La libertà e la mediazione

Il fondamento della mediazione sviluppata da Me.Dia.Re. è la libertà dei soggetti protagonisti del conflitto. Da ciò deriva lo svincolarsi di tale pratica da dettami “tecnico-produttivi”.

Tale modello di mediazione dei conflitti (definito “Ascolto e Mediazione“), infatti, utilizza alcune tecniche senza però essere essa stessa una tecnica. Poiché la pratica della mediazione non è descrivibile in termini scientifico-procedurali, essa può essere considerata una forma di “prassi”, cioè di azione pura, e quindi non un fare produttivo.

In altri termini, il rispetto della libertà dei protagonisti del conflitto è alla base dell’astensione, da parte del mediatore, dal tentare di modificare i loro comportamenti, atteggiamenti, pensieri, sentimenti o emozioni. Cioè, in tale modello mediativo, il mediatore, nel relazionarsi con le parti, non impiega delle tecniche per “produrre qualcosa che prima non c’era”.

Tale approccio mediativo, dunque, aspira ad essere “un’azione pura”, proprio perché il fine del percorso non consiste nel dare luogo ad un risultato predefinito, cioè la risoluzione del conflitto.

Infatti, se il mediatore intraprendesse il perseguimento di tale obiettivo, nella sostanza, agirebbe e dispiegherebbe delle tecniche per produrre un cambiamento nella relazione tra i confliggenti e, quindi, per generare in essi stati emotivi e affettivi e di elementi cognitivi e comportamentali differenti da quelli iniziali.

Nell’approccio proposto da Me.Dia.Re., nei Servizi di Mediazione Familiare e nei Servizi di Mediazione in altri ambiti, e nei suoi percorsi di formazione, l’obiettivo del percorso è il percorso. Il senso dell’azione è l’azione stessa. In termini meno astratti: l’ascolto è svolto con l’obiettivo che le persone si sentano ascoltate e non che cambino emozioni, comportamenti o idee.

L’esperienza (non tantissima ma neanche pochissima: si tratta pur sempre di circa vent’anni anni di esperienza) dice, però, che proprio rispettando la libertà di essere e di agire dei confliggenti aumentano significativamente le possibilità che il percorso produca un risultato ulteriore: un’elaborazione e un superamento delle istanze conflittuali inizialmente proposte.

 

Rielaborazione da D’Alessandro M., Quattrocolo A. (2007) La Mediazione Trasformativa come Prassi, Quaderni di Mediazione, Anno II, n. 5.

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