Henri Landru viene ghigliottinato a Versailles

Il 25 febbraio 1922 muore, decapitato dalla ghigliottina sulla pubblica piazza a Versailles, Henri Désiré Landru, il Barbablù francese, passato alla storia come omicida seriale ante litteram. La sua vicenda è stata oggetto d’interesse sotto il profilo giudiziario (non furono mai rinvenuti i cadaveri delle vittime), criminologico (tratti personologici e modus operandi insoliti rispetto alla vulgata attorno a questo tipo di reato) e per il clamore, che oggi definiremmo mediatico, suscitato presso l’opinione pubblica dell’epoca e l’immaginario collettivo fino ai giorni nostri: la sua figura ha ispirato narrativa, cinema, studi psicoanalitici.

Landru nasce nel 1869, in una famiglia parigina piuttosto agiata che, per gli standard dell’epoca, si impegna per impartirgli una buona educazione e istruzione: a quanto si sa, nessun evento traumatico sconvolge la sua vita da adolescente. Alunno diligente, frequenta l’istituto di Ingegneria Meccanica a Parigi, abbandonando gli studi per la leva militare obbligatoria e una successiva carriera nell’esercito francese, che lascerà dopo quattro anni con il grado di sergente.

Con l’abbandono della carriera militare iniziano i problemi, giacché, per la prima volta, si trova a contatto con una società troppo veloce e ostile per lui, che deve sostenere due nuclei familiari: aveva avuto una figlia da una cugina, sposando poi un’altra donna, che gli darà altri quattro figli.

La nascita dei bambini gli procura un forte dissesto economico e Henri cambia 15 lavori prima d’entrare nel mondo delle truffe. Tutto inizia con una campagna pubblicitaria nazionale nella quale propone una bicicletta fabbricata dall’azienda di famiglia: l’ordine di acquisto doveva essere accompagnato da un terzo del prezzo di vendita; gli ordini fioccano e Landru scompare con i soldi senza mai consegnare una bicicletta. Negli anni successivi entra ed esce dalle carceri francesi, sempre per frode. Nel 1906, dopo un tentativo di suicidio in carcere, alcuni psichiatri lo dichiarano malato mentale lieve. Nel 1910 muore sua madre, e il padre, che aveva sempre vissuto al fianco di Henri, si suicida due anni dopo, demoralizzato dal fatto che il figlio fosse ormai da considerare un criminale a tutti gli effetti.

In prigione inizia a inserire sotto falso nome alcuni annunci matrimoniali su piccoli giornali di provincia, e una vedova di Lille, cedendo alle sue avance, gli lascia una dote di 15.000 franchi, con i quali fugge dopo aver scontato la pena; la truffa viene presto alla luce, e solo le false generalità fornite, che lo rendono irreperibile, gli evitano di scontare la condanna a quattro anni di carcere e alla deportazione in una colonia penale d’oltremare.

Con intuito degno di un sociologo o economista, Landru comprende come indirizzare le sue truffe durante il primo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra: gli uomini morti al fronte lasciano una quantità immensa di vedove di ogni età e condizione economica, le quali, in molti casi, cercano una seconda occasione di vita sentimentale, riempiendo di inserzioni i giornali dell’epoca. Landru fiuta l’affare, pubblicando annunci inizialmente generici (“Signore serio desidera sposare vedova o donna incompresa tra i 35 e i 45 anni”), per poi alzare e precisare il tiro: “Signore, 45 anni, solo, senza famiglia, posizione 4000, con interessi, desidera sposare signora d’età con posizione equivalente”. Di colpo diviene il centro d’attrazione di centinaia di vedove, mantenendosi in contatto con 283 signore, tra le quali seleziona quelle più benestanti; dieci, e il figlio decenne di una di loro, gli saranno attribuite come vittime.

Quest’uomo barbuto, dotato di fascino, sicurezza di sé e modi eleganti, non uccide per impeto, né indulge in particolari grandguignoleschi; presumibilmente strangola le sue vittime e ne incenerisce i corpi nel forno della casa isolata affittata per le sue opere di seduzione. Organizzato e meticoloso, razionalmente predispone tutti i preparativi anzitempo e, raggiunto l’obiettivo (una procura per disporre dei beni delle donne), uccide e spoglia la vittima di ogni oggetto di valore, annotando il tutto sul suo inseparabile taccuino. Un vero e proprio lavoro, necessario a mantenere la sua numerosa famiglia, un lavoro da svolgersi con ferrea disciplina.

Sotto il profilo criminologico, il suo modus operandi è stato ricondotto a quello dell’omicida seriale per guadagno personale, in base al movente dei suoi delitti; la motivazione individuale sarebbe la ricerca della soddisfazione di una serie di bisogni personali, che divengono prioritari rispetto a considerazioni di ordine morale. Secondo questa chiave di lettura, l’assassino opererebbe un profondo processo di depersonalizzazione delle vittime che gli consenta di privarle delle qualità umane, trasformandole in semplici oggetti; gli omicidi seriali di questa categoria sarebbero quindi dei sociopatici puri, privi di sentimenti empatici, tuttavia la disamina del caso Landru condotta da una psicoanalista lacaniana francese suggerisce aspetti di ben maggiore complessità.

Intanto gli abitanti delle case vicine, insospettiti dai miasmi provenienti dal camino della villa in ogni stagione, reiterano segnalazioni alla polizia locale, mentre i parenti delle donne scomparse in tutta la Francia attivano faticose ricerche, ma non ci sono prove, né cadaveri, e nemmeno il vero nome del misterioso seduttore di vedove.

Solo una fortunosa concatenazione di circostanze porta al riconoscimento di Landru da parte della sorella di una delle scomparse e all’arresto, il 12 aprile 1919. Gli viene sequestrato il taccuino e si perquisisce la villetta con scarsi esiti. La polizia è costretta a giustificare l’arresto in base a denunce per truffa ed estorsioni.

Il 7 novembre 1921, davanti alla corte d’assise di Seine-et-Oise, presso la sede di Versalles, si apre il processo e da subito la popolarità del caso è eccezionale. Non è stato rinvenuto alcun corpo, solo frammenti di ossa e denti, numerosi abiti e carte legali, ma non c’è nulla che possa provare l’omicidio delle undici persone indicate nel taccuino. Henri si dichiara innocente, ammettendo tuttavia di aver truffato le presunte vittime; si comporta in maniera distaccata, a volte provocatoria nei confronti della corte (“Mostratemi i cadaveri!”). La sua eleganza e socievolezza, l’attenzione e precisione da studioso gli guadagnano la simpatia popolare: la gente non riesce a credere che quel piccolo uomo abbia ucciso dieci donne e un bambino.

A rendere ancora più popolare l’affare Landru concorrono anche fattori esterni: il processo coincide con la firma dei trattati di pace di Clemenceau, per cui è stato detto che la stampa abbia fatto di tutto per distogliere l’attenzione dalla sofferta conferenza di pace, dando massimo rilievo al “mostro”; inoltre, l’avvocato difensore non è un legale qualunque: si tratta di Vincent Moro-Giafferi, deputato socialista, che aveva partecipato alla resistenza contro i tedeschi e la cui arringa difensiva finale lascia pensare a un possibile esito favorevole.

Nonostante l’assenza di prove risolutive e di una confessione, la giuria giudica Landru colpevole, ma propone di raccomandarne la grazia, che però non viene accettata. Il 30 novembre 1921 viene condannato a morte e la sentenza viene eseguita il 25 febbraio successivo, nel cortile della prigione di St. Pierre a Versailles, dove è allestito il patibolo. Poiché l’uso del palco per i giustiziati era stato soppresso da un decreto governativo, la ghigliottina è posta a livello del suolo, per cancellare il lato spettacolare dell’esecuzione: non è più il tempo dello “splendore dei supplizi” rappresentato da Foucault.

La testa mozzata di Landru, mummificata, si trova nel Museum of Death di Hollywood. Esposto in un museo di Parigi, ancora oggi, è visibile il suo inseparabile taccuino. Non è mai stato accertato come uccidesse le sue promesse spose, non si è mai capito quali fossero le sue sensazioni, i suoi sentimenti reali nei confronti delle vittime, né tanto meno ciò che provava durante gli omicidi, ma quei fogli, dove segnava con maniacale precisione tutti i suoi profitti, costituiscono ancor oggi un vero e proprio simbolo del suo stile.

 

Silvia Boverini

Fonti:
www.it.wikipedia.org; www.adir.unifi.it; F. Biagi-Chai, “Le cas Landru à la lumière de la psychanalyse”, Imago, Paris 2007; M. Julini, “25 febbraio 1922: Henri Landru viene ghigliottinato a Versailles”, www.bdtorino.eu; M. Curtoni, M. Parolini, “Dizionario dei Serial Killer”, Vallardi 1998; F. Petrucci, “Henri Landru, assassino gentiluomo: ecco chi era il vero Barbablù”, www.altriconfini.it; F. Canalini, “Uno spietato assassino di nome Henri Landru”, www.viaggiatoricheignorano.blogspot.com

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