Desaparecidos

I desaparecidos sono, in italiano, gli spariti. Un termine che di per sé potrebbe essere neutro, privo di risvolti giuridici, etici, morali, politici e storici. Ma, quando si sente o si legge questa parola, desaparecidos, la mente va immediatamente a coloro che furono fatti sparire da una delle più feroci dittature tra quelle che, complice la C.I.A., si affermarono in America Latina. Il 18 maggio del 1976, in Argentina, vennero ritrovati centoventisei corpi crivellati da raffiche di mitra. Erano i cadaveri di centoventisei desaparecidos.

30.000 desaparecidos

La parola desaparecidos era già stata impiegata per i 40.000 fatti sparire in Cile (delle sanguinose vicende cilene abbiamo parlato nel post 3 novembre 1970, Salvador Allende è presidente del Cile, all’interno di questa rubrica, Corsi e Ricorsi dell’Associazione Me.Dia.Re.),  durante la dittatura di Augusto Pinochet, ma fu con gli orrori della dittatura argentina che il termine si affermerà con questo particolare significato. In Argentina, infatti, delle 40.000 morti persone uccise a seguito del colpo di stato e della presa di potere (la notte del 24 marzo 1976) da parte del generale Jorge Rafael Videla Redondo, sono ben 30.000 gli spariti, i desaparecidos. Trentamila, tre quarti del totale, sono coloro che furono fatti sparire dal regime fascista di Videla e alle cui famiglie non fu mai comunicata la sorte. Trentamila persone che verranno inutilmente ricercati dalla Madri di Plaza de Mayo. Trentamila esseri umani che sparirono perché persone sospettate di appartenere ad organizzazioni studentesche, sindacali, politiche oppure perché ritenuti in grado di svolgere una qualsiasi attività interferente con la politica marziale della Giunta militare.

I rapimenti notturni, i «vuelos de la muerte»

Videla (poi condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità e morto in carcere), non volendo che il mondo conoscesse la natura sanguinaria del suo regime, optò per una modalità di realizzazione della repressione che fosse caratterizzata dalla segretezza più assoluta. Evitò così che la sua dittatura generasse immagini come quelle sugli orrori cileni, in particolare, quelle delle migliaia di persone detenute nello Stadio di Santiago del Cile, che fecero inorridire il mondo. Ed ottenne un altro risultato: far sparire le persone, anziché arrestarle pubblicamente, procurava una sensazione di tenebrosa, imprevenibile, costante esposizione alla minaccia di un oscuro potentissimo controllore. I rapimenti, infatti, avvenivano in piena notte. E dopo della persona sequestrata nessuno sapeva più niente.

«Solo Dio toglie la vita. Ma Dio è occupato altrove, e siamo noi a doverci occupare di questo compito in Argentina» (Ramón Camps)

Non soltanto nessuna notizia veniva più data dalle autorità, ma i desaparecidos venivano rinchiusi in luoghi segreti per essere poi soppressi. E anche la soppressione era realizzata in modo tale da preservare la segretezza degli omicidi. Ad esempio, ricorrendo ai «vuelos de la muerte». Caricati su aerei, migliaia di oppositori del regime, vennero lanciati sul Rio de La Plata o sull’Oceano Atlantico, per far sparire ogni traccia. A volte erano buttati in mare squartati, affinché gli squali arrivassero più rapidamente a sbranarli.

Il generale Ramón Camps, capo della Polizia Federale, disse:

«Solo Dio toglie la vita. Ma Dio è occupato altrove, e siamo noi a doverci occupare di questo compito in Argentina».

Le donne in stato di gravidanza venivano anch’esse uccise, ma dopo il parto, così i loro neonati venivano dati in adozione a funzionari, poliziotti e militari oppure venduti all’estero.

È vero, però, che certi centri di detenzione clandestini divennero vere e proprie carceri, acquisendo una sinistra notorietà. Tra queste la sede della scuola di addestramento della Marina Militare (ESMA), a Buenos Aires.

La guerra sporca

Videla, che, per la sua disumanità, oltre che per i suoi baffetti, venne chiamato l’Hitler della Pampa, ripeté in più occasioni le parole che erano state dette dal generale Ibérico Saint-Jean, governatore de facto della provincia di Buenos Aires:

«Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi».

Queste parole sintetizzavano efficacemente la «guerra sporca» («guerra sucia»), cioè il programma di repressione violenta finalizzato a cancellare la cosiddetta «sovversione». Per il regime di Videla erano sovversivi non soltanto i guerriglieri marxisti o peronisti attivi in Argentina dal 1970, ma chiunque esprimesse un dissenso nell’ambiente culturale, politico, sociale, sindacale e universitario. Nei confronti di costoro, oltre a 2.300 omicidi politici, fu scatenata una campagna repressiva di brutale ferocia. Non solo arresti e detenzioni senza procedimenti giudiziari, ma anche torture, oltre alle sparizioni già dette.

Terrorismo di Stato

Fin da subito la Giunta sospese le libertà civili e sindacali e condusse un’esplicita repressione nei confronti della sinistra, anche se il Partito Comunista, allineato a Mosca, appoggiò il governo militare, dato che l’U.R.S.S. non si schierò contro questa giunta fascista essendo l’Argentina un importantissimo fornitore di grano. Ma, com detto, accanto alla repressione alla luce del sole c’era la «guerra sporca». Il piano repressivo perseguito dalla giunta militare era molto più radicale, infatti, di quello dichiarato. L’apparato della repressione divenne rapidamente non soltanto illegale anche secondo le norme fasciste introdotte dalla Giunta, ma anche clandestino. E non poteva essere diversamente, essendo deputato a realizzare di fatto un terrorismo di Stato.

L’escalation della repressione arrivò, infatti, a colpire non soltanto attivisti politici o dissidenti dichiarati del regime, ma anche chi aveva, anche in modo indiretto, simpatizzato per una qualsiasi associazione attiva in ambito sociale o umanitario o qualsiasi organizzazione studentesca. Molti desaparecidos furono così persone che non avevano svolto né erano coinvolte in alcun modo in attività di opposizione al regime.

Le madri e le nonne di Plaza de Mayo

Le vittime di questa ondata di morte e di terrore furono riconosciute solo grazie alle dichiarazioni di morte presunta, ottenute dalle Madri di Plaza de Mayo, nel 1983, con l’appoggio di movimenti per i diritti umani, come Amnesty International. Due anni dopo, furono avviati i procedimenti penali nei confronti degli appartenenti alla Giunta militare.

Accanto alle Madri di Paza de Mayo era stata fondata anche l’associazione Nonne di Plaza de Mayo, con lo scopo di individuare e restituire alle famiglie legittime tutti i bambini figli di donne fatte sparire e dati in adozione.

A dónde van los desaparecidos

Tra le tante opere (saggi, romanzi, film, quadri, ecc.) dedicati ai desaparecidos, si può ricordare anche la canzone Despariciones, del cantante, attore, politico panamensi Rubén Blades. Una canzone, cantata anche da Mana, che dà voce al dolore, alla rabbia, alla denuncia e all’amore.

«Que alguien me diga si han visto a mi esposo
preguntaba la Doña
Se llama Ernesto X, tiene cuarenta años
trabaja de celador, en un negocio de carros
llevaba camisa oscura y pantalón claro
Salió anoche y no ha regresado
y no sé ya qué pensar
Pues esto, antes no me había pasado
ooo…

Llevo tres días
buscando a mi hermana
se llama Altagracia
igual que la abuela
salió del trabajo pa´ la escuela
llevaba unos Jeans y una camisa clara
no ha sido el novio, el tipo está en su casa
no saben de ella en la PSN ni en el hospital
ooo….

Que alguién me diga si han visto a mi hijo
es estudiante de pre-medicina
se llama Agustín y es un buen muchacho
a veces es terco cuando opina
lo han detenido, no sé qué fuerza
pantalón claro, camisa a rayas
pasó anteayer

A dónde van los desaparecidos
busca en el agua y en los matorrales
y por qué es que se desaparecen
por qué no todos somos iguales
y cuándo vuelve el desaparacido
cada ves que lo trae el pensamiento
cómo se le habla al desaparecido
con la emoción apretando por dentro
oh…….

Clara, Clara, Clara Quiñones se llama mi madre
ella es, ella es un alma de Dios
no se mete con nadie
Y se la han llevado de testigo
por un asunto que es nada más conmigo
y fue a entregarme hoy por la tarde
y ahora dicen que no saben quién se la llevó
del cuartel

Anoche escuché varias explosiones
patún pata patún pete
tiro de escopeta y de revolver
carros acelerados frenos gritos
eco de botas en la calle
toque de puertas por dioses platos rotos
estaban dando la telenovela
por eso nadie miró pa’fuera

A dónde van los desaparecidos
busca en agua y en los matorrales
y por qué es que se desaparecen
por qué no todos somos iguales
y cuándo vuelve el desaparecido
cada ves que lo trae el pensamiento
cómo se le habla al desaparecido
con la emoción apretando por dentro» .

 

Alberto Quattrocolo

 

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