La mediazione tra Eros e Thanatos durante la pandemia

Riducendo in pillole la teoria conflitto tra Eros e Thanatos, proposta da Sigmund Freud nel suo saggio, di 100 anni fa, “Al di là del principio di piacere” (Jenseits des Lustprinzips), nell’animo umano e nella natura ci sarebbero le pulsioni di morte, identificate sotto il nome comune di Thanatos, e le pulsioni di vita, indicate con il nome di Eros, che inglobano le pulsioni sessuali e sono alla base dei comportamenti, umani e non, mirati alla conservazione e allo sviluppo della vita. Sicché il termine Eros sarebbe riferibile a tutte le pulsioni costruttive e vivificanti, mentre Thanatos, cioè la pulsione di morte, rappresenterebbe la tendenza umana verso l’aggressività, la stagnazione e la distruzione. In altre parole, Thanatos sarebbe la tendenza di ogni essere vivente a ritornare al suo stato inorganico originario [1].

In questo periodo, il richiamo, più in termini di suggestione che di chiave interpretativa, al conflitto tra Eros e Thanatos può aiutare a soffermarsi sulle lacerazioni, sulle contraddizioni e sui paradossi che viviamo da due mesi. E può offrire uno spunto per osservare quelle ricadute conflittuali – non solo interne a ciascuno di noi, ma anche interpersonali e, forse, perfino quelle collettive – che paiono sortire dal groviglio di istanze contrastanti nel quale il COVID 19 ci ha avviluppato.

Il conflitto tra Eros e Thanatos come conflitto tra Sanità e Coronavirus e contro la strumentalizzazione dello spirito di servizio degli operatori della Sanità

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C’è, infatti, un palese conflitto tra la vita (Eros) e la morte (Thanatos) disputato nei termini di lotta tra salute e malattia, tra sanità e COVID 19, e che si combatte sul fronte nel quale agiscono – e troppo spesso si ammalano o addirittura muoiono – i professionisti della sanità e coloro che svolgono attività definite essenziali. Ebbene, costoro impegnati ad arginare il dilagare della morte, si trovano coinvolti anche in un altro, sovrastante e sottostante, conflitto, che rischierebbe di essere sotterraneo se non fosse che è stato smascherato. Infatti, si può dire che è stato svelato nel momenti in cui quei lavoratori hanno preso posizione esplicitando che non ci stanno a sentirsi definire eroi: cioè, dal momento che il loro agire è riconducibile a quel che Giovanni Falcone, con sublime semplicità, spiegò essere la sua principale motivazione, il semplice “spirito di servizio”, non ci stanno ad essere lusingati, incensati e blanditi, così da poter essere strumentalizzati e sfruttati, oggi, e magari sacrificati e azzittiti, domani; in altri termini, non ci stanno ad essere de-umanizzati, ridotti ad un’etichetta, ad un simbolo astratto; tanto più che non occorre essere discepoli di Freud per sapere che all’idealizzazione infantile può seguire a brevissimo giro una non meno puerile – e spesso programmata – demonizzazione. Insomma, a questo riguardo, c’è un altro conflitto, presente, che si connette ad una conflittualità preesistente (quella da decenni dilagante in ambito sanitario e, segnatamente, sul piano del contenzioso per responsabilità professionale e delle aggressioni ai danni degli operatori) e ne annuncia una futura, assai probabile, dove sotto peculiari vesti Eros e Thanatos si fronteggiano paurosamente.

Il conflitto tra Eros e Thanatos riguardo all’indecifrabilità del futuro

Il conflitto tra Eros e Thanatos, cioè tra l’istinto di vita e quello di morte, però, è anche quello tra, da un lato, la possibilità di ciascuno di noi di pensare e pensarsi nel futuro, quindi di immaginarlo, anche con slanci idealizzanti, e dall’altro, la difficoltà, se non l’impossibilità, di farlo. Quella che viviamo tutti, infatti, in un certo senso, è una sorta di esperienza di morte: come (mettendo da parte l’elemento della fede) nessuno sa con certezza se c’è un Aldilà e, se c’è, com’è, così ora viviamo una simile indicibilità sull’Aldiquà, ossia un’impossibilità di prefigurare nitidamente il poi, gli scenari venturi della nostra esistenza. Come sarà la nostra vita tra un mese, tra sei mesi, tra un anno? Nessuno è in grado di dirlo con ragionevole sicurezza. Cioè, non con quel livello di affidabile approssimazione di cui eravamo capaci prima. Ad esempio, non sappiamo dire con certezza se ci sarà un post-Coronavirus, inteso come completo ripristino della situazione anteriore, o se l’emergenza sia destinata a diventare, in qualche modo, un nuovo sistema, una consuetudine: insomma, una nuova realtà destinata a soppiantare la precedente, finché quest’ultima non sbiadirà nelle dimensioni di un nostalgico ricordo.

Il miscuglio di paure in quel conflitto tra Eros e Thanatos  che è la dialettica tra Lockdown e diffusione del Coronavirus

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Per contenere la diffusione del Coronavirus e ridurre le probabilità in favore del dominio dell’epidemia, infatti, abbiamo dovuto chiudere e rinchiuderci, interrompere e serrare, insomma fermarci. E ci è toccato arrestare anche le nostre pulsioni di vita (Eros) ad andare, ad uscire, a muoverci, a fare, a lavorare… Ci è toccato bloccare la nostra tendenza al movimento, che è, per definizione, la vita, la nostra innata propensione a non fermarci, per evitare di essere bloccati per l’eternità, cioè per non cadere nelle fauci di quella morte (Thanatos) rappresentata dal Coronavirus.

Pertanto, c’è anche uno scontro tra le vitali ragioni dell’economia – che, per ciascuno di noi, nel concreto, hanno nomi diversi (impiego, impresa, lavoro, reddito, scuola, affitto, ecc.), ma che, comunque, rinviano al vivere o al sopravvivere – e quelle della salute, che per noi è ancor più preliminarmente vitale: dato che non si può andare a lavorare, né si può consumare, se si è malati, moribondi o morti.

Il distanziamento fisico come comportamento mortifero di prevenzione della morte

Il punto è che tanti fondamentali diritti (e doveri) sono sospesi perché ci è vietato di assecondare ed esprimere il nostro essere animali sociali, se non entro i limiti e le modalità consentite dalla tecnologia.

Il divieto di abbracciarsi, baciarsi, stringersi la mano, ecc., però, pone in ancor maggiore risalto il fatto che viviamo una specie di cortocircuito nelle nostre pulsioni di vita: è come se il nostro istinto di vita, per non essere meramente teorico e per non tradursi in condotte potenzialmente attuative di un istinto di morte, dovesse sottomettersi – parzialmente, ma in misura rilevantissima – proprio a Thanatos. In breve, seguendo Eros, cioè l’istinto di sopravvivenza, dobbiamo avere negli ambiti più importanti dell’esistenza, dei comportamenti che, di per sé, sono etichettabili come deprimenti e depressivi. Quindi dobbiamo avere delle condotte riconducibili al regno di Thanatos, almeno astrattamente, secondo quanto abbiamo immagazzinato nel nostro immaginario consueto, nei nostri schemi tradizionali.

Dai rapporti impediti a quelli imposti

Peraltro, sarebbe bene anche riconoscere, senza patetiche strizzatine d’occhio né superficiali sottovalutazioni, che questo vincolo del “distanziamento fisico” dà luogo anche all’impossibilità per moltissime persone di avere relazioni e rapporti sessuali, con tutti i significati e i risvolti personali, affettivi ed emotivi che ne conseguono. Ma l’obbligo di restare a casa costringe anche ad un ininterrotto stare insieme. Così, anche a chi non si è ammalato o non ha subito dei lutti, anche a chi non vive in un locale di pochi metri quadri con altri quattro o più famigliari, anche a chi non ha perso il lavoro o non sta vedendo squagliare tutto quel che ha investito nella propria impresa, insomma anche a chi non ha patito l’urto violento del Coovid-19, è diventato spettacolarmente evidente il disagio derivante dal distanziamento fisico: stare rinchiusi per giorni, per settimane e per mesi non ha alcuna parentela con il concetto di intervallo, di ricreazione o di vacanza. Anzi, è una notevole fonte di stress anche perché sottopone ad una tensione considerevole i rapporti e i legami tra le persone.

La difficile mediazione del conflitto tra Eros e Thanatos

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Questo conflitto tra Eros e Thanatos così bizzarro, in cui le esigenze e le attitudini vitali sembrano avere un risvolto mortale, mentre quelle tipicamente mortifere hanno una valenza precauzionale, in parte, può spiegare perché non è così facile riuscire a restare tutti insieme, uniti e solidali, di fronte alla comune minaccia del COVID 19.

In conclusione, forse, oggi ancor più di ieri potremmo legittimarci a riconoscere quanto il complicato intreccio conflittuale tra Eros e Thanatos sia capace di contagiarci. In astratto, infatti, è facile ammettere che Eros e Thanatos non possono che coesistere; com’è scontato, in teoria, pensare che la vita presuppone la morte e viceversa. Ma quando si passa dalla speculazione astratta al quotidiano, ai problemi pratici, ai bisogni e alle esigenze fondamentali delle persone e di intere popolazioni, ci si misura con l’aspra concretezza di questa realtà; e non è detto che si riesca a conservare in primo piano quelle consapevolezze, né che si riesca ad attenuare il nostro dolore, la nostra rabbia o il nostro sgomento.

Sul piano individuale, allora, può non essere una cattiva idea autorizzarsi a chiedere aiuto, sapendo che accanto a svariate forme di aiuto (molte delle quali offerte gratuitamente), come quelle costituite, ad esempio, dai servizi di sostegno psicologico, c’è anche la mediazione familiare e dei conflitti in famiglia[2]

Sul piano collettivo, poi, la mediazione, non come pratica operativa professionale ma come competenza, attitudine e paradigma, specie se fondata sull’ascolto e sull’apertura al riconoscimento dell’altro, può aiutare a prevenire il rischio che questo confuso e confondente conflitto tra Eros e Thanatos oscuri il fatto che tendenzialmente tutti si rappresentano come schierati dalla parte di Eros, non certo da quella di Thanatos, e che dia luogo a pericolosissime degenerazioni: ad esempio, producendo schieramenti contrapposti, creando fazioni, scatenando l’odio tra chi sostiene l’idea di una rapida riapertura, “perché ha paura della morte per fame”, da un lato,  e chi, invece, ritiene meglio proseguire il Lockdown, “perché ha paura della morte per Coronavirus”, dall’altro, portando entrambe le “scuole di pensiero” ad essere oggetto di delegittimazioni e de-umanizzazioni e ad accusarsi reciprocamente di “essere dalla parte di Thanatos, cioè della morte”.

Alberto Quattrocolo

[1] In quell’opera del 1920, Freud proponeva il conflitto tra Eros e Thanatos come conflitto psicologico, mutuando tali termini dalla filosofia empedoclea, secondo la quale vi sarebbe un dissidio cosmico fra il principio di Amore (o Amicizia) e quello di Odio (o Discordia). Scrisse, infatti, Freud che la «dottrina di Empedocle» è così prossima «alla dottrina psicoanalitica delle pulsioni, da indurci nella tentazione di affermare che le due dottrine sarebbero identiche se non fosse per un’unica differenza: quella del filosofo greco è una fantasia cosmica, la nostra aspira più modestamente a una validità biologica. […] I due principi fondamentali di Empedocle – philìa (amore, amicizia) e neikos (discordia, odio) – sia per il nome che per la funzione che assolvono, sono la stessa cosa delle nostre due pulsioni originarie Eros e Distruzione.»

[2] I servizi di mediazione dei conflitti (tra i quali non si può non segnalare il servizio gratuito Pronto Soccorso Ascolto e Mediazione e Sostegno Educativo, offerto da Me.Dia.Re. e dalla Cooperativa Il Ricino con il supporto fondamentale della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Insieme andrà tutto bene”) cercano, infatti, di accogliere e riconoscere la nostra umanità e di aiutarci a gestire le nostre relazioni conflittuali, che siano o meno legate a questa “versione 2020” del conflitto tra Eros e Thanatos.

 

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