Quando Churchill promise lacrime e sangue

Il 13 maggio del 1940, Winston Churchill, nel discorso di insediamento del governo di cui era Primo Ministro, si rivolse ai membri della Camera dei Comuni e al popolo britannico con queste parole:

«Non posso promettervi altro che sangue, fatica, lacrime e sudore. Chiedete, qual è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e nel cielo con tutta la forza e tutto lo spirito battagliero che Dio può infonderci; condurre la guerra contro una tirannide mostruosa che non ha l’eguale nel tetro, miserabile catalogo del crimine umano. Questa è la nostra politica. Chiedete qual è il nostro scopo? Rispondo con una parola sola: vittoria, vittoria ad ogni costo, vittoria nonostante ogni terrore, vittoria, per quanto la strada possa essere lunga e dura. Senza vittoria infatti non c’è sopravvivenza».

Anthony Storr, lo psichiatra e saggista inglese anni dopo, parlando della personalità di Winston Churchill, disse:

«Se fosse stato un uomo di umore costante ed equilibrato non avrebbe mai potuto ispirare la nazione. Nel 1940, quando tutti i pronostici erano contro l’Inghilterra, un leader di giudizio ponderato avrebbe molto probabilmente concluso che eravamo finiti».

La voce inascoltata di Winston Churchill e il dilagare del nazismo in Europa

Da circa cinque anni, vanamente, Winston Churchill metteva in guardia i suoi colleghi politici, il popolo britannico e chiunque in Europa e negli USA fosse disposto ad ascoltarlo, sulla pericolosità di Adolf Hitler e sul rischio rappresentato da un’alleanza tra costui e Mussolini.

L’isolamento di Churchill e dei suoi allarmi sulle mire hitleriane prima della guerra

Aveva dato l’allarme quando l’Italia fascista nel 1935 aveva invaso l’Etiopia (all’invasione e alle stragi italiane in Etiopia abbiamo dedicato diversi post su Corsi e Ricorsi), senza ottenere comprensione sui pericoli che aveva segnalato. Aveva inutilmente sollecitato una reazione forte da parte anglofrancese quando, nel 1936, la Germania nazista aveva occupato e rimilitarizzato la Renania. Nuovamente, aveva pubblicamente disapprovato l’accordo, caldeggiato e negoziato dal Primo Ministro britannico Neville Chamberlain, del partito conservatore, firmato a Monaco, nel settembre del ’38, da Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania, a spese della Cecoslovacchia, l’unica democrazia esistente nella parte orientale dell’Europa, che veniva lasciato sbranare dalle insaziabili fauci di Hitler [1].

Le proposte inascoltate del Primo Lord dell’Ammiragliato

Quando, il 1º settembre 1939, i tedeschi invasero la Polonia (dopo aver stipulato nel mese di agosto un accordo con i russi, il Patto Molotov-Ribbentrop, in virtù dei quali le truppe sovietiche occuparono anch’esse una parte della Polonia), Winston Churchill, come membro della Camera dei Comuni, sollecitò direttamente e indirettamente il Primo Ministro britannico Neville Chamberlain ad inviare un ultimatum alla Germania [2]. Su pressione della Camera, il Primo Ministro inviò l’ultimatum ad Adolf Hitler per chiedere la cessazione delle ostilità e poco prima invitò Churchill a entrare nel Gabinetto di guerra, di prossima costituzione. Il 3 settembre, scaduto l’ultimatum, la Gran Bretagna e la Francia si trovarono in guerra con la Germania. Quel giorno Chamberlain convocò Churchill nel suo ufficio e gli offrì di ricoprire (nuovamente) l’incarico di Primo Lord dell’Ammiragliato. Il giorno dopo Churchill suggerì caldamente  di attaccare immediatamente le armate tedesche che si trovavano sulla Linea Sigfrido (18.00 fortificazioni, lungo i confini occidentali della Germania, distribuite su una linea di 630 km, che partiva dalla regione di Aquisgrana ed arrivava al confine con la Svizzera), per alleggerire la pressione tedesca sui polacchi, ma non gli venne dato ascolto. I governi del Regno Unito e della Francia mantennero sostanzialmente inerti i loro eserciti, permettendo così alle truppe naziste di avanzare indisturbate in Europa orientale. Come correttamente temeva Churchill, questo atteggiamento anglofrancese alimentava la convinzione di Hitler che le potenze occidentali non volessero davvero combatterlo.

Winston Churchill: «Era come se tutta la mia vita fosse stata una lunga preparazione a quel momento»

Anche un altro, non meno importante, suggerimento di Churchill venne respinto: minare le acque territoriali della Norvegia per bloccare l’afflusso di materie prime, all’industria bellica tedesca. Ancora nel febbraio del 1940, il Gabinetto si oppose a questa proposta. E, come aveva previsto Churchill, Hitler se ne avvantaggiò. Comprendendo che la Gran Bretagna intendeva occupare la Norvegia per tagliare alla Germania quell’afflusso di materie prime, aveva predisposto l’invasione di quel Paese e le sue armate, in poche settimane, occuparono la Danimarca e la Norvegia.

Il fallimento norvegese sancì la totale disintegrazione della credibilità politica di Chamberlain. Nel dibattito alla Camera laburisti, liberali e conservatori esplicitarono la loro radicale disapprovazione sul modo con il quale veniva condotta la guerra [3].  Chamberlain, tuttavia, non presentò subito le dimissioni al re, Giorgio VI. Comunicò, invece, al sovrano che intendeva formare un governo di coalizione che comprendesse anche il Partito Laburista [4].

Quel pomeriggio, il leader laburista Clement Attlee fece sapere che avrebbe negato qualsiasi supporto a un governo guidato ancora da Neville Chamberlain. Costui, durante un incontro con Halifax e Churchill, disse che avrebbe raccomandato al re di nominare Churchill come Primo Ministro. Nelle prime ore del mattino del 10 maggio Giorgio VI convocò Churchill a Buckingham Palace.

«Suppongo che non sappiate perché vi ho fatto venire», disse il re sorridendo. «Maestà, non riesco davvero a immaginarlo», fu la risposta di Churchill. Il re rise e gli chiese di formare il nuovo governo. Churchill accettò e comunicò a Giorgio VI i nomi di coloro che intendeva inserire nel nuovo governo. Tra questi vi erano 4 laburisti, incluso il loro leader Clement Attlee [5]. In seguito confidò «Era come se tutta la mia vita fosse stata una lunga preparazione a quel momento».

Winston Churchill: «Vi prometto soltanto sangue, fatica, lacrime e sudore»

Nella primavera del 1940 la Gran Bretagna era ad un centimetro dal baratro. L’Europa, invece, stava già sprofondando dentro quasi tutta quanta. La civiltà stessa era pressoché finita. Dilagavano ad occidente, dopo aver divorato la parte orientale dell’Europa, le armate di Hitler, cui presto si sarebbero unite quelle di Mussolini, il quale aveva già deciso a quel tempo di cessare la neutralità dell’Italia e di entrare in guerra contro la Francia e l’Inghilterra, al fianco della Germania [6].

Quel pomeriggio del 13 maggio Churchill e gli altri membri del nuovo governo erano quanto mai angosciati ed erano tutti concordi sul fatto che non vi fosse motivo per edulcorare l’amarissima verità. Perciò, Churchill esordì nella prima riunione con i suoi ministri dicendo «Vi prometto soltanto sangue, fatica, lacrime e sudore». Queste parole, come si è scritto in apertura, furono pronunciate anche nel suo discorso alla Camera dei Comuni. Ma in questa occasione Churchill dichiarò anche:

«Mi assumo questo compito con ottimismo e speranza. Sono certo che la nostra causa non sarà lasciata cadere dagli uomini. In questo momento mi sento autorizzato a chiedere l’aiuto di tutti e vi dico: “Venite, dunque, procediamo insieme unendo le nostre forze”».

Quando tornò a Downing Street, il nuovo Primo Ministro seppe che le forze tedesche stavano penetrando sempre più profondamente in Olanda, Belgio e Francia.

Alberto Quattrocolo

 

[1] Scrivendo a Lord Moyne, poco prima che il patto di Monaco, che avrebbe smembrato la Cecoslovacchia a beneficio del Terzo Reich, Churchill aveva lucidamente analizzato e previsto quanto sarebbe accaduto di lì a poco:

«Sembra che ci troviamo di fronte alla penosa alternativa tra guerra e vergogna per avere trascurato la nostra difesa e gestito male il problema tedesco negli ultimi cinque anni. Ho la sensazione che sceglieremo la vergogna, per ritrovarci poco dopo in guerra in condizioni ancora più avverse di oggi».

Churchill ebbe l’amarissima consolazione di sentirsi dare ragione un giorno dopo l’altro dal succedersi dei fatti esattamente come egli li aveva previsti.

[2] Nel marzo del 1939, in violazione degli accordi di Monaco, Hitler aveva invaso la Cecoslovacchia (su questa rubrica abbiamo dedicato a quest’aggressione il post 1939, invasione tedesca della Cecoslovacchia), annettendola al Reich, e Churchill, all’epoca semplice deputato, aveva scritto al Primo Ministro inglese, Neville Chamberlain, che quegli accordi aveva caldeggiato e firmato, invitandolo a predisporre le difese antiaeree sul territorio britannico. Il 7 aprile, quando l’Italia fascista aveva invaso l’Albania (abbiamo ricordato questa occupazione nel post In Albania non portammo ordine, giustizia e pace), Churchill aveva colto un altro inquietante segnale sulla convergenza delle mire espansionistiche e sull’inestinguibile e narcisistica bramosia dei due dittatori fascisti. Così, pur essendo inesorabilmente anticomunista, sostenne la necessità di coinvolgere l’Unione Sovietica in un sistema di deterrenza internazionale antinazista.

[3] Churchill, invece, in nome della lealtà dovuta da un ministro al proprio governo, difese Chamberlain. Lo aveva avversato con asprezza prima e dopo che aveva firmato il patto di Monaco, aveva denunciato gli aspetti catastrofici del suo ostinato tentativo di accordarsi con il dittatore nazista, ma aveva sempre riconosciuto che Chamberlain era in buona fede e che davvero era convinto di riuscire, con la sua politica accomodante vero Hitler, a preservare la pace. E non intendeva colpirlo alle spalle.

[4] Nel caso in cui i laburisti avessero posto la condizione che egli lasciasse la carica, Chamberlain disse al re che avrebbe voluto che a subentrargli fosse Lord Halifax, non Churchill. Quando il 9 maggio la notizia sulle intenzioni di Chamberlain circolò Lord Salisbury, disse: «Nel corso della giornata bisogna nominare Winston Primo Ministro». Del resto Halifax fece sapere che non avrebbe potuto accettare l’incarico in quanto, quale membro della Camera dei Lord, non avrebbe potuto partecipare ai dibattiti alla Camera dei Comuni

[5] Come primo atto Winston Churchill scrisse a Chamberlain per ringraziarlo del suo supporto.

[6] Temendolo, ma non volendo sprecare la minima possibilità di poter dissuadere il dittatore italiano dal gettarsi nella mischia, Churchill, il pomeriggio del 13 maggio accolse il suggerimento di Halifax, di fare un appello a Mussolini. Dunque, scrisse al Capo del Governo italiano:

«È troppo tardi per impedire che scorra un fiume di sangue tra il popolo inglese e quello italiano? L’Inghilterra andrà avanti fino in fondo, anche da sola, come ci è già accaduto, e ho valide ragioni per ritenere che verremo aiutati in misura crescente dagli Stati Uniti, o meglio da tutta l’America».

Fonti

Martin Gilbert, Churchill, Arnoldo Mondadori Editori S.p.A., Milano, 1992

John Lukacs, Churchill. Visionario, Statista, Storico, Collana Storica, Corbaccio, Milano, 2003

Ernesto Ragionieri, Churchill, Sellerio, Palermo, 2002

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