Tesi di Mariagrazia Bertini: La Mediazione familiare: ruolo dell’avvocato e ruolo del mediatore

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La tesi di Mariagrazia Bertini per il Corso in Mediazione Familiare esplora gli aspetti peculiari della mediazione familiare rispetto alle altre tipologie di intervento nella gestione dei conflitti e dopo aver esaminato le caratteristiche e il ruolo del mediatore familiare si sofferma sul ruolo, attuale o potenziale, che gli avvocati possono avere sia a margine che all’interno della mediazione familiare, riflettendo sui vantaggi che può portare una maggiore sinergia tra le due professioni.

«Il conflitto è innanzitutto relazione e come tale non va confuso con la violenza che presuppone invece l’assenza di relazione. Il conflitto allora va vissuto come parte di noi e merita il suo riconoscimento. 

Ma dove è possibile dare voce al conflitto?

Certamente, uno dei luoghi istituzionalmente deputati a tale funzione è il Foro, nel quale le parti in conflitto possono depositare le proprie richieste e cercare risposta nella ‘Giustizia’ demandando la risoluzione del loro conflitto ad un Giudice naturale precostituito per legge, terzo e imparziale che deciderà chi ha torto e chi ha ragione in base alla Legge e al Diritto, nella cornice e secondo il rito del Processo.

Nel Processo però le persone entrano poco e hanno poca voce, perché anche la loro voce è demandata ad altri soggetti, gli avvocati.

Esistono però luoghi che consentono alle persone di sedersi e parlare. Uno di questi è la ‘stanza della mediazione’ (…).

Le parti sono direttamente responsabili del proprio conflitto e sono esse sole a gestire ogni aspetto della loro relazione, se pure con l’intervento di un terzo, appunto il mediatore.

L’autodeterminazione delle parti non esclude il compito e il ruolo dell’avvocato ma anzi lo presuppone.

Con l’aiuto del mediatore, infatti, le persone, in un certo senso, prendono in mano le redini della propria vita senza delegarla a terze persone ma allo stesso tempo hanno bisogno che tutto ciò rientri nella cornice normativa e giuridica del nostro ordinamento, onde evitare che i loro sforzi possano essere vanificati da un mancato riconoscimento giuridico della loro volontà».

Tesi di Irma Pinocchio: Mediazione familiare: la prigione emotiva nella danza del conflitto

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Irma Pinocchio nella sua tesi per il Corso in Mediazione Familiare analizza la serie Kidding, perché, pur non essendoci come personaggio un mediatore familiare vero e proprio, presenta moltissimi aspetti che valgono ad illustrare il potenziale e l’efficacia della mediazione, soprattutto, a suo parere, quella proposta da Me.Dia.Re.: «la separazione a seguito di un evento critico della vita che ha spezzato una famiglia, l'importanza dell'ascolto, il fatto che i conflitti latenti possono incidere sulle funzioni genitoriali inglobando i genitori nel loro dolore e allontanandoli dai bisogni dei figli che si sentono soli, non capiti, non ascoltati. In particolare, il bisogno di essere ascoltati è un tema centrale in questa serie televisiva che si esplica nei vari personaggi e, quando le emozioni vengono riconosciute, i personaggi possono puntare al confronto e a quella catarsi di cui parla Morineau».

L’analisi di Irma Pinocchio è talmente accurata che non si limita a descrivere i punti salienti della serie televisiva, ma riprende i dialoghi dei personaggi, mettendo in luce osservazioni e collegamenti con le dinamiche del conflitto e le svolte consentite proprio dalla mediazione.

Tesi di Valeria Miele: La mediazione familiare: il linguaggio della trasformazione.

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Nella tesi di Valeria Miele per il Corso in Mediazione Familiare si focalizza l’attenzione sugli ambiti della famiglia e del lavoro come due scenari particolarmente significativi in cui prendono vita alcuni dei conflitti più rappresentativi ed importanti della nostra esistenza. L’elaborato introduce la visione della famiglia in un’ottica sistemica, illustrandone i cicli evolutivi e la struttura di base e inquadrando il campo d’azione in cui si muove il mediatore familiare. Verrà approfondito l’ambito della mediazione esponendone il quadro generale relativo all’evoluzione del concetto e della pratica di mediazione nonché dei principali modelli mediativi, soffermandosi sul Modello Trasformativo. Si faranno dei riferimenti teorici ad alcuni assunti base sulla comunicazione e sull’empowerment per concentrare l’attenzione su concetti definiti propri della psicologia del lavoro. L’obiettivo è quello di illustrare il potenziale trasformativo di quel modello di mediazione non soltanto in ambito famigliare ma anche nel mondo del lavoro.

Tesi di Sabrina Raschellà: La Mediazione Familiare: un percorso tra emozioni, empatia e relazioni

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Nella tesi di Sabrina Raschellà per il Corso in Mediazione Familiare si affronta con profondità il tema dell’ascolto. Ma, poiché l’ascolto e l’empatia sono strettamente correlati, nella sua tesi Sabrina si è soffermata non soltanto sulla persona in conflitto ascoltata dal mediatore, ma anche sulla persona del mediatore. Così, se per affrontare la vasta tematica dell'ascolto, correlata all'empatia, ha dato un rilevante spazio anche alla scoperta, da parte di Giacomo Rizzolatti, dei "neuroni-specchio", ha anche sottolineato che «la nostra capacità di metterci nei panni degli altri, che non significa, però, confonderci con l'altro».

 

Tesi di Francesca Salis: Il turning point della separazione coniugale e la scommessa della mediazione umanistico-trasformativa.

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La tesi da Francesca Salis proposta per il Corso in Mediazione Familiare approfondisce la tematica del conflitto e delle sue dinamiche generali, cercando di metterne in luce non esclusivamente il suo carattere distruttivo ma anche quello processuale e catalizzatore del cambiamento. In questa prospettiva viene altresì esplorato il fenomeno del divorzio con un focus sulla gestione emotiva del lutto della separazione. In conclusione si delineano le impostazioni epistemologiche di due approcci alla mediazione familiare, il modello utilitarista e il modello umanisticotrasformativo, riflettendo sulle diverse metodologie applicate, sul ruolo del mediatore e sulle finalità della mediazione. Riguardo al secondo modello, scrive Francesca:

«Nel contesto della mediazione umanistico-trasformativa, ottenere, o migliorare, il senso di empowerment rispetto a sé stessi e alle risorse a disposizione, significa, per l'appunto, raggiungere quel grado di autodeterminazione e autonomia necessarie a dare una lettura diversificata della situazione e riacquisire il senso di controllo sugli eventi sia passati che futuri. Solo in questo modo infatti risulta possibile assumersi le proprie responsabilità rispetto alla separazione e al conflitto ad essa legato, prendere coscienza delle proprie potenzialità per trasformarlo e, eventualmente, agire di conseguenza tramite decisioni autonome e, auspicabilmente, rivolte alla ricerca di soluzioni comuni e collaborative»

Tesi di Marina Marino: L’importanza della mediazione familiare in ambito sociale ed educativo. La figura dell’educatore e quella del mediatore.

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La tesi, proposta al termine del Corso in Mediazione Familiare da Marina Marino è permeata dalla riflessioni maturate nella sua esperienza professionale di educatrice socio culturale.

Come educatrice socio-culturale mi occupo di famiglie multi-problematiche attraverso progetti territoriali di sostegno alla genitorialità e ho contatto diretto e quotidiano con i diversi membri del nucleo famigliare, adulti e minori. Così mi rendo conto di come non vi siano solo problemi di coppia da gestire, che coinvolgono i figli, come nei casi di separazione o divorzio, motivo per cui il servizio sociale, talvolta, si avvale del servizio esterno di mediazione familiare, ma vi sono molti altri problemi e disagi famigliari per cui una mediazione potrebbe essere utile. Come nelle relazioni tra genitori e nonni, tra figli e genitori, tra fratelli e sorelle, anche alla luce delle nuove trasformazioni degli assetti famigliari”.

Tesi di Maria Rosanna Camarda: Conflitto e mediazione familiare nella coppia che vive la malattia

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La tesi proposta da Maria Rosanna Camarda, in conclusione del Corso in Mediazione Familiare, è un’esplorazione partecipe e sentita della possibilità, attraverso l’attività di mediazione familiare (e, soprattutto, attraverso l’ascolto in quella declinato), di gestire il conflitto tra i coniugi in presenza di una condizione di malattia, in particolare di malattia cronica.

Nel conflitto ciascuno sente l’altro come nemico e come tale se lo rappresenta:

“la spersonalizzazione dell’altro, visto non più come persona ma come colui che ci sta complicando la vita e colui al quale si vuole infliggere lo stesso male. In un conflitto sia l’uno che l’altro si sentono buoni e vedono l’altro come il cattivo. Il conflitto si anima di aspetti emotivi, di irrazionalità, di non detti, di caos, di solitudine, di non comprensione, di lunghi anni di saturazione dell’impossibile, del non essere riconosciuti, di tutte quelle parti del profondo dell’anima sconosciute anche a noi stessi, delle fragilità umane che hanno messo una maschera per sopravvivere, della parte più selvaggia ed oscura della nostra anima, quella che ci fa più paura e che spesso vediamo nell’altro in un gioco di specchiamento.”.

Rosanna, però, non si limita a ragionare sul conflitto in generale, ma si proietta “in un contesto dove la sofferenza diventa quotidianità” e, in particolare, “nella coppia che sta affrontando la malattia”, soprattutto quella cronica. E la sua tesi, che non ha la pretesa di voler dare risposte definitive, si conclude con il tentativo “di creare un pensiero progettuale in cui l’ascolto dell’altro diventa occasione di guardare alla malattia come ad una possibilità per la coppia e la famiglia di riprendere in mano le fila della propria vita”. Infatti, quella dinamica conflittuale “inizia a vacillare quando il nemico si svuota della sua armatura e fa intravedere la persona, uguale nella sofferenza, una persona che sta male e che ha la necessità di risolvere la sua guerra”.

 

Tesi di Federica Di Monaco: La centralità della persona e dei conflitti nella mediazione familiare

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L’obiettivo della tesi, proposta al termine del Corso in Mediazione Familiare da Federica Di Monaco, è evidenziare l’importanza delle ‘persone’ protagoniste nel processo di mediazione, che non sono soltanto parti, ma come individui complessi, con una propria narrazione, una propria esperienza e un proprio background. Parallelamente, si analizzano le dinamiche proprie del conflitto, vista la loro rilevanza rispetto alla mediazione, la quale, infatti, se di quelle tiene conto, può rivelare un’inaspettata valenza trasformativa e positiva. Così l’osservazione dei meccanismi propri della mediazione svela l’importanza del riconoscimento del confliggente come individuo - dotato di particolari e uniche caratteristiche e di una propria storia -, come obiettivo primario del mediatore. E se questa operazione di riconoscimento è fondamentale, per raggiungerla il mediatore deve mettere in gioco se stesso, collocandosi all’interno della mediazione anch’esso come individuo composito, lavorando al fine di scardinare eventuali preconcetti e stereotipi.

Tesi di Yuliza Gloria Fernandez: Nei meandri della mediazione familiare

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Nella sua tesi, proposta al termine del Corso in Mediazione Familiare, Yuliza Gloria Fernandez analizza i diversi modelli di mediazione, utilizzando degli strumenti originali: intervista dei mediatori sugli aspetti più tipici e problematici del loro lavoro e, infine, esamina alcuni episodi dell’epica classica, rileggendoli come tentativi di mediazione e cercando di ricondurli ai vari modelli.

Tesi di Carola Giraudo: La mediazione familiare tra comunicazione verbale e non verbale

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Nella sua tesi, proposta al termine del Corso in Mediazione Familiare, Carola Giraudo parte dal conflitto per arrivare a soffermarsi sul senso e sul valore della comunicazione verbale e non verbale nella mediazione:

"Ogni qualvolta viviamo un conflitto si crea uno spazio, un vuoto che porta ad isolare ciascuno nel
proprio vissuto: ognuno cerca di colmarlo attraverso parole che restano prive di significato per colui
al quale sono rivolte. Questi termini vengono detti da ognuno per sé, dal momento che l’altro non
può comprenderli: i due monologhi si corrispondono, ma ognuno di essi rimane isolato da un muro
che è invalicabile".

Perciò, spiega Carola, attraverso l'ascolto, il mediatore "può aiutarci a comunicare, veicolando a coloro con il quale siamo in conflitto quei determinati significati che ci stanno a cuore"