale si occupò di sradicare il dissenso con assalti alle sedi dei partiti d’opposizione, intimidazioni e omicidi. Trujillo divenne così presidente alle elezioni del 24 maggio grazie a minacce e brogli (alle urne si trovarono più voti in suo favore di quanti non fossero gli elettori), instaurando un sistema dittatoriale durato per oltre trent’anni.

La sua dittatura, caratterizzata dall’anticomunismo, dall’ossessione per l’ordine e la disciplina e dal culto della personalità, coincise anche con un lungo e importante processo di industrializzazione e rinnovamento del sistema finanziario del paese, basato sulla repressione degli avversari e sullo sfruttamento della forza lavoro; l’unica formazione politica era il “Partido Dominicano”, gli scioperi furono considerati come “delitti di vacanza” e i lavoratori in lotta incarcerati o assassinati. Il governo di Trujillo è stato ritenuto una tra le dittature latine più feroci dell’età contemporanea, sotto la quale morirono circa 50.000 persone, tra oppositori politici, operai e vittime della propaganda xenofoba anti-haitiana dell’epoca.

La militanza politica delle tre sorelle Mirabal iniziò quando Minerva, la più intellettuale delle tre, il 13 ottobre 1949, durante la festa di san Cristobal organizzata dal dittatore per l’alta società delle province di Moca e Salcedo, aveva osato sfidarlo, sostenendo apertamente la propria opposizione. Quella data segnò l’inizio delle rappresaglie contro Minerva e tutta la famiglia Mirabal, con periodi di detenzione in carcere per il padre e la confisca dei beni per la famiglia.

Minerva mostrò fin da bambina un carattere forte e indipendente e una grande passione per la lettura, il suo paese e la libertà; la sua influenza sulle sorelle fu notevole, soprattutto su Maria Teresa, la più piccola, che la prese a modello e cercò di emularla negli studi, ottenendo un diploma tecnico in Agrimensura. Maria Teresa seguì la sorella sin da giovanissima nella militanza politica, dopo essersi fidanzata con un altro attivista, Leandro Guzmàn, amico del marito di Minerva.

Dopo la conclusione degli studi superiori Minerva chiese ai genitori il permesso di studiare Diritto all’università, suo grande sogno fin dall’infanzia), ma la madre si oppose: conoscendone la veemenza e le consolidate idee politiche, temeva per la sua incolumità; per
consolarla del diniego il padre le permise di imparare a guidare e le regalò un automobile su cui, con grande audacia per i tempi, scorrazzava da sola per tutta la provincia. Nel 1952, all’età di ventisei anni, Minerva riuscì a iscriversi all’Università di Santo Domingo, che frequentò fra divieti e revoche, ma dopo la laurea non le fu consentito l’esercizio della professione.

Minerva, unica donna insieme a Dulce Tejada in un gruppo di uomini, il 9 gennaio del 1960 tenne nella propria casa la prima riunione di cospiratori contro il regime, che segnò la nascita dell’organizzazione clandestina rivoluzionaria Movimento del 14 giugno, il cui presidente fu suo marito Manolo Tamarez Justo, assassinato nel 1963.

Minerva fu l’anima del movimento, a cui aderirono anche le sorelle Maria Teresa e Patria con i rispettivi coniugi. Patria aveva abbandonato gli studi per sposare a sedici anni un agricoltore; molto religiosa e generosa, allegra e socievole, si definiva “andariega”, girovaga, perché amava viaggiare. Era madre di quattro figli e non esitò ad aderire al movimento per “non permettere che i nostri figli crescano in questo regime corrotto e tirannico”.

Il Movimento del 14 Giugno si espanse in tutto il paese, organizzato in nuclei clandestini per operare più efficacemente contro la dittatura. Nel gennaio del 1960 l’organizzazione fu scoperta dalla polizia segreta di Trujillo, il SIM (Servicio de Inteligencia Militar), e molti dei suoi membri furono reclusi presso “la 40” (carcere di tortura e morte). Minerva e Maria Teresa furono incarcerate due volte:
condannate a cinque anni di lavori forzati per avere attentato alla sicurezza nazionale, a causa della cattiva reputazione internazionale di Trujillo per l’attentato al presidente venezuelano Betancourt, furono rilasciate e poste agli arresti domiciliari. Anche i loro mariti e il marito di Patria, Pedro Gonzalez, furono imprigionati e torturati.

L’attivismo delle tre donne aveva ormai attirato l’attenzione del dittatore che, nel corso di una visita a Salcedo, esclamò: “Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal”; Trujillo progettò il loro assassinio in modo da farlo sembrare una disgrazia, per non risvegliare le proteste nazionali e internazionali.

Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, accompagnate dall’autista Rufino de la Cruz, andarono a fare visita ai mariti Manolo  e Leandro, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata. L’auto fu intercettata, i passeggeri costretti a scendere e condotti in un luogo appartato, una piantagione di canna da zucchero, dove furono massacrati a botte e bastonate; i loro corpi furono poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando, che venne fatto precipitare da un dirupo per simulare un incidente.

Con la morte delle sorelle Mirabal, Trujillo credette di aver eliminato un problema, ma ciò causò grandi ripercussioni nell’opinione pubblica dominicana (nonostante la censura) e internazionale; ormai inviso all’establishment in tutto il continente, nel 1961 il dittatore fu assassinato con un colpo di fucile mentre transitava in auto alla periferia della capitale Santo Domingo; prima della morte era riuscito, mentre la popolazione era ridotta alla fame, ad accumulare circa 800 milioni di dollari, messi al sicuro in banche straniere.

L’unica sorella sopravvissuta (morirà nel 2014) perché non impegnata attivamente, Dedé, ha dedicato la vita alla cura dei sei nipoti orfani e al compito di custode della memoria delle Mariposas: “Sopravvissi per raccontare la loro vita”; nel 1999 ha pubblicato il libro di memorie Vivas in su jardin dedicato alle sorelle, le cui pagine sono definite come “fiori del giardino della casa museo dove rimarranno vive per sempre le mie farfalle”.

Minerva, Maria Teresa e Patria sono state uccise per le loro idee politiche e perché reputavano un dovere l’esporsi per sostenerle. Sono state uccise perché il loro essere donne irritava il regime: frequentavano l’università, guidavano la macchina, partecipavano a riunioni maschili. Oggi, la loro memoria viene chiamata a simboleggiare tutte quelle donne che subiscono abusi, soprusi, umiliazioni,
violenza fisica o morte.

Nel ricordo della sorella Dedé,

durante un’epoca di predominio dei valori tradizionalmente maschili di violenza, repressione e forza bruta, dove la dittatura non era altro se non l’iperbole del maschilismo, in questo mondo maschilista si erse Minerva per dimostrare fino a che punto e in quale misura il femminile è una forma di dissidenza”.

Silvia Boverini

Fonti:

A. Foti, “25 Novembre 1960: le ali spezzate delle sorelle Mirabal”, www.terrelibere.org;

F. Rao, “Il 25 novembre: l’eredità storica delle sorelle Mirabal”, www.ecointernazionale.com;

M. Gargiulo, “Sorelle Mirabal”, www.enciclopediadelledonne.it;

www.it.wikipedia.org

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