Tu chiamale, se vuoi, Emozioni

/

Quando si chiede “come stai?”, nel primo colloquio individuale, durante un percorso di Ascolto e Mediazione, spesso, la risposta è un laconico “Bene, grazie”, però, accompagnato spesso da una smorfia, a metà strada tra la diffidenza e la sorpresa. La risposta a quella stessa domanda diventa, nel corso degli incontri successivi, più articolata e complessa, perché dà voce a sentimenti ed emozioni contrastanti, che accompagnano e attraversano la persona e che l’hanno condotta lì, alla mediazione.

Separazione e divorzio di coppie con figli adolescenti

/

Come vive l’adolescente la separazione dei genitori? Quali sono i disagi che vive? Dal momento che è sicuramente più logorante e deleterio per la sua salute psichica vivere in un contesto familiare all'apparenza unito ma molto conflittuale, rispetto al vivere in una famiglia con genitori separati che hanno raggiunto un buon grado di stabilità ed armonia, non è detto che la separazione dei genitori sia da considerarsi di per sé causa di disagio.  In questo post di Riflessioni si tenta di comprendere il punto di vista dei figli adolescenti, soffermandosi anche su quei segnali di disagio dell'adolescente che non sono da sottovalutare, ma anche sui comportamenti da non sopravvalutare, nonché sui fattori che possono determinare una maggiore o minore problematicità legata alla separazione coniugale.

La mediazione tra Eros e Thanatos durante la pandemia

/

Recuperando, non in termini interpretativi ma di mera suggestione, il conflitto tra Eros e Thanatos, di freudiana memoria, tentiamo qualche riflessione su alcuni dei fronti conflittuali attivati dalla pandemia in corso e sulle difficoltà e possibilità di una loro mediazione.

Il bisogno di ascolto e mediazione nell'era del Coronavirus

/

Di fronte ad un tale cambiamento epocale, anche per chi si occupa di gestione dei conflitti diventa urgente pensare alla duplice possibilità di un incremento considerevole della quantità, e forse della intensità, della conflittualità quotidiana e dell'emersione di un bisogno di ascolto e mediazione non identico a quello dell'era pre-Coronavirus. Verosimilmente, allora, anche per le implicazioni tecnologiche, gli stessi approcci metodologici dovrebbero essere efficacemente rapportati a questa nuova, per molti aspetti inquieta e inquietante - in quanto ignota e comunque destabilizzante - realtà.

La caccia alle streghe

/

In questi giorni difficili, nei quali sono state modificate le nostre abitudini quotidiane, ci è stato proibito il contatto umano, giorni nei quali l’unico modo per esternare il nostro disappunto, il nostro malessere, la nostra frustrazione, è l’utilizzo dei social, si osserva il ritorno prepotente del fenomeno della “Caccia alle streghe”. Ma chi sono queste streghe e chi sono i cacciatori?

Conflitti virtuali e conflitti virtuosi

/

Viviamo oramai da giorni in un’atmosfera surreale: da un lato, non possiamo abbracciarci ed avere contatti ravvicinati; dall’altro lato, siamo costretti a convivenze forzate “0-24” che mettono a dura prova anche i rapporti più consolidati e forti. Si sta insinuando, nei rapporti di tutti i giorni, già complicati, un nemico insidioso, perché invisibile, sul quale diventa difficile riversare la nostra rabbia, la nostra frustrazione e la nostra umana impotenza. E dunque la “valvola di sfogo” diventa il nostro PROSSIMO. Insomma siamo “animali sociali”, ma anche – e di più – “animali conflittuali”.

Riflessioni filosofiche: La mediazione dei conflitti e il concetto di applicazione.

/

La mediazione dei conflitti usa delle tecniche, ma non è una tecnica.

Infatti, in questo post di Maurizio D'Alessandro, prendendo le mosse da Hans Georg Gadamer, il pensatore che più ha contribuito al recupero di Aristotele nell’ermeneutica del Novecento, giunge ad affermare:

«Non si nega che la mediazione dei conflitti si avvalga di tecniche ripetibili, insegnabili e, dunque, trasmissibili, ma solo che essa usa delle tecniche senza essere essa stessa una tecnica. Il mediatore, perciò, è tenuto a tenere sempre in conto il singolo caso particolare che non va posto acriticamente sotto una categoria “tecnico-scientifica”, ma messo in relazione a più valori, massime dell’azione, norme etc. affinché il singolo caso stesso non risulti soffocato da una "proceduralizzazione” dell’agire che tenga in considerazione più i temi - quali: conflitto, sistema giudiziario, mediazione - che non i vissuti di colui il quale quel conflitto sta vivendo e che deve essere tutelato dal desiderio del mediatore di strumentalizzare conflitti e confliggenti per fini propri e che sono estranei allo spirito di neutralità, libertà di scelta, accoglienza del conflitto che dovrebbero caratterizzare queste forme di pratica».

Ma occorre leggere il post, per comprenderne i passaggi e rifletterci sopra.

Figli e mediazione familiare: è giusto coinvolgerli?

/

"Quale è il ruolo dei figli durante il conflitto tra i genitori?
I figli possono sembrare spettatori passivi rispetto alle discussioni che coinvolgono i genitori ma, la maggior parte delle volte, gli stessi vengono trascinati all’interno del conflitto e si trovano in una posizione molto
svantaggiata poiché lo subiscono e non possono avere “voce in capitolo” a riguardo.
Ecco perché appare evidente quanto sia importante il dialogo tra genitori e figli, in particolare modo quando la coppia si trovi ad affrontare un passaggio molto delicato quale quello della separazione.
E’ altrettanto evidente quanto questo risulti difficile, soprattutto in questa fase nella quale la coppia è prevalentemente impegnata a farsi la guerra e risulta, per la maggior parte delle volte, cieca nei confronti di quello che sarebbe bene per i figli."
Ci chiediamo, quindi, se sia giusto coinvolgerli, facendoli divenire parte attiva al percorso di mediazione familiare.

La mediazione familiare, tra obbligatorietà e dovere di informazione

/

Ancora oggi la stragrande maggioranza delle coppie, in contenzioso per una separazione o un divorzio, non conoscono la mediazione familiare e le poche che l'hanno sentita nominare, ne ignorano la natura, le finalità e le modalità di svolgimento. In questo gli avvocati non sono abbastanza d'aiuto. Del resto è un dovere per l’avvocato informare il cliente in tema di mediazione civile e commerciale, come lo è farlo per la possibilità di ricorrere alla negoziazione assistita, ma nulla è invece previsto per la mediazione familiare, se non nel caso in cui si sia raggiunto un accordo a seguito di negoziazione assistita. 

Quindi, più che all'obbligatorietà della mediazione familiare, occorrerebbe pensare all'obbligatorietà della somministrazione di un'informazione corretta ed esaustiva.

La violenza sui social e la mediazione dei conflitti: una proposta di Social Media Conflict Management

/

Come possiamo reagire alla tendenza crescente ad una comunicazione sempre più violenta sui social? Rispondiamo all’odio con un altro odio, che è frutto della paura e dell’angoscia suscitate dall'odio delle comunicazioni violente? Reagiamo con la violenza verbale alla violenza verbale? Demonizziamo chi, comunicando in modo violento, diffonde la violenza, finendo così anche noi con il contribuire alla demonizzazione altrui e alla legittimazione culturale della violenza? Oppure pensiamo alla de-escalation, cioè tentiamo di disinnescare le premesse della violenza, come, ad esempio, la de-umanizzazione dell'altro? Se la mediazione dei conflitti approdasse sui social (si potrebbe chiamarla Social Media Conflict Management), adempirebbe anche ad una funzione culturale: contribuirebbe a riabituarci a pensare (quindi anche a leggere e a ragionare) anche sui social.