Darwin e la libertà d’insegnamento

Spiegare la teoria di Darwin sull’evoluzione della specie all’interno di un’aula scolastica fu il crimine commesso da John Thomas Scopes, ventiquattrenne allenatore di football americano, mentre faceva una supplenza di biologia nella scuola pubblica di Dayton, nel Tennessee.

Il processo alla scimmia

ll 25 maggio 1925, John T. Scopes fu accusato e processato per violazione del Tennessee’s Butler Act, la legge che vietava l’insegnamento di ogni teoria diversa da quella biblica sulla creazione dell’uomo. Veniva, quindi, proibita severamente la spiegazione della teoria di Darwin. Il farlo equivaleva a corrompere la gioventù. Il processo contro Scopes ebbe subito un’impressionante risonanza in tutti gli Stati Uniti. Fu chiamato “Scopes Monkey Trial” (“Processo della Scimmia di Scopes“).

A prendere le difese dell’insegnante accorse il celebre avvocato Clarence Darrow, insieme ad altri membri dell’American Civil Liberties Union (ACLU).

Invece, a supporto dell’accusa intervenne nientemeno che William Jennings Bryan. Costui, già tre volte candidato, e sconfitto, alla presidenza degli Stati Uniti (1896, 1900, 1908), vantava un curriculum politico, oltre che forense, di tutto rispetto. Era stato, infatti, Segretario di Stato sotto la Presidenza del democratico Woodrow Wilson.

William Jennings Bryan sosteneva che

«Tutti i mali di cui soffre oggi l’America si possono far risalire alla teoria dell’evoluzione. Sarebbe meglio distruggere tutti i libri che sono stati scritti e salvare unicamente i primi tre versetti della Genesi».

In virtù di tale convinzione, William Jennings Bryan aveva intrapreso, insieme ai conservatori religiosi, un durissimo e sistematico attacco a coloro che erano favorevoli al libero insegnamento della teoria di Darwin nelle scuole. La mastodontica propaganda, condotta senza quartiere, era esitata nell’introduzione di norme “antievoluzionistiche“, portando proprio, nel 1925, all’approvazione nel Tennessee di una legge, ai sensi della quale costituiva reato l’insegnamento nelle scuole pubbliche di qualsiasi teoria evoluzionistica. In altre parole, ad esempio, alla domanda da parte degli studenti sull’origine dell’uomo, gli insegnanti, non soltanto quelli di biologia, avrebbero dovuto rispondere, senza fare alcun riferimento a Darwin, con una spiegazione conforme alla narrazione della creazione proposta dal libro della Genesi. John T. Scopes, quindi, era stato arrestato per aver consapevolmente violato tale proibizione.

Dalla repressione della libertà d’insegnamento a quella della libertà di pensiero, tramite la messa al bando di Darwin

Contro l’eminente consulente dell’accusa, come detto, però, si era schierato, in difesa dell’imputato, oltre che della libertà di insegnamento il più illustre patrocinatore del Paese, l’avvocato Clarence Darrow. Un altrettanto determinato difensore dei diritti civili. Costui, infatti, non potendo scagionare dall’accusa il suo assistito, che riconosceva di aver commesso il fatto imputatogli e non era disposto a fare ammenda, aveva una sola strada disponibile: mostrare il lato grottescamente liberticida dell’intera faccenda. Si trattava, però di una strada in salita, per non dire sbarrata, dal momento che non venivano ammessi a titolo probatorio i libri e i testimoni proposti da Darrow per illustrare la compatibilità tra la teoria di Darwin e il credo religioso.

Per Darrow e per Scopes in ballo c’era molto di più della libertà personale di quest’ultimo, sul quale gravava in teoria il rischio di una sanzione detentiva. Pertanto, furono concordi nel tenere duro e nel condurre in aula una battaglia culturale e politica, prima che giudiziaria. Dal loro punto di vista, il divieto di insegnare una teoria scientifica costituiva la più radicale negazione dei principi costituzionali degli Stati Uniti, a partire da quelli relativi alla libertà di pensiero e alla libertà religiosa.

L’angosciata avversione di William Jennings Bryan alla teoria di Darwin

Per William Jennings Bryan, in realtà, la questione centrale nel processo non era tanto quella della presunta inconciliabilità tra la religione e la teoria di Darwin, ma un’altra dimensione. Si deve considerare che la sua esperienza di Segretario di Stato accanto a Woodrow Wilson lo aveva segnato profondamente. Non aveva soltanto ben presente l’immensa devastazione della Prima Guerra Mondiale (abbiamo ricordato su questa rubrica, Corsi e Ricorsi, l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio del 1915 nel post Oh, che bella guerra), ma ricordava anche la delusione del suo ex presidente, deceduto quindici mesi prima, il 3 febbraio 1924, per il fallimento della sua azione politica volta ad assicurare una nuova pace fondata sua una vera stabilità europea. William Jennings Bryan, dunque, aveva stabilito una connessione tra una certa propensione guerrafondaia e autodistruttiva dell’umanità, di cui il mondo aveva fatto esperienza diretta pochi anni prima, e le implicazioni culturali e morali della diffusione della teoria di Darwin:

«Mi oppongo alla teoria Darwiniana, fino a quando non sarà portata una prova più conclusiva, perché temo che perderemo la coscienza della presenza di Dio nella nostra vita quotidiana, se dobbiamo accettare la teoria che nel corso di tutte le epoche nessuna forza spirituale abbia toccato la vita dell’uomo o abbia plasmato il destino delle nazioni. Ma c’è un’altra obiezione. La teoria Darwiniana rappresenta l’uomo mentre raggiunge la sua attuale perfezione attraverso l’azione della legge dell’odio – la spietata legge per la quale il forte scaccia il debole e lo uccide. […] Preferisco credere che l’amore, piuttosto che l’odio, sia la legge dello sviluppo».

La guerra, Darwin e il processo alla Scimmia

Quel che angosciava il consulente dell’accusa nel processo contro Scopes era il compiersi definitivo e irreversibile di una svolta di tipo antropologico caratterizzata dal dominio della “legge dell’odio”. Si può, quindi, supporre che Bryan fosse in lotta non tanto contro quell’imputato e, forse, neanche contro Darwin in sé, ma che si battesse contro una visione del mondo, contro un’ideologia, che si era rivelata funzionale alla giustificazione della guerra. In particolare, della guerra intesa come operazione di radicale e totale eliminazione dell’avversario. Del resto Bryan non era il solo a ritenere che fossero state le teorie di Darwin a dare un contributo decisivo alla deflagrazione del conflitto mondiale. Tra gli altri anche G.B. Shaw, uno dei fondatori della Fabian Society e della London School of Economics, aveva sostenuto in “Back to Methuselah” che la Prima Guerra Mondiale poteva essere interpretata come un tentativo realizzato dagli Stati di assicurarsi il “predominio del più forte”, seguendo un criterio ispirato al meccanismo della selezione teorizzato da Charles Darwin.

Per Clarence Darrow e John Scopes la mancata difesa del diritto-dovere di insegnare Darwin equivaleva ad autorizzare l’affermazione di uno Stato illiberale, cioè, di uno Stato fascista o comunque autoritario, vale a dire di un regime inteso ad impedire agli individui di pensare con la propria testa, così da poterli abbindolare con una propaganda sfacciata, colma di distorsioni e menzogne, e spingerli ad odiare qualcuno e scaraventarli con qualche slogan in guerre insensate.

Commedie e film ispirati al Processo alla Scimmia.

 

Al processo alla Scimmia fu ispirata l’opera teatrale Inherit the Wind di Jerome Lawrence e Robert E. Lee.  Tale opera si distanziò sotto diversi aspetti dalla vicenda reale e cambiò i nomi dei veri protagonisti, così come l’ambientazione, collocata nella fittizia città di Hillsboro. La commedia ebbe una validissima trasposizione cinematografica nel 1960 (… e l’uomo creò Satana), da parte di Stanley Kramer, nelle vesti di produttore e regista, e con Spencer Tracy, nel ruolo di Darrow, e Frederic March, in quello di Bryan. Il film (di cui abbiamo parlato nel post L’umanità di Spencer Tracy, il fascismo e l’America First), apertamente schierato dalla parte dei principi liberali, a partire dalla libertà di insegnamento e dalla laicità dello Stato, era co-sceneggiato da Nedrick Young, all’epoca incluso nella “lista nera” di Hollywood, che negava il lavoro ad artisti e professionisti accusati di avere legami con il Partito Comunista. Infatti, Young firmò la sceneggiatura con lo pseudonimo di Nathan E. Douglas (alla lista nera e alla caccia alle streghe anticomunista abbiamo dedicato diversi post, tra i quali: La vita spericolata di Sterling Hayden, A cavallo della paranoiaQuei Rosenberg fatti sedere sulla sedia elettrica per niente,  John Garfield “eroe proletario” distrutto dalla paranoia dominante,  Richard Widmark, il cattivo “buonista” di Hollywood).

Anche Henry Fonda interpretò a teatro il difensore di Scopes nel dramma Clarence Darrow, scritto da David W. Rintels.

Darwin e la libertà di insegnamento oggi

Su iniziativalaica.it si legge:

«La lotta fra creazionisti ed evoluzionisti negli Stati Uniti continua ancora adesso con sporadici scontri. Va ricordato fra l’altro che solo nel 1957 venne distribuito in parte dei distretti scolastici statunitensi, con la forte avversità dei cristiani più conservatori, un testo comprendente la teoria di Darwin. Solo nel 1968 la Corte Suprema decretò che la legge dell’Arkansas era inconciliabile con il primo emendamento della Costituzione americana, che vieta agli stati (e quindi alle scuole statali) di promuovere una particolare religione. In alcuni stati si richiede agli editori dei libri di testo di anteporre ai capitoli sull’evoluzione avvertenze simili alle nostre sui pacchetti di sigarette. Un documento per impedire l’insegnamento dell’evoluzione fu approvato nel Kansas nel 1999, ma in seguito fu abrogato con un referendum.
Sara Capogrossi Colognesi riporta in un articolo/saggio questa conclusione: “Il risultato è che oggi negli USA, la nazione leader nel mondo politico e scientifico, circa il 47 per cento della popolazione – un quarto della quale proveniente dai college – crede che l’uomo non sia il risultato di un processo evolutivo, ma sia stato creato da Dio poche migliaia di anni fa”».

Nel nostro Paese la libertà di insegnamento è garantita dall’art. 33 della Costituzione che, al primo comma, recita:

«l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

La libertà di insegnamento rappresenta «quasi una prosecuzione ed espansione» della libertà della scienza e dell’arte, come spiegò  la Corte Costituzionale nella sentenza n. 240 del 1972. Tale libertà vale per tutti i docenti, di qualunque ordine e grado.

Alberto Quattrocolo

 

Fonti

Dal processo Scopes all’Intelligent Design: evoluzione del creazionismo, Relatore: Prof. Guido Barbujani. Studente (autore): Antonio Scalari. Università degli Studi di Ferrara
Master di I livello in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza. http://pikaia.eu/dal-processo-scopes-allintelligent-design-evoluzione-del-creazionismo/

AA.VV., Il cinema, Grande Storia Illustrata, Vol. II., Istituto geografico De Agostini, Novara, 1981

AA.VV., Storia del cinema mondiale, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2000.

 

Miceal Kerbel, Henry Fonda, Milano Libri Edizioni, Milano, 1976.

Romano Tozzi, Spencer Tracy, Milano Libri Edizioni, Milano, 1976.

https://it.wikipedia.org/

 

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