Piero Gobetti muore in esilio a Parigi

Studente brillante fin dalle elementari, Piero Gobetti ebbe una vita breve, ma straordinariamente intensa. Nacque nel 1901 a Torino da una coppia di genitori che investì molto sulla sua educazione, forse a colmare ciò che loro stessi non ebbero in gioventù. Crebbe nel capoluogo, dove, finiti gli studi classici, entrò nella facoltà di giurisprudenza.

Qui, con alcuni compagni fondò Energie nove, periodico studentesco con l’intenzione di:

destare movimenti d’idee in [quella] stanca Torino, promuovere la cultura, incoraggiare studi tra i giovani.

L’attività giornalistica in ambito politico lo portò, nell’aprile 1919, a ricevere da Gaetano Salvemini la proposta di dirigere L’Unità. Gobetti rifiutò l’offerta, non sentendosi ancora pronto. Venne comunque a contatto diretto con altri importanti nomi dell’epoca, come Gramsci. Nell’agosto-settembre 1920, infatti, colpito dall’esperienza dell’occupazione e dei consigli di fabbrica, aveva incominciato a frequentare la redazione dell’Ordine nuovo.

Lo stesso Gramsci collaborerà alla nuova rivista La Rivoluzione Liberale, il cui primo numero settimanale uscì il 12 febbraio del 1922. A giugno, Gobetti, completò gli esami e riuscì a laurearsi nei tempi, a pieni voti, con lode e dignità di stampa.

 

Nello stesso anno, in seguito alla conquista del potere da parte dei fascisti, espresse chiaramente le proprie opinioni in merito:

bisogna sperare che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi abbia il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni fino in fondo […] Chiediamo le frustate, perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia, perché si possa veder chiaro.
(L’elogio della ghigliottina)

Nel 1923, dopo aver sposato la fidanzata di sempre, Ada Prospero, fondò una casa editrice a cui diede il proprio nome. Fu tra i primi a pubblicare i libri di Luigi Einaudi e, nel 1925, la prima edizione di Ossi di seppia, una delle più famose raccolte di poesie di Eugenio Montale.

Nello stesso anno fu arrestato due volte, provocando un’interrogazione parlamentare, a cui il Governo rispose che:

era stato redattore dell’Ordine Nuovo di Torino, giornale antinazionale; la rivista che egli dirige, conduce da tempo una campagna contro le istituzioni e il governo fascista; il prefetto si è perciò sentito in diritto di far operare una perquisizione e il fermo di Gobetti per misure di ordine pubblico.

Per Gobetti, Mussolini era “l’eroe rappresentativo di questa stanchezza e di questa aspirazione di riposo” che si esplicava nel tacito consenso della popolazione allo sradicamento di ogni lotta politica nella nazione. Identificava il fascismo, non già come un elemento di novità, ma come il risultato, l’effetto dei precedenti governi: il suo risentimento fu tutto per la vecchia classe dirigente liberale, rea al pari dell’invadenza del cattolicesimo. I mali tradizionali italiani si erano incancreniti in una nuova forma, avendo mantenuto la sostanza originaria. La posizione del giurista e giornalista era netta, inequivocabile. A quel tempo, pericolosa.

Pare che a metà del 1924 fu posto sotto l’attenzione dello stesso Mussolini, che ne fece seguire i movimenti. Sospettato di voler organizzare le forze antifasciste, italiane ed estere, il 9 giugno venne percosso, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. Il giorno successivo sarà la volta di Matteotti.

Dopo il ritrovamento del corpo del socialista, Gobetti non fece uso di mezze misure:

La guerra al fascismo è questione di maturità storica, politica, economica.

Iniziò , dunque, un periodo di sequestri delle sue riviste che durò fino alla fine del 1925, in quanto contenenti:

scritti diffamatori dei poteri dello Stato e tendenti a screditare le forze nazionali.

A quel punto, il Prefetto ingiunse la cessazione definitiva delle pubblicazioni e la soppressione della stessa casa editrice. Di lì a pochi mesi, dopo essersi stabilito a Parigi per tentare di ricominciare l’attività di editore, morirà per i noti problemi cardiaci, aggravati da una forte bronchite. Le violenze fasciste degli ultimi anni diedero il loro terribile contributo. Non aveva ancora 25 anni.

 

Alessio Gaggero

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