Iwo Jima: una fotografia che fece la storia

1945, Seconda Guerrra Mondiale. Iwo Jima, isola giapponese sperduta nell’Oceano Pacifico, è teatro di una sanguinosa disputa tra Americani e Nipponici. I primi ambivano a conquistarla per avere una base di partenza per la propria aviazione, più vicina di quanto non fossero la Cina e le Isole Marianne; i secondi la usavano, al pari di Okinawa, come scudo contro un eventuale sbarco alleato sulle isole metropolitane.

Gli USA, forti della superiorità numerica e di armamenti, approdarono a Iwo Jima il 19 febbraio, dopo alcuni mesi di bombardamenti aerei. Serviranno, però, più di un mese e di 70.000 soldati per espugnare completamente la fortezza, difesa da appena 20.000 giapponesi.

Per quanto strategicamente importante, l’operazione non divenne famosa per meriti di guerra, bensì a causa di una fotografia. Il 23 febbraio, dunque lungi dalla conclusione dello scontro, il fotografo Joe Rosenthal immortalò sei soldati nell’atto di issare la bandiera americana sulla cima del monte Suribachi. Lo scatto, denso di un potere iconico di cui lo stesso fotografo non era inizialmente consapevole, fece il giro degli States in un tempo brevissimo per l’epoca.

 

Visto lo strapotere visivo, il governo Roosevelt (e poi quello Truman) decise di mettere l’immagine al centro della campagna propagandistica a favore del prestito di guerra nazionale. I disastrosi bilanci del conflitto furono un elemento di forte motivazione. La foto, inoltre, vinse nel 1945 il premio Pulitzer, e fu riprodotta in vari formati: dai francobolli al memoriale dei Marines ad Arlington, in Virginia.

Flags of our fathers, libro scritto da James Bradley, figlio di un presunto soldato immortalato, racconta proprio la storia dello scatto e delle conseguenze sui militari coinvolti (al pari dell’omonimo film di Clint Eastwood del 2006). Di quei sei, ne sopravvissero tre, i quali furono fatti rientrare in patria quanto prima, proprio per dare maggior lustro a quell’impresa. Il mostro mediatico se li divorò durante il tour di propaganda.

Emersero, nel corso degli anni, diverse questioni riguardanti l’identità dei soggetti. La più rilevante ha trovato la sua conclusione addirittura nel 2016, quando il Corpo dei Marines ha ufficializzato che John Bradley (padre dello scrittore del best seller) fu scambiato con Harold Schultz. Altro punto d’interesse, il fatto che il gesto immortalato non fu il primo: quando Rosenthal raggiunse la cima del monte, infatti, trovò una bandiera già piantata. Mentre cercava chi l’aveva innalzata, altri sei ne stavano allestendo una seconda, più grande. Furono costoro a entrare nella storia.

 

Alessio Gaggero

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