Corsi e ricorsi è una nuova rubrica dell’Associazione Me.Dia.Re., simile ad altre già presenti sul web, che, come quelle, vuole contribuire a mantenere e rinfrescare la memoria circa fatti di varia natura accaduti tanto nel più recente passato che in quello un po’ più remoto. Tendenzialmente, infatti, gli eventi richiamati saranno quelli verificatisi dell’inizio del Novecento fino all’anno scorso. Tuttavia, questa rubrica presenta due caratteristiche: la prima è che è interlocutoria. In sintesi, chiunque abbia voglia di aiutarci a ricordare può segnalarci (in forma non anonima) l’accadimento che ritiene meritevole di attenzione. Pubblicheremo, quindi, tutti i fatti che ci verranno proposti, indicando anche chi è l’autore della “rimembranza”, ma riservandoci la prerogativa di verificare prima la congruità del contenuto e della forma del contributo inviato. Naturalmente, la preghiera è di scrivere dei contributi pubblicabili secondo le regole del diritto e del buon senso. L’altra peculiarità di questa rubrica riguarda il suo “taglio”. Me.Dia.Re., infatti, si occupa di mediazione familiare, penale, di gestione dei conflitti in diversi ambiti (aziendale, sanitario, scolastico..), di ascolto e sostegno per le vittime di reato e di altro ancora, pertanto, i fatti che verranno presi in considerazione saranno, soprattutto, quelli relativi al conflitto nelle sue più diverse manifestazioni e conseguenze, dal livello micro a quello macro. Saranno citati, quindi, eventi bellici, ovviamente, ma anche atti di terrorismo, episodi di criminalità organizzata e non, fatti di politica nazionale e internazionale, specie se aventi correlazioni con questioni del nostro Paese, eventi di rilevanza culturale e altri accadimenti, in vario modo oggetto di discussione, dibattito o polemica.

1989, prime rivelazioni sul disastro aereo di Lockerbie

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Il 21 dicembre 1988, un Boeing 747-121, era decollato verso le 18.30 dall’aeroporto internazionale di Heathrow (Londra) diretto a New York. Alle 19.02 il Boeing sparì dai tracciati radar.

Piero Gobetti muore in esilio a Parigi

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25 anni. Davanti a sé, una strada al fianco dei grandi dell'epoca. Non poté percorrerla, stroncato dalle malattie e dalla violenza fascista.

380 secondi e 17 vite in meno a Parkland

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380 secondi corrispondono a sei minuti e venti secondi. Si tratta…

1983, l'incendio del cinema Statuto a Torino

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Una tragedia inaspettata, che ha ferito profondamente la Torino degli anni 80, ma di cui, oggi, rimane ben poca memoria.

Il naufragio più grave mai accaduto nel Mediterraneo

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Settantacinque anni fa si consumava un naufragio terribile, uno…

Mandela viene rilasciato dopo 27 anni

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Ventisei anni di carcere non riuscirono a spezzare la forza di Madiba, che lottò senza tregua, anche nelle peggiori condizioni possibili.

Giorno del ricordo (Foibe): il dolore, la memoria, le rimozioni

Una lettura tutt'altro che semplicistica di ciò che accadde intorno al confine tra Italia e Jugoslavia. Non tanto i fatti, quanto il loro significato.

Genova inerme sotto le bombe inglesi

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L'antica Repubblica marinara non riuscì a difendersi dall'attacco navale. Mussolini non riuscì a sedurre Franco.

A Orangeburg il no al razzismo nel bowling si paga con la vita

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La protesta contro la segregazione razziale nelle sale da bowling a Orangeburg, South Carolina, che fu repressa sparando ad altezza uomo, non contrastava un aspetto secondario della disumanità razzista. Anzi, mentre metteva in risalto la squallida cattiveria dei razzisti dichiarati, svelava anche altre meschine ottusità. Come quelle di chi, vergognoso di dichiararsi razzista, giustificava la segregazione in nome della pace sociale e attribuiva l'agitazione del Ku Klux Klan all'estremismo del movimento per i diritti civili e all'insolenza dei neri. Vale la pena ricordarlo il massacro di Orangeburg, soprattutto oggi.

Mattei preferisce il cappio al tradimento

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"Gianfranco Mattei, la tua cattedra è rimasta là: Gianfranco Mattei, la lezione non si perderà."

Quel "no" di Maurizio Arnesano

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«Non vi preoccupate, sono ancora vivo», aveva scritto alla sua famiglia Maurizio Arnesano pochi giorni prima. Ma non sapeva che Giusva Fioravanti, leader e assassino dell'organizzazione neofascista N.A.R., era alla ricerca di un mitra e che, vedendolo di servizio davanti ad un'ambasciata, quel 6 febbraio del 1980, aveva deciso di portargli via l'M-12. Arnesano reagì. «Non sparare alle spalle è un lusso», disse in seguito Giuseppe Valerio Fioravanti a proposito dell'omicidio di Maurizio Arnesano, quando gli venne rinfacciato di averlo freddato con 4 colpi nella schiena, mentre cercava riparo nell'ambasciata, dopo avergli ficcato già tre pallottole in un braccio. Poi toccò all'appuntato Francesco Evangelista e al sostituto procuratore Mario Amato, che proprio sui terroristi neofascisti stava indagando, ostacolato e delegittimato dal giudice Alibrandi, futuro deputato missino, che era il padre di Alessandro, un fedelissimo di Fioravanti e un killer dei NAR.  

1936, esce Tempi Moderni di Chaplin

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"Tempi Moderni, una storia sull’industria, sull’intraprendenza individuale, sulla crociata dell’umanità che cerca la felicità."

Jalta, la conferenza sul destino del mondo

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Tre uomini, tre nazioni, una guerra da concludere, un mondo da spartirsi. Si incontrarono in Crimea e lì decisero le sorti di tutti.

Traini apre le danze della violenza razzista

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Il primo di una lunga, e triste, serie di episodi di violenza. Resa inevitabile, autorizzata, causata o solo concomitante alla scorsa campagna elettorale?

Stalingrado: la ferocia, gli ordini, la morte, Hitler, Stalin... e «la dignità umana»

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«Oggi i russi combattono con un eroismo e uno spirito di sacrificio senza pari, ed essi combattono contro di noi solo per difendere la loro dignità umana». Ciò fu quanto scrisse in un rapporto ufficiale un funzionario nazista, Otto Bräutigam, mentre infuriava la battaglia di Stalingrado. Deplorava, spassionatamente, il fatto che il terrore pianificato e realizzato dai suoi connazionali, insieme alla politica di sterminio e sfruttamento della popolazione sovietica, invece di indurla ad accogliere i tedeschi come liberatori e a rivoltarsi contro i bolscevichi, la inducesse a resistere con disperato coraggio.

1979: l'ayatollah Khomeini torna in Iran dopo 15 anni di esilio

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"[...] E voi ci avete morso troppo. E troppo a lungo. In noi avete sempre visto un mercato e basta, a noi avete sempre esportato le cose cattive e basta. Le cose buone, come il progresso materiale, ve le siete tenute per voi."

L'URSS parte alla volta della Luna

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Da uno dei più pericolosi conflitti della storia umana scaturirono conquiste scientifiche prima inimmaginabili. 

Hitler non fece né un colpo Stato, né una rivoluzione

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Quel 30 gennaio del 1933 non ci fu un colpo di Stato né una…

Emilio Alessandrini, pubblico ministero ucciso da Prima Linea

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"Sarà per quella faccia mite, da primo della classe che ci lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare; era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti, ma intransigenti, né falchi chiacchieroni, né colombe arrendevoli."
Walter Tobagi

La tortura libera il Generale Dozier dalle BR

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Un successo internazionale o una macchia indelebile? Forse, la medaglia per il caso Dozier presenta due facce opposte. Luci e ombre di una storia insabbiata per decenni.

Oggi è il 27 gennaio

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Solo ricordando, si può contrastare la sleale, cinica e opportunista propaganda di chi, per calcolo politico o per ottusità, da sempre tenta di  negare la verità di quella tragedia immane. E si può smascherare chi cerca di impedire che la memoria collettiva aiuti a riconoscere la natura delle atrocità commesse ai giorni nostri.

1944, viene ucciso il partigiano Felice Cascione, autore di "Fischia il vento"

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Non scrisse solo la canzone: "Ferito in uno scontro con preponderanti forze nazifasciste rifiutava ogni soccorso e rimaneva sul posto per dirigere il ripiegamento dei suoi uomini."

Paul Newman, un uomo oggi

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«Ciò che vorrei scritto sulla mia tomba», disse una volta Paul Newman, «è che sono stato parte della mia epoca».

Lo fu, eccome se lo fu. E fu anche fortunato, certo. Però, seppe condividere i benefici che la fortuna gli portò. Si batté per le sue idee e i suoi valori, in campo politico, culturale, sociale e ambientale, con la stessa generosità con cui si impegnò nel sostegno verso i sofferenti e con lo stesso sentimento di gratitudine. Poco prima di morire disse alle sue figlie:

«è stato un privilegio essere qui». 

Ciaccio Montalto è condannato a morte dalla mafia

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Al pari di tanti suoi colleghi, aveva guardato dritto nella tana del lupo, come il proprio lavoro e la propria etica gli imponevano.

Guido Rossa, primo sindacalista ucciso dalle BR

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L'unico che mise la faccia, e la firma, in quell'atto di responsabilità, pagò a caro prezzo l'isolamento dettato dalla paura.

2002, muore il sociologo Pierre Bourdieu

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"L'effetto su colui che subisce una violenza simbolica è di essere messo nella condizione di pensare che non sta subendo alcuna violenza."

Sakharov, un portavoce della coscienza per l'umanità, oggi come ieri

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Sakharov, comunista e patriota convinto, qual'era, a trentadue anni, nel '53, divenne il padre della prima bomba H sovietica. Ma nel 1975 fu insignito del Nobel per la pace. Avendo compreso che la pace non può essere garantita dagli arsenali, né dalle minacce della guerra, aveva dedicato tutte le sue energie, come scienziato e come intellettuale, alla causa di una pace vera e globale, basata sul rispetto dei diritti umani per tutti, ovunque, senza eccezioni, e sulla difesa della libertà. La libertà di pensiero e di coscienza, la libertà di parola e di associazione, la libertà di stampa e di religione, la libertà di movimento e la libertà dal bisogno. Per queste battaglie fu arrestato e perseguitato dal regime sovietico, ma non si arrese mai.  Le sue battaglie per lo stato di diritto, contro il nazionalismo e contro l’ottusità, i pregiudizi, la demagogia, le discriminazioni e le ingiustizie non hanno perso un grammo di attualità.    

Morte di Lenin

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Gli ultimi momenti dell'uomo che cambiò il volto della Russia, tanto in vita, quanto con la propria morte.

1944, bombe su Berlino

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"Chi semina vento, raccoglierà tempesta" disse un comandante della RAF guardando Londra sotto le bombe. Mantenne la promessa con Berlino.

Jan Palach e la coscienza del popolo

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«Palach ci ha spinti a porci una domanda che può fare di noi delle persone migliori: “Cosa ho fatto per gli altri? com’è il mio cuore? qual è il mio obiettivo? quali sono i valori più importanti nella mia vita?”», furono le parole pronunciate dal pastore Jakub S.Trojan sulla tomba del ventenne Jan Palach, che, cinquant’anni fa, per la libertà, a partire da quella di stampa, si era sacrificato .