Intervista a Federica Castellaro: la gestione dei conflitti in una cooperativa sociale

In questa venticinquesima° puntata di Conflitti in corso, intervistiamo Federica Castellaro, educatrice e presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa Sociale Il Ricino, una realtà operativa nel campo delle attività educative da oltre trent’anni e che gestisce una comunità mamma-bambino (in cui sono accolte donne vittime di violenza e i loro figli), percorsi di autonomia guidata, Progetti Preventivi Mirati (PPM) e, più recentemente, attività di educativa territoriale.

Federica, che, da presidente, non ha perso il contatto con il lavoro sul campo, poiché continua a svolgere anche l’attività di educatrice, ci offre uno spaccato interessantissimo sulla realtà in cui opera, proponendo considerazione e riflessioni che vanno ben oltre i confini della sua cooperativa.

Nell’intervista, infatti, grazie al suo generoso mettersi in gioco, si affrontano temi delicati e complessi: la non sempre facile relazione con la pubblica amministrazione committente, così come con le criticità relazionali con le persone e le famiglie seguite, e la conflittualità interna al gruppo di lavoro.

In tale prospettiva, Federica Castellaro analizza lucidamente la difficile posizione di chi ha un ruolo apicale e il suo inevitabile coinvolgimento. Così è altrettanto ricca di implicazioni la sua narrazione relativa alla difficile decisione di adozione di un provvedimento duro nei confronti di un collega, una decisione assunta con stress e sofferenza, che svela uno dei diversi pesanti risvolti della responsabilità gestionale.

Particolarmente interessanti sono anche le riflessioni di Federica Castellaro relative all’utilità di un’attività di mediazione, proprio come supporto offerto da un professionista esterno, per la gestione dei conflitti interni all’équipe.

«Io penso che il lavoro sulla mediazione fatto con voi [l’intervento di ascolto e mediazione erogato da Me.Dia.Re. in termini di incontri di supervisione] sia stato davvero importante. Sui casi per legittimare a volte dei vissuti, per comprendere i punti di vista degli altri, per porsi in una condizione di sospensione del giudizio. È stato davvero utile, perché, appunto, è pane quotidiano quello del conflitto con gli ospiti. Io, però, lo consiglierei vivamente anche rispetto ai rapporti interni all’équipe, anzi ancora di più. Perché, io l’ho trovato davvero efficace. È sicuramente un investimento in termini di messa in gioco e di tempo, ma ha dato la sensazione a tutte le parti di essere ascoltate, che è poi quello che davvero serve quando c’è un conflitto. Quando poi ognuno si porta a casa la sensazione di essere stato riconosciuto e ascoltato, io credo che il 90% della carica del conflitto si sgonfi. L’esperienza fatta, infatti, ci dice questo. Se penso all’ultima esperienza con te (con Me.Dia.Re.) che è stata molto, molto faticosa, quell’incontro ha avuto un impatto sulle persone, cioè: mentre fino ad un certo punto quel conflitto lì occupava parole e pensieri e si arrivava al lavoro con una pesantezza pazzesca, dopo il carico è diminuito in maniera notevole».

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