La bomba di Piazza Fontana esplode il 12 dicembre 1969

Il fischio d’inizio della strategia della tensione si ebbe, secondo alcuni, quel venerdì pomeriggio di dicembre, quando la Banca nazionale dell’agricoltura brulicava ancora di persone. Tredici di queste morirono sul colpo; altre quattro successivamente; 87 rimasero ferite. Sette chili di tritolo hanno un potere distruttivo enorme.

Come per la strage di Bologna e quella dell’Italicus, i dubbi su mandanti ed esecutori rimangono insoluti. A complicare la situazione, il caso Pinelli (anarchico sospettato di complicità, che morì, dopo tre giorni di interrogatori, per la caduta dal quarto piano della Questura milanese), al cui internò si aprì il caso Biotti (giudice milanese che fu poi assolto con formula piena da tutte le accuse, ma che, nel frattempo, non poté portare a compimento le sue indagini), il caso Calabresi (Commissario incaricato delle indagini, assassinato da Lotta Continua per la presunta responsabilità della morte di Pinelli) la contro-inchiesta messa in atto dalle Brigate Rosse (secondo cui la strage fu il risultato di un errore degli anarchici) e il coinvolgimento dei servizi segreti (nella persona di Guido Giannettini, l’Agente Zeta).

 

 

 

 

 

 

La Corte di Cassazione ha detto l’ultima parola nel 2005, riconoscendo il coinvolgimento di Ordine nuovo, ma assolvendo i vari imputati per vari motivi. I parenti delle vittime sono stati invece costretti a pagare gli oneri processuali. Come se non avessero pagato a sufficienza. Un altro buco nero della nostra storia.

 

Alessio Gaggero

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