Il ghetto di Łódź viene liquidato

Posizionata al centro della nazione polacca, la città di Łódź contava, all’inizio della Seconda guerra mondiale, 672.000 abitanti. Di questi, circa 250.000 erano di origine ebraica: la loro comunità era ricca e culturalmente molto vivace. Le  cose cambiarono radicalmente dal 9 settembre 1939, quando le forze tedesche di occupazione entrarono in città.

Con l’arrivo delle truppe, più di 70.000 ebrei fiutarono il pericolo e lasciarono Łódź, per rifugiarsi in altre città o nei territori occupati dell’Unione Sovietica. Ne rimanevano comunque in città più di 150.000. Il processo di “arianizzazione” era iniziato.

Inizialmente, il progetto nazista si proponeva di liberare l’intera zona da tutti gli ebrei presenti e, per fare questo, si valutò l’opportunità di creare un ghetto, che servisse da collettore per le partenze verso i campi di lavoro, di concentramento e di morte. L’idea era di chiudere le operazioni nell’arco di un anno. Le cose andarono molto diversamente.

Dunque, individuati i limiti del ghetto, nei due mesi successivi venne eretta una barriera di travi di legno e filo spinato, in maniera da isolarlo completamente dal resto della città. Il primo maggio 1940, gli ebrei vennero ufficialmente rinchiusi e il 12 giugno il ghetto contava 160.320 persone. Con l’andare dei mesi e degli anni, poi, il numero crebbe fino a toccare i 200.000: a Łódź furono infatti convogliati molti ebrei e rom provenienti da ghetti più piccoli già smantellati. L’intera popolazione era racchiusa in una superficie di appena 4 chilometri quadrati. Con questi numeri, rappresentava il secondo tra i ghetti nazisti istituiti dal Terzo Reich in Polonia, dopo quello di Varsavia.

Nonostante le terribili condizioni di vita, che, da sole, portarono alla morte di oltre 45.000 persone (per fame, freddo, malattie, maltrattamenti ed esecuzioni sommarie), Łódź si distinse per il mantenimento di una certa vita comunitaria, sia religiosa sia culturale. Vanta, inoltre, un unicum nella storia della Shoah: la conservazione di un archivio, contenente documentazione sia tedesca che ebraica, grazie al quale si riesce, a distanza di decenni e nonostante i tentativi di occultamento nazisti, a ricostruirne i passaggi.

Come in molte altre situazioni simili, per gestire la popolazione locale furono organizzati uno Judenrat (consiglio ebraico) e un reparto di polizia ebraica, con il compito di eseguire gli ordini delle autorità tedesche e vigilare su eventuali fughe. Il consiglio fu presieduto da Mordechai Chaim Rumkowski, una delle figure più controverse dell’Olocausto.

Autorizzato dai tedeschi a “prendere ogni necessaria misura” per mantenere l’ordine all’interno del ghetto, Rumkowski si vide investito di un potere mai concesso prima a un ebreo e non esitò a farne uso. Convinto che la produttività ebraica avrebbe salvato le loro vite, impose alla popolazione 12 ore di lavoro giornaliero. In effetti, forse a causa dell’estrema produttività, quello di Łódź sopravvisse più a lungo di ogni altro ghetto in Polonia: fu, infatti, l’ultimo ghetto polacco ad essere liquidato.

Nonostante questo, le condizioni di vita rimasero molto dure e “re Chaim“, come veniva chiamato dagli ebrei, rimase, nell’immaginario pubblico, un personaggio molto ambiguo e contraddittorio: lo stesso Primo Levi, finita la guerra, non gli risparmierà dure critiche.

A due anni dall’occupazione nazista, poi, iniziarono le deportazioni. Il 20 dicembre 1941, le autorità tedesche ordinarono a Rumkowski di selezionare 20.000 abitanti per la deportazione: lo Judenrat, attraverso una speciale commissione, aveva il compito di scegliere tra i criminali, i lavativi e coloro che avevano lucrato sui nuovi arrivati del ghetto. La destinazione era per tutti il campo di sterminio di Chełmno.

Il campo rom (i cui abitanti, decimati dalle malattie, si erano ridotti a circa 4.300 persone) fu il primo ad essere liquidato, tra il 5 e il 12 gennaio 1942. Tra il 16 e il 19 gennaio 1942 fu la volta di un primo contingente di 10.003 ebrei. Altre massicce deportazioni seguirono nel febbraio-aprile 1942 (34.073 persone) e nel maggio dello stesso anno (10.914 persone).

Quando poi, nell’autunno successivo, le autorità tedesche chiesero un ulteriore invio di 15.000 persone non necessarie alla produzione, la notizia scatenò un acceso dibattito per decidere chi sarebbe dovuto partire. Rumkowski, dopo aver esaminato le diverse opzioni, rimase sempre più convinto che l’unica speranza di sopravvivenza fosse il mantenere un’elevata produttività per il Reich. Pronunciò, dunque, il famoso discorso:

Un atroce colpo si è abbattuto sul ghetto. Ci viene chiesto di consegnare quello che di più prezioso possediamo – gli anziani ed i bambini. Sono stato giudicato indegno di avere un figlio mio e per questo ho dedicato i migliori anni della mia vita ai bambini. Ho vissuto e respirato con i bambini e mai avrei immaginato che sarei stato obbligato a compiere questo sacrificio portandoli all’altare con le mie stesse mani. Nella mia vecchiaia, stendo le mie mani ed imploro: Fratelli e sorelle! Passatemeli! Padri e madri! Datemi i vostri figli!

15.681 bambini (sotto i 10 anni) e anziani furono selezionati per la deportazione.

Fino al 1944 non vi furono ulteriori partenze e, all’inizio di quell’anno, il ghetto di Łódź, con i suoi 80.000 abitanti, poteva considerarsi il più grosso concentramento di ebrei di tutta l’Europa orientale. In effetti, si poteva parlare un immenso campo di lavoro: in tale era stata trasformata quella zona della città.

Nel maggio di quell’anno, però, quando la vicinanza delle armate sovietiche faceva sperare in una rapida liberazione, Himmler dette l’ordine di procedere alla liquidazione totale della popolazione rimasta: tra il 23 giugno ed il 14 luglio 1944, 7.196 ebrei vennero deportati e uccisi nel campo di sterminio di Chełmno. Dopo una sospensione temporanea dei trasferimenti, gli stessi ripresero in seguito allo scoppio della rivolta di Varsavia del primo agosto: le autorità tedesche si convinsero del pericolo di mantenere ancora in vita un ghetto così popoloso. Otto giorni più tardi ripresero i trasporti, questa volta con destinazione Auschwitz: furono deportati gli ultimi 72.000 residenti del ghetto.

Della popolazione ebraica del ghetto sopravvissero, alla Seconda guerra mondiale, meno di 10.000 persone.

 

Alessio Gaggero

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